pensieri ed immagini della mia vita

Io abito a Brisino un villaggio che d’inverno conta poco più di un centinaio di anime,c’è chi lo definisce isolato io lo chiamo intimo, godiamo di una posizione la cui vista abbraccia tutto il lago, siamo quassù appena sopra Stresa nonostante l’arrivo sporadico di qualche villeggiante mantiene armonia e pace perchè a Brisino non ci si và ci si capita. Qualche settimana fa mentre stavamo facendo una grigliata tra amici salta fuori che; nella vecchia stalla del nonno di uno dei miei soci aveva trovato buttate in un angolo una catasta di vecchie damigiane sotto diversi strati di polvere e sporcizia giacevano inutilizzate da almeno una cinquantina d’anni, una volta erano usate per conservare vino, olio e aceto.

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Quando proposi di dare una nuova vita a queste damigiane utilizzandole per fare birra sulle prime scatenò consensi, tanto che pensavo che mi prendessero per il culo, poi quando con calma gli spiegai dato che in passato avevo già fatto già sperimentato l’homebrewing con discreti risultati hanno cominciato a prendermi un pò più sul serio ma poi comunque l’aria goliardica e qualche grappino più in là il discorso era un pò caduto……fino a ieri quando per sfuggire alla noia di un’altra giornata grigia fredda e piovosa ci siamo messi all’opera per produrre una damigiana di birra!!!

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Ho rispolverato tutta la mia attrezzatura da homebrewer, che ho avuto al posto della liquidazione in una birreria in cui ho lavorato qualche anno fa, sono andato alla Bottega della Birra per comprare il malto, il luppolo e il lievito e già che ero la mi sono preso anche un paio di birre trappiste da bere con i miei aiutanti durante la preparazione. La parte più complicata di tutto questo colossale sbattimento è stata lavare e sterilizzare quella enorme boccia di vetro da 54 litri senza farla esplodere, ma con tanto sapone e tanta pazienza siamo riusciti a lavargli via decenni di inutilizzo riportandole alla loro lucentezza originale era come omaggiare una cultura rustica persa nelle pieghe del tempo scacciate dalla cultura moderna dove tutto va preso e consumato come se tutto avesse la scadenza come lo yogurt, questa boccia era solida fatta per essere funzionale soffiata da un unico blocco di vetro incandescente e ora era pronta ad una seconda vita. 

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Ora mancava solo l’acqua che abbiamo raccolto alla “fonte purissima”(si chiama proprio così) di Levo, un’altro paesello sopra le colline stresiane, era ora di cominciare a fare sul serio per questa birra ho scelto una bitter ale ad alta fermentazione venduta in barattoloni da 1,5 kg, molti homebrewer preferiscono il metodo cosidetto all grain, anche io vorrei cimentarmi in questa disciplina ma ho problemi di spazio quindi prediligo la produzione con i preparati che con i dovuti accorgimenti e con un pò di esperienza il prodotto finale è più che soddisfacente!! Il mio tocco personale a questa birra sono stati la sostituzione dello zucchero bianco con il miele di castagno che, oltre aiutare la fermentazione,andrà ad arricchire il corpo della birra e in bollitura ho aggiunto del luppolo in coni per darle più fragranza.

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Una volta pronto e raffreddato il mosto lo abbiamo messo nella sua nuova casa per le prossime 2 settimane e abbiamo aggiunto il lievito e quando è partita la fermentazione ci siamo rilassati e stappati una birra in attesa che la nostra sia pronta.

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Tra qualche mese, dopo l’imbottigliamento e la maturazione (e vi assicuro che ci sarà da lottare per riuscire a farla maturare) organizzeremo una bella festa io già mi immagino una bella porchetta che sfrigola su uno spiedo, amici assetati ed affamati tante risate un villaggio hobbit sulle colline che guardano il Lago Maggiore.

Ciao Jeff

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Ieri il mondo del metal ha subito una grande perdita, Jeff Hanneman chiatarrista storico degli Slayer si è spento in ospedale della California del sud. La notizia l’ho ricevuta ieri mattina via sms da un’amico, pensavo ad uno scerzo ma quando ho aperto facebook ed ho letto il comunicato della band mi ha preso un senso di tristezza, anche se non lo conoscevo personalmente conoscevo la sua musica che è stata la colonna sonora della mia giovinezza. Jeff degli Slayer era l’elemento più schivo sul palco non si dimenava come un pazzo o correva da una parte all’altra dello stage era statico lui faceva parlare il suo strumento con i suoi riff duri come il granito e assoli potenti e veloci come un treno, ha posto la firma nella composizione di capolavori come Raining Blood, South of heaven e la lista dei capolavori di cui Jeff era compositore è molto fornita!

