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Appunti di viaggio: Vita da spiaggia e tipi da spiaggia.

Le giornate di Liw-Liwa passano come in una canzone dei Beach boys tra onde, sole e sabbia. In mare piccoli gruppi di surfisti seduti sulle loro tavole chiaccherano distrattamente mentre i loro sguardi inquieti scrutano i moti ondosi speranzosi di scorgere un’onda per celebrare quella comunione tra anima e mare mentre sul bagnasciuga le ragazze scoccavano i loro sorrisi più civettuoli ai ragazzi che si mettevano in mostra sfoderando tutte le loro abilità nella disciplina dello Skimboarding che consiste nel correre dal bagnasciuga verso l’onda di risacca che si forma a riva con la tavola gettarla in acqua e saltarci sopra per sfruttare l’onda come un vero e proprio tranpolino.

#soleemare, #surf, #pinoy, #amoviaggiare DSCN0657

#amoviaggiare, #surf, #wave

Tra tutti i ragazzi che vedevo sfrecciare verso l’acqua tavola in mano ce n’era uno che si produceva in evoluzioni che mi lasciavano sbalordito, la mia esperienza fantozziana di qualche giorno prima me lo faceva anche un pò invidiare, leggero come una farfalla si librava tra un’onda e l’altra. Quando chiesi alle mie compagne di viaggio se conoscevano quel “fenomeno” mi risposero che era Manoy il campione filippino di skimboarding che era appena tornato da dagli States dove aveva partecipato a delle gare e a degli eventi organizzati dal suo sponsor la Exile, ma lo zoccolo duro del suo tifo e maggiore sponsor del surfer rimaneva Liw-Liwa che porta orgogliosamente tatuata su un braccio. A Liw-Liwa non c’è nightlife, non ci sono fireshow o beach party si surfa fino a quando c’è luce la sera e si gode del bello che il mare ci offre sempre con lo sguardo perso a cercare la prossima onda che permetta a questi spiriti inquieti di librarsi sulla cresta dell’onda.

 

 

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Orti, leggende e homebrewing .

La primavera quest’anno sul lago è esplosa lesta, dopo un’inverno mite e molto piovoso, il grigiore abbandona i boschi per lasciare il posto a mille tonalità di verde l’aria si carica di profumi i prati si ricoprono di primule e pruni, peschi e ciliegi si ammantano di rosa pallido e rallegrano il cuore.

#primavera #mondoteo #LagoMaggiore #flower #primvera #LagoMaggiore

Come avevo già scritto nel finale del mio penultimo post la cantina piange ed è ora di scrollarsi di dosso la pigrizia e cimentarsi nella produzione, la prima cotta da 30 litri che ho scelto di produrre è una blanche in stile Bruxelles, l’anno scorso avevo prediletto birre scure dal carattere forte ma poco adatte alla calura estiva e soprattutto troppo generose per accompagnare le pietanze più leggere. Quindi una volta controllata e pulita l’attrezzatura e procuratami la materia prima sono andato a recuperare l’ingrediente principale ovvero l’acqua, così una mattina di buon ora caricate le taniche mi sono diretto alla Strula la fonte di Levo che si trova all’uscita del paese prima di immettersi sulla strada panoramica che si collega alla strada che porta a Gignese ed al Mottarone.

#mondoteo #water #LagoMaggiore

Dalla fonte si gode anche di una vista sul lago emozionante, mentre la tanica si riempiva mi sono acceso una sigaretta e ho incominciato a spaziare lo sguardo per quel panorama che conosco come le mie tasche ma che riesce comunque a emozionarmi come se fosse sempre la prima volta. Mentre sulle rive del lago ci si prepara ad accogliere stormi di turisti i grandi alberghi aprono i battenti e le corse dei battelli aumentano e i ritmi si fanno man mano più frenetici sulle colline si puliscono gli orti e si preparano le semine e i ritmi sono quelli imposti dal naturale evolversi delle stagioni.