Artista timido e poco incline alle luci della ribalta il suo stile e la sua musica ha influenzato le nuove generazioni di metallari, sono tantissime le band che tra le loro inflenze più importanti citano gli Slayer. Jeff ci ha lasciato un grande vuoto musicale ed umano.

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Mentre ieri mi ascoltavo in cuffia Decade of Aggression mi sono immerso dei loro concerti a cui ho partecipato, a quella selvaggia euforia che mi trascinava nel pogo sopprimendo ogni istinto di autoconservazione, mi ricordo quel Gods of Metal dove nell’esaltazione ho praticamente perso chiavi di casa, soldi, scarpe ed il biglietto per il giorno dopo………o quella volta che sono arrivato facendo stage diving fin sotto il palco dove lui e Tom Araya guardavano compiaciuti.

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Ora lo immagino là nel paradiso dei rocker a fare jam sessions con Dimebag Darrel, Cliff Burton, John Bonham e tutti quei grandi che hanno smesso di suonare quaggiù per cominciare a rockeggiare lassù! Comunque vada quaggiù rimarranno immortali perchè la loro arte oramai fa parte di noi e quando un ragazzino chiuso della sua stanzetta suonerà si suoi riff Jeff tornerà a vivere nella sua musica.

                                                                    

Ciao Jeff ci mancherai molto.

 
 

L’anno scorso avevo cominciato una serie di post mirati a raccontarvi la mia zona, il Verbano, attraverso luoghi personaggi e paesaggi. Oggi facciamo un piccolo giro attraverso i luoghi di ritrovo: le birrerie.

Unendo l’utile al dilettevole e senza alcuna volontà di fare alcuna pubblicità mi sono fatto un giro per i luoghi dove la mescita della “bionda” accompagna il chiacchericcio degli avventori ed alla fine ne è saltata fuori una mappa. Alcuni di questi locali fanno parte della storia delle città in cui sono nati sopravissuti ad una guerra alle mode ed al tempo altri più giovani si sono distinti per la qualità della birra e per la perizia nella spillatura. La mappa comunque è uno strumento in evoluzione sto valutando di aggiungere pub quindi tenetemi d’occhio!

 

Il Doi Suthep è una delle vette che incorniciano il profilo di Chiang Mai, interamente ricoperto da una verdissima e lussureggiante foresta con i suoi 1667 m imcombe coi il Doi Pui, la sua vetta gemella, sulla città. Una presenza non opressiva o minacciosa tutt’altro come un genitore affettuoso estende la sua ombra protettiva sui propri figli, meta per gli amanti del trekking e del birdwatching, immerso nel verde c’è quello che viene considerato uno dei reliquiari buddhisti più importanti della Thailandia il Wat Phra That Doi Suthep.

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La leggenda racconta che il Re Phaya Kue Na ricevuta la sacra reliquia di Lord Buddha decise di trovare un sito adatto per custodire la sacra effige, caricò le spoglie sul dorso di un elefante e si pregò lo spirito del Buddha di guidarli verso il posto più adatto. L’elefante si inoltrò su per la montagna dove si fermò una prima volta allora si pensò che la ricerca fosse giunta al termine ma l’elefante si rimise in cammino e cominciò a scalare la montagna e si fermò ancora ma questa volta l’elefante barriva e giarando in tondo questo fù considerato come un segno che il luogo fosse quello giusto, ma questa leggenda, come tutte le storie che si raccontano ai bambini, ha un’altra versione che dice l’elefante dopo aver segnalato il sito morì, ma se dovessi elencare tutte le versioni che mi sono fatto raccontare non mi basterebbe un post! Comunque una volta capito che il posto era benedetto dall’alto il re ordinò di scavare una buca che venne ricoperto da sassi sui quali sorse il tempio dal quale si gode una meravigliosa vista di Chiang Mai.

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Per arrivare al tempio bisogna inerpicarsi su una scalinata che si inoltra nel verde fino alla sommità della collina sul quale sorge il templio, la scalinata secondo la mappa turistica di Chiang Mai conta 200 gradini mentre la guida Lonely Planet ne conta 304, io ne ho conta 168 ma devo dire a mia discolpa che in matematica non sono un genio quindi se vi capita di visitare questo tempio provate anche voi a contarli e toglietemi questo dubbio amletico che tormenta le mie notti!! Ai lati della scalinata si sviluppano due Naga a sette teste in stucco i quali corpi sinuosi con le scaglie color smeraldo accompagnano i pellegrini all’ingresso, dove ad attenderli ci sono due statue che rappresentano un demone e un Singha posti a guardia del sacro sito sicchè i spiriti malvagi si tengano alla larga.

Il tempio è formato da un doppio chiostro all’interno delle mura esterne ci sono dei chedi minori e dei prang contenenti le ceneri di chi ha scelto quel luogo per il proprio riposo dopo la cremazione e mi sono stupito di quanti occidentali avessero scelto quel tempio come luogo per la propria tumulazione, il chiostro interno al quale si accede osservando la regola di togliersi le scarpe (non mi serve ricordarvi che il Wat è un luogo di culto quindi andateci vestiti adeguatamente) è il cuore del tempio al centro del cortile sorge uno stupa sotto il quale sono sepolte le reliquie.

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I muri interni sono affrescate finemente con episodi della vita del Buddha separati da statue che guardano verso lo stupa d’oro che sotto il sole di mezzogiorno risplendeva e illuminava tutto e tutti avvolgendo ogni cosa con un’aura di luce calda, il profumo dei fiori e degli incensi evocavano suggestioni mistiche, mi aggiravo tra i fedeli che venivano a porre le loro preghiere e vedevo serenità e profondo coinvolgimento nei volti dei pellegrini che camminavano intorno allo stupa con un fiore di loto, simbolo di purezza.

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Ai lati dello stupa ci sono due pagode che contengono varie statue del Buddha, all’interno ci sono monaci che al costo di una piccola offerta impongono una benedizione o ti ricaricano di energie positive i monili, i thailandesi un pò come tutti gli asiatici sono molto superstiziosi forse anche di più di noi italiani per esempio gli indovini e gli astrologi in Asia sono molto rispettati e a volte influenzano pure la vita politica, il segreto da custodire in questa parte di mondo è l’ora della nascita perchè un buon astrologo “potrebbe” fare un ‘oroscopo che “potrebbe” essere usato per influenzare la vita di una persona, lungi da me giudicare ma mi sono divertito a nel comprendere le piccole debolezze e le insicurezze siano simili ovunque!! Quante volte vi siete fatti condizionare dall’oroscopo che leggete la mattina distrattamente sul giornale o per gioco vi siete fatti leggere la mano dalla amica della nonna con poteri sovrannaturali? No? Eppure esistono realtà simili anche nel nostro bel paese.

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L’atmosfera che si respira in questo tempio è surreale, nonostante sia sempre affollato regna un rispettoso silenzio e regna un rispettoso silenzio e le poche parole che mi escono flebili in un soffio non vorrei disturbare, mi sono soffermato ad osservare attentamente la vita che mi scorreva intorno e a rubare un pò di scatti che in questo caso raccontano più di mille parole che potrei scrivere:

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Chiang Mai pur essendo la seconda città per grandezza della Thailandia non appare come un conglomerato confuso di cemento e acciaio dove tutto è reso nero dallo smog come Bangkok ha più l’aspetto di una mesta cittadina di provincia, con ritmi molto più blandi. la mia esplorazione della capitale del nord è partita dal Chiang Mai City Arts & Cultural Center  un museo importante per capire la genesi e le molte etnie che nei secoli si sono mescolate all’interno delle mura della città suddivisa in una quindicina di sale, dove stazioni multimediali, modellini e riproduzioni in alcune sale di abitazioni tipiche ti fanno entrare nella quotidianità della civiltà Lan na. La posizione al centro della città antica ne fa un’ottimo punto di partenza per l’esplorazione di Chiang Mai.

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Nella piazza in fronte al museo potrete ammirare il monumento dedicato ai tre re Lan na più importanti della storia ovvero Phaya Ngam Mueang, Phaya Mengrai e Phaya Khun Ramkhamhaeng e anche con il passare del tempo è diventato luogo di culto dove i locali pongono piccole offerte di incenso, fiori e piccole candele votive per invocare la protezione degli spiriti di questi grandi re.

Ogni lunedì da questa piazza si svolge il Sunday Walking Street che è un mercato colorato e affollatissimo che si estende fino alla Tha Pae Gate occupando per intero tutta la via Th Ratchadamnoen che per tutta la manifestazione rimangono chiuse al traffico. Ogni lunedì artigiani, orafi, tessitori, intagliatori di legno scendono dalle valli circostanti per esporre le loro merci, persino anche i templi che si trovano lungo il percorso della manifestazione rimangono aperti. Turisti e Thai si riversano nel più classico dello struscio tra bancarelle gastronomiche e articoli d’artigianato in un’atmosfera rilassata di festa rallegrata da svariati musicisti di strada a saltimbanchi, shopping a parte è interessante vivere questo evento con un occhio critico perchè tra i vari banchetti che propongono carabattole da pochi bath buoni per i turisti più sprovveduti e squattrinati si possono trovare dei veri propri affari e se non siete attirati dallo shopping sedeti a una delle tantissime bancarelle gastronomiche a gustarvi un pò di street food e osservate lo struscio è divertente uguale! La manifestazione ha raggiunto il decimo anno di attività ed è sempre più un punto fermo della vita cittadina.