#LagoMaggiore #Levo #orti

Rimanendo in questo quadretto bucolico c’è una vecchissima leggenda su Levo, una di quelle storie che i nonni raccontavano ai bimbi nelle lunghe serate invernali davanti al camino prima di mandarli a dormire e che oramai in pochi ricordano e che riporto come l’hanno raccontata a me……

Lungo la panoramica che collega Levo a Gignese si incontra una località chiamata Gatèe (tradotto dal dialetto significa più o meno luogo abitato dai gatti) si narra che in uno dei punti panoramici nei pressi di Levo Iddio abbia mandato un’invasione di gatti come flagello per punire i paesani che si erano resi colpevoli di peccati gravissimi. Il branco demoniaco uccideva per piacere e per nutrirsi ogni giorno più polli, conigli e agnellini che potevano. E come succede nei momenti bui la gente, danneggiata e soprattutto impaurita dalla ferocia da quella orda gattesca, ritrovò la fede assopita da anni di abbondanza e si rivolse al parroco per invocare l’aiuto divino per terminare quello che appariva un vero e proprio stermino e ridonare pace al paese. Il parroco che era considerato un sant’uomo a quel punto salì sul campanile che dominava la zona infestata e lanciò una sequela di esorcismi su quei gatti diabolici che stavano seminando miseria, questi colpiti dalla maledizione si riversarono fuori dal paese in un terreno elevato condannati a guardare perennemente il lago. Là senza acqua e nutrimento la torma felina perì liberando finalmente il paese che festeggiò cantando lodi al signore. Ancora oggi quella zona si chiama Gatèe e a quanto pare i gattini di paese non hanno il coraggio di avventurarcisi.

#Levo #LagoMaggiore #primavera #campanili

Raccolta l’acqua e ritornato nel mio laboratorio (la mia cucina) mi sono messo a brassare, come avevo detto prima la prima cotta dell’anno è una blanche ma come al mio solito mi sono dato alla sperimentazione, aggiungendo miele di agrumi e zenzero fresco sperando di non aver esagerato, comunque non penso che andrà sprecata anche perchè questa cotta è per innaffiare le libagioni che riempiranno la mia tavola nel giorno del mio compleanno a metà giugno!!  

Appunti di viaggio: Walkaboutitalia……l’impresa di Darinka

Oggi cari amici torno a parlare del mio argomento preferito ovvero i viaggi, non per pubblicare una pagina del mio diario  di viaggio, per quello c’è sempre tempo, ma volevo presentarvi Darinka. Fotografa, blogger, videomaker e viaggiatrice instancabile, un’artista a tutto tondo figlia di Stresa città dove entrambi siamo cresciuti. Il suo cammino per il mondo è cominciato subito dopo il Diploma quando ha messo la sua macchina fotografica in una valigia piena di vestiti e sogni e con in mano un biglietto di sola andata per Londra dove conseguì con successo una laurea in arti fotografiche alla University of Westminster. Da allora Darinka ha viaggiato e vissuto avventure in quasi tutti i continenti emersi mantenedosi facendo i lavori più disparati dall’insegnante d’inglese in Laos alla barista nelle miniere australiane fino a quando i suoi passi la hanno riportata qua sul Lago.

Darinka Montico

Una ragazza forte e indipendente come gli anglosassoni amano dire “selfmade” capace di affascinare con i racconti delle sue avventure, spesso mi sono ritrovato a condividere con lei idee e progetti così sono venuto a sapere di Walkabout il nuovo progetto che presto porterà Darinka a percorrere lo stivale da sud a nord a piedi.

Cos’è il “walkabout”? In poche parole è un viaggio spirituale che gli aborigeni australiani compiono nel outback alla ricerca delle loro radici ancestrali. L’intenzione di Darinka è di fare un viaggio a piedi per l’Italia per riscoprire le sue radici per raccogliere i sogni di un paese che sta vivendo una crisi generale di valori. Viaggiando a piedi senza nessun mezzo sostenendosi con quella meravigliosa arte, tutta italica, dell’arrangiarsi che ha praticato per il mondo, come se tutti i km  macinati in questi anni fossero serviti a prepararla a questo viaggio. Questo suo nuovo progetto mi è piaciuto ha acceso subito il mio interesse ed ho seguito l’evolversi dell’ organizzazione con molto interesse dalla nascita del sito web alla creazione della scatola alla quale la gente che Darinka incontrerà sulla sua strada racconterà i propri sogni. Da questo mio interesse ne nata un’intervista che spero vi aiuti a conoscere ed appassionarvi a questo viaggio dal sapore d’impresa, poi chissà magari un giorno magari la vedrete sbucare da dietro un’angolo della vostra via con la sua scatola porta sogni.