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Nonostante Chiang Mai sia molto più piccola di Bangkok all’interno della città sono presenti un numero di poco inferiore della capitale quindi con un pò di pianificazione potrete visitare i siti principali in una giornata, ricordandovi che i templi sono luoghi di culto e come tali ci si deve comportare e vestire a modo, tra cui il Wat Phra Singh di sicuro il Wat più visitato di Chiang Mai considerato fulgido esempio di architettura Lan na, avendo avuto una lunga dominazione birmana molti templi avevano subito gli effetti inserendo elementi architettonici tipici dei templi birmani, un’altro templio che vale la visita è il Wat Chedi Luang anche se il chedi principale è parzialmente in rovina, la leggenda vuole che sia stato abbattuto da una cannonata del esercito di Re Taksin durante l’assedio per liberare Chiang Mai dall’invasore birmano, è stato successivamente restaurato da un preogetto finanziato dall’ UNESCO e dal governo giapponese.

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All’interno delle mura del Wat Chedi Luang ha sede anche l’università buddhista e c’è un angolo del giardino dedicato all’iniziativa del “Monk Chat” tutti i giorni dalle 13 alle 18 tranne i giorni di festa buddhista potrete colloquiare con i monaci per farvi spiegare le dottrine del Buddha, un’occasione imperdibile secondo me per addentrarsi tra i misteri del Buddhismo e comprendere un pò di più la ferrea vita monastica è un’occasione anche per i monaci ,che oltre ad esercitare la padronanza della lingua inglese, possono avere notizie da posti lontani e confrontarsi con punti di vista e culture differenti una esperienza di crescita comune. Un’esperienza molto interessante che consiglio! Poi magari tra un templio e un’altro potreste fare una sosta per un massaggio ai piedi o perchè no un massaggio tradizionale completo, presso la Chiang Mai Women’s prison c’è una Spa dove per un prezzo irrisorio potrete ricevere un massaggio tradizionale da una rude e nerboruta carcerata……scherzo la Spa del carcere fa parte di un progetto per il reinserimento delle detenute in procinto di essere rilasciate e i soldi che andiamo a spendere vanno a finanziare questo progetto di recupero sociale e poi devo dire che le ragazze sanno quello che fanno!!

Una volta calato il sole per cena dirigetevi al Night Bazar dove potrete soddisfare ogni desiderio culinario che il vostro piccolo cuore ingordo di sapori nuovi possa immaginare la varietà e la qualità e molto alta e c’è da dire che la cucina del nord è considerata più raffinata e con sapori molto più intensi di quella del sud.

In conclusione Chiang Mai merita la sua nome di rosa del nord è piccola come una bomboniera ed è facile da visitare, affascina e rapisce e anche se bastano un paio di giorni per visitarla tutta io ci sono rimasto per una settimana senza mai annoiarmi quindi quello che dico e di prendersi tutto il tempo che serve per viverla, per conoscere ed apprezzare Bangkok ci ho messo più tempo, Chiang Mai è molto più facile.

 

 

Sulla mia roadmap di viaggio al chilometro 700 e spiccioli a nord da Ayutthaya si trova Chiang Mai, la capitale del nord, anche se è la seconda città thailandese per grandezza e ben 45 volte più piccola di Bangkok ma possiede un fascino ed una vitalità forse superiore alla Capitale del sud. Sbarcato dal bus in una fredda e buia mattina di dicembre mi sono addentrato nella scoperta di questa nuova città.

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Fondata dal Re Phaya Mengrai nel 1296 dopo aver conquistato la vicina città stato di Lamphun ed in seguito alleandosi con la vicina Sukhothai intorno il XV secolo la città fortificata di Chiang Mai entrò a far parte del regno Lan Na Thai (regno thai dei milioni campi di riso) che estendeva i suoi domini fino alla città di Luang Prabang in Laos, questo fù anche il periodo in cui divenne importante centro culturale ma soprattutto religioso infatti ospitò l’ottavo sinodo buddhista della corrente Theravada. Tanta bellezza e tanta ricchezza rende sempre i vicini un pò invidiosi e cupidi……quindi i burmesi gli stessi burloni che avevano devastato Ayutthaya la assediarono e la conquistarono e se la tennero per 200 anni fino a che i Thai guidati da Phaya Taksin la riconquistarono nel 1775 e la elevarono allo stato di mueang ossia città stato con a capo un vicerè. Chiang Mai conobbe una seconda giovinezza e divenne un vivace centro commerciale nel quale confluivano merci e genti da Cina, Burma, persino la Compagnia delle Indie Orientali aveva i suoi affari.

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Pur mantenendo la più totale indipendenza Chiang Mai era legata alla capitale del sud da un’alleanza fortissima che prevedeva il mutuo soccorso in caso di una nuova campagna da parte dei burmesi e per assicurarsi che i patti fossero rispettati i membri della famiglia reale erano stati inseriti a corte a servizio della famiglia reale di Bangkok una situazione insomma comoda per entrambe le parti. Una tappa fondamentale nella unificazione del paese fù il matrimonio tra la sorella del l’ultimo vicerè Lan na ed il re Thai, le due anime del Siam si sarebbero unificate il giorno della morte del vicerè. Nel 1927 Re Rama VII e la Regina Rambaibani entrarono in città in testa ad un drappello di 84 elefanti si celebrò finalmente questa unione e successivamente nel 1933 finalmente Chiang Mai divenne una provincia del Siam.

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Questa è a grandi linee la storia della “Rosa del Nord” che si è trasformata da centro commerciale a polo turistico che attira ogni anno migliaia di turisti che si lasciano affascinare dallo stile di vita tranquillo delle genti del nord.

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Il Liebster Blog Award non è un vero è proprio concorso perchè non c’è un reale premio finale se non la possibilità di far conoscere il proprio blog attraverso il passaparola nel web. Una specie di CATENA DI SANT’ANTONIO dei BLOGGER “di nicchia” (per non dire amatoriali…), come il mio infatti! Vengono nominati tutti quei blog con un numero di follower inferiore ai 200  e una volta  ottenuta la nomination si deve pubblicare un nuovo post seguendo 6 differenti fasi:

1: Ringraziare i blog che ti hanno nominato e assegnato il premio;
2: Rispondere alle undici domande richieste dal blog(er) che ti ha nominato/a;
3: Scrivere 11 cose che parlano di te;
4: Premiare a tua volta 11 blog con meno di 200 follower;
5: Formulare le tue 11 domande per il/la BLOGGER che nominerai;
6: Informare i blogger del premio assegnato.

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Fase 1:

Comincio col ringraziare Francesca, mi fa piacere sapere che ritieni il mio piccolo spazio riscuote consensi! quindi vorrei estendere i miei ringraziamenti a tutti coloro che sono passati per la mia pagina!!!

GRAZIE!!!!

Fase 2:

Adesso rispondiamo alle domande che Francesca ha scritto per me:

1)Il paese più bello che hai visitato?

Tutti i paesi che ho visitato mi hanno tutti meravigliato ed ispirato in maniera diversa ed è complicato sceglierne uno, ma se devo scegliere quello che mi ha acceso il cuore e infervorato la mia fantasia mi viene solo da dire………Jamaica!!

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2)Un  ricordo che ti fa sorridere?

Quella volta che sono andato di nascosto ad un concerto metal a Milano pensando di poter rientrare senza che nessuno sospettasse della mia fuga, senza fare i conti con lo sciopero dei treni……non mi dilungo ma vi dico solo che sono stato in stazione centrale un paio di giorni allo stato brado……e non aggiungo altro ;-)

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3)La parola/aggettivo che più odi?

Trendy/fashion

4)Il libro più bello che hai letto?

Questa è dura……non lo so, amo tutti i libri che ho letto hanno contribuito a creare quello che sono oggi.

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5)Ultimo BEL film visto?

Lo Hobbit era stato annunciato dopo il successo della trilogia del Signore degli Anelli e da allora l’ho aspettato con trepidazione!

6)Di cosa ti vergogni?

Ultimamente di essere Italiano

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7)Di cosa vai fiero?

di essere Italiano

8)Piatto preferito?

Quello che chiedo alla mamma quando torno da un lungo viaggio……spaghetti al sugo!

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9)Se potessi cambiare UNA cosa di te, quale?

Andrei all’università……

10) La canzone che ti emoziona?

Learning to fly – Pink Floyd

11) Il prossimo viaggio?

Questo è un segreto non voglio anticipare niente.

Fase 3:

Goloso, curioso, sognatore, tifoso, gemelli ascendente sagittario, stresiano, viaggiatore, solitario, cuoco, casinista, rompiballe!!

Fase 4:

Ed ecco le mie nominations!

Fase 5:

Passiamo alle mie domande per i blogger!!

  1. Quale motivo ti ha spinto a scrivere un blog?
  2. Sogni a colori o in bianco e nero?
  3. Il disco o il cantante che ti ha più influenzato?
  4. Lo scrittore che più ti ha influenzato?
  5. Vino o birra?
  6. Se potessi esprimere un solo desiderio cosa chiederesti’?
  7. Quale personaggio dei cartoni animati vorresti essere?
  8. Tre libri che tieni sul comodino?
  9. Tre libri che porteresti in viaggio?
  10. Un posto nel mondo dove ti piacerebbe vivere?
  11. Un posto nel mondo dove ti andresti a nascondere?

Fase 6:

Adesso tocca a te, continua la catena!!!!

Nonostante l’aspetto dimesso di una cittadina provinciale immersa nella campagna, Ayutthaya è stata per oltre 400 anni ed è una meta importante per chi abbia voglia di addentrarsi nella cultura asiatica. Posizionata al centro di un’isola formatasi dalla congiunzione di tre fiumi il Chao Phraya, il fiume Lop Buri ed il fiume Pa Sak, le attribuirono il titolo di città inassediabile attirando a se commercianti da Giappone, Cina, Francia, Olanda e Portogallo. Verso il XVII secolo Ayutthaya era una vera e propria perla asiatica fascinosa e culla di cultura estendeva il suo dominio nel Laos in Cambogia ed in parte del Myammar. Ma la storia ebbe un tragico epilogo nel 1767 quando dopo diversi conflitti i burmesi arrivarono alle porte della città la cinsero lungamente d’assedio fino ad aprirsi una breccia con l’invasione ci furoni saccheggiamenti e numerosi templi furono dati alle fiamme la famiglia reale fu catturata e trucidata, molti tesori andarono persi. In seguito i burmesi abbandonarono la campagna rinunciando l’annessione di Ayutthaya ai loro domini.  Dopo la distruzione della città, il generale Taksin riunì la gente di tutti i territori e migrò con quello che rimaneva dell’esercito verso sud si stabilirono nei pressi di un piccolo villaggio di pescatori chiamato Thonburi dove porsero il primo mattone di quella che oggi noi conosciamo come Bangkok.

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Nel 1981 durante il 15mo meeting del UNESCO a Cartagine fù inclusa nella lista dei patrimoni dell’umanità, nonostante la sua importanza storica e culturale Ayutthaya è lontana dall’essere definita una città turistica vive una fase di passaggio tra la vita agreste a quella industriale ma lo stile di vita è tipicamente thai. Meta delle escursioni dalla vicina Bangkok Ayutthaya non offre tante attrattive, oltre gli antichi templi, io mi sono limitato ad esplorare le principali templi nel cuore della città il Wat Mahathat ed il Wat Ratchaburana.

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Come nella più famosa Angkor (di cui parlerò più avanti) i templi di Ayutthaya sono una rappresentazione della cosmologia Hindu-Buddhista secondo la quale l’universo era formato da elementi orizzantali e verticali, dove gli elementi orizzontali rappresentano inferno, terra e paradiso. L’elemento verticale principale è il prang che rapresenta il monte Meru casa di Brahma e delle divinità importanti attorno al quale luna e sole compiono le loro rotazioni, mentre i chedi minori e le pagode vanno a rappresentare picchi e mari che circondano il picco principale.

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Aggirandomi per queste rovine mi sono lasciato andare a viaggi fantasiosi cercando di ricostruire lo sfarzo di queste rovine, chissà quali mistici segreti erano conservati in questi templi, quanta sapienza è andata persa con l’invasione burmese. Ma queste pietre sono cariche di storia che se potessimo sentirle di sicuro potremo rimanere ancora meravigliati come bambini che ascoltano una favola.

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Una sosta di due o tre giorni è più che sufficiente per visitare questa città provinciale che è stata il cuore di un’impero prospero, lasciatevi incantare durante una crociera intorno alla città al tramonto o andate a cenare con i Wat illuminati sullo sfondo, Ayutthaya saprà affascinarvi!

Lasciate alle spalle le belle sensazioni dei festeggiamenti del Loi Krathon era giunto il momento di ributtare le mie cose nello zaino e rimettermi in strada destinazione Ayutthaya. La mia tabella di marcia mi avrebbe condotto all’antica capitale siamese in treno. Quando ero piccolo adoravo i treni, ricordo che letteralmente costringevo mio padre a portarmi a vederli passare in stazione, sono stati anche i veicoli che, durante l’adolescenza, usavo più spesso per andare a scoprire il mondo, ricordo che partii per la naja in una fredda mattina di settembre o qualche anno più in là la sera che un treno portò via un mio amore lontano dal mio cuore e lontano dalla mia vita, quanti ricordi……il treno, in questa era moderna, dove tutto deve essere veloce, dove il viaggio è visto come andare da un’ipotetico punto A ad una destinazione B, rimane il modo di viaggiare più romantico, seduti al finestrino a osservare il mondo, un micrcosmo di sentimenti, sogni e speranze che corre sbuffando nel tempo e nello spazio. Riflettevo su queste idee mentre mi avvicinavo alla stazione di Hua Lampong dove una  trasandata vetturina mi apettava per portarmi all’antica capitale.

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C’è sempre un’alone malinconico in chi viaggia in treno, chi dorme, chi con lo sguardo perso fuori dal finestrino si perde nei suoi pensieri, mercanti che caricano le loro mercanzie e viaggiatori distratti che affondano il naso nei loro giornali e la vecchia vetturina di terza classe trasandata con le sue panche di legno scomode e i ventilatori attaccati al soffitto che ti spingono l’aria calda umida addosso, avrei potuto scegliermi un treno più comodo e magari con l’aria condizionata,ma i treni per turisti hanno poca personalità, mentre questa vecchia vetturina a motore trasudava storia, chissà quante speranze hanno viaggiato su quelle panche!!

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Contro ogni aspettativa il treno ha lasciato la stazione in perfetto orario, la vettura tossiva e tremava e attraversava il grigiume di Bangkok con il suo traffico, la sua puzza e man a mano che si allontanava dal cuore della city gli spazi si facevano più grandi e sprazzi di verde cominciavano ad apparire, dai modernissimi e trendy grattacieli del centro attraverso la zona borghese per poi uscire dalla città dagli slum più poveri con le baracche fatiscenti, vite che ti scorrono davanti agli occhi cambiando scena e forma. Allora è successa qualcosa di strano, il vagone è diventato il mio salotto, il finestrino la mia tv e con il mio telecomando immaginario facevo zapping tra tutte le storie ed i scenari.

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Poi finalmente tutto cambia e ci tuffiamo in una verde campagna a perdita d’occhio, l’aria si era fatta fresca e carica dell’odore della terra, un’universo lontano dal rumoroso caos cittadino dove tutto si consuma correndo dietro ad un modello folle di vita, la campagna misura il tempo in stagioni c’è tempo per tutto e tutto ha il suo tempo. La vetturina sfreccia brontolando come una pentola di fagioli attraverso campi dove i contadini alzano lo sguardo dalle loro fatiche per salutare il nostro passaggio prima di rituffarsi nelle loro incombenze mentre sulle risaie aironi passeggiano pigri nelle risaie e spiccano il volo al nostro passaggio disturbati nella loro paziente caccia per procurarsi un pasto.

Ad ogni fermata scendevano e salivano nuovi passeggeri con i loro bagagli, contadini e mercanti caricavano merci e verdure da rivendere al mercato del paese successivo, tutti diversi ma allo stesso tempo uguali, tutti comunque con una valigia piena della loro vita ed una invisibile più piccola nascosta fatta di sogni e speranze e via così fino a quando è arrivata la mia di fermata dove una volta sceso ho dato un’ultimo sguardo a quella vecchia e sgangherata vetturina che sbuffando e brontolando proseguiva la sua corsa verso la stazione successiva portando con se tutti i miei pensieri.

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Eccomi di nuovo in Asia, non ho potuto resistere alla voglia di tornarci, di nuovo Thailandia di nuovo Bangkok, troppe erano le cose ed i luoghi che ancora dovevo visitare mi sono lasciato ancora affascinare dai sorrisi e dalla cordialità della gente. Come dicevo prima di nuovo a  Bangkok come punto di partenza per un tour che mi porterà ad attraversare confini, navigare tra giungle e valli del grande Mekong per approdare alla città sacra di Luang Prabang e proseguire verso il mare in Cambogia. Quest’anno mi sono portato un compagno di viaggio speciale ovvero Tiziano Terzani, che ho scoperto grazie ad un’amica che mi aveva consigliato di leggere i suoi libri e l’idea di portarlo in effetti mi è venuta leggendo “Un indovino mi disse” nel quale racconta che durante i suoi viaggi portava con se un libro di qualche esploratore del passato personaggi mitici, avventurieri che andavano armati di coraggio e voglia di scoprire un mondo che era nuovo e misterioso, un omaggio a questi pionieri che hanno aperto nuovi sentieri che potranno tornare in vita ed affascinarci con le loro storie.

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Di nuovo Bangkok, quindi, ne ho parlato già abbondantemente nei miei post precedenti della “città degli angeli” una città dai mille contrasti dove l’ipermoderno si fonde con l’antico, una giungla di cemento che provoca in chi la visita un sentimento di odio ed amore che ti stordisce con il caos del traffico, i cui odori ti rimangono addosso come una seconda pelle. Sono arrivato in una città impegnata nei preparativi per il Loi Krathong festival che cadeva proprio in quei giorni, questa importante festa nel calendario thailandese che si svolge nel primo giorno di luna piena del mese di novembre ed è sentitissima, nei miei viaggi precedenti non avevo mai avuto la possibilità di viverla. Quest’anno con l’aiuto di Toom, un amico thai, che ho conosciuto grazie al sito di Couchsurfing, mi sono calato nell’atmosfera di festa. La prima notte di pleniluio coincide con la fine della stagione delle pioggie si omaggia lo spirito della dea Pra Mae Khongkha che abita il fiume Chao Phraya per l’acqua e le ricchezze che l’uomo sottrae per il suo sostentamento con una piccola offerta di fiori ed incenso montati su un krathon, per poi essere lasciato sul fiume nei khlong e nei laghetti dei parchi, invocando buona sorte e felicità per tutto l’anno.

Vista la velocità in cui mi ero calato nell’aria di festa Toom, il mio amico, non si è fatto pregare quindi mi ha messo sotto con i preparativi, sempre tramite Couchsurfing lui e degli amici avevano programmato un’evento nel quale i partecipanti avrebbero costruito la loro offerta ed io mi sono ritrovato a fare da bassa manovalanza per i preparativi,troppo facile comprare un’offerta pre-confezionata per ingraziarmi lo spirito avrei dovuto fare qualcosa di un pò più personale. Quindi armato di pazienza sono andato al mercato dei fiori con Toom ed una sua amica per comprare quello che serviva per la costruzione dei Krathon, mi sono ritrovato in mezzo una bolgia confusa dove l’intenso profumo delle migliaia di tipi di fiori riusciva a coprire l’opprimente odore di gas di scarico che riempe l’aria di Bangkok. Mentre gli altri si occupavano degli acquisti io mi occupavo del trasporto, mi sono scarrozzato una quintalata di fiori freschi per tutta la città,ma la fatica ne è valsa la pena. Il giorno della festa ci siamo ritrovati attorno ad un tavolone viaggiatori e thailandesi a lavorare per costruire Krathon tutti insieme in un’atmosfera rilassata,io per imparare meglio mi sono messo in mezzo a due pazientissime maestre che mi hanno mostrato la tecnica e mi hanno esortato ad impegnarmi perchè più l’offerta era ben fatta tanta più fortuna ne sarebbe comunque poi venuta.

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Il bello di questa giornata fondamentalmente è lo stare insieme e mentre le mani si tengono occupate ci si scambia chiacchere un pò come una simpatica e variegata crocchia di comari che lavorano a maglia, e tra una chiaccherata e l’altra senza accorgermene avevo già completato quattro krathon riscuotendo tra l’altro i complimenti delle mie insegnanti, per una volta non mi sono sentito dire il classico “il ragazzo è bravo ma non si applica”, ho riscosso i complimenti di Toom che mi ha liquidato con un niente male per la prima volta e alla fine ho risposto con molto distacco che avrei potuto fare di meglio ma non volevo umiliare le mie insegnanti dato che sono un genio……naturalmente questo mio attimo di alta autostima ha provocato l’ilarità……ed è stata un’ottima scusa per non applicarmi! Mi sono dedicato un pò alle public relation il gruppetto con il trascorrere della giornata era notevolmente cresciuto e l’atmosfera era veramente allegra e tutti davano il meglio di loro per costruire le loro offerte.

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Quando finalmente il sole è calato e la luna è sorta il mio variopinto e allegro gruppo si è mosso verso il parco per finalmente rilasciare nei laghetti il frutto delle nostre fatiche. Mi sono sorpreso, arrivati a destinazione, nel vedere il parco gremito di gente, ogni laghetto era letteralmente tappezzato di piccole luci che tremolanti sulle acque sembravano un piccolo cosmo mentre il cielo grigio monotono di Bangkok era illuminato dalla danza leggiadra delle migliaia di lanterne volanti, quando poi ho rilasciato il mio Krathon il mio pensiero è volato a casa alla mia famiglia e ad amico che troppo presto ha lasciato questo mondo con la speranza che da lassù abbia apprezzato, ho osservato il mio piccolo krathon allontanarsi nei flutti e in una qualche maniera mi sono sentito più leggero, forse lo spirito della dea aveva apprezzato il mio sforzo.

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