Walkaboutitala

1) Raccontami la genesi di quest’impresa, quando ti è venuta l’idea di questo viaggio?

L’idea mi è venuta mentre stavo viaggiando con il mio zaino per il Laos, stavo leggendo “l’armata perduta” di Valerio Massimo Manfredi e mi sono lasciata affascinare da questo viaggio incredibile a piedi fatto da questa armata ed ho pensato, senza propositi bellici, che sarebbe stato bello fare un simile viaggio. Era il 2009 ed era appena successo il terremoto in Abruzzo quindi avevo pensato di fare questo viaggio in Italia per magari raccogliere fondi da mandare per aiutare le popolazioni colpite da quella tragedia. Alla fine comunque dovetti accantonare questo progetto perchè era logisticamente difficile organizzare il tutto dal Laos. Però comunque l’idea è rimasta a maturare, perchè dopo tanto viaggiare per il mondo mi sono resa conto che non conoscevo affatto il mio paese e dopo cinque anni dove ho fatto diverse cose sono tornata in Europa e non avendo niente da fare ho dato corpo a quella che era stata solo un’idea nella mia testa.

 

2) Cosa ti aspetti da questo viaggio,cosa porti ingiro di tuo alla riscoperta dell’Italia?

Più che aspettative ho la speranza di trovare ancora gente solidale, con una mentalità aperta anche perchè comunque il concetto del viaggio è fare tutto senza soldi quindi dovrò trovare persone disposte ad ospitarmi per la notte ed ad offrirmi un piatto di pasta. Da parte mia posso offrire la mia esperienza, nella mia permanenza in Asia ho anche imparato a fare massaggi insomma ho un pò di freccie peril mio arco. L’idea è anche quella di raccogliere i sogni delle persone che incontro come se fossi al ristorante cinese e dopo cena apri il “fortune cookie” con su scritto il tuo destino quindi vorrei che chi incontro mi donasse i suoi sogni specialmente ora in questo periodo in cui la gente ha accantonato i propri e magari chessò dare una ventata di positività un pò come nella “Storia Infinita” dove il protagonista combatte con il nulla, l’assenza di sogni e fantasia, io vorrei far accantonare i valori vuoti e superficiali con i quali siamo bombardati costantemente e fare riscoprire quel mondo onirico che rischia di essere cancellato.

 

3) Un viaggio nell’Italia più ruspante e campagnola….

Si più o meno la vedo anche come una ricerca antropologica sulla società moderna fuori dai soliti canoni famiglia, casa e lavoro per vedere se hanno comunque ancor sogni loro o sono rimasti quelli imposti dalla società. Poi sicuramente non sarà che tutti i sogni che collezionerò siano belli e positivi ma comunque dovrò mantenere un’atteggiamento neutrale e distaccato.

 

4) Da Palermo a Baveno a piedi questo viggio ha il sapore di una vera e propria impresa,ha il gusto di un racconto di Hermann Hesse, vedere l’Italia cambiare da campanile a campanile…..

Esatto toccherò qualche città ma non ho niente di programmato, l’unica cosa sicura per adesso è il biglietto per Palermo da lì in poi ci sono campagne paesini e panorami sconosciuti……un sacco da scoprire.

 

5) Cosa stai leggendo per prepararti al viaggio?

Siddartha poi altre fonti d’ispirazione sicuramente Tiziano Terzani che in uno dei suoi libri racconta che in India ad un certo punto della vita un uomo si distacca dalla sua vita abbandona tutto per dedicarsi ad un viaggio spirituale quindi ti spogli dal ruolo che la società ti ha cucito addosso  abbandoni il samsara per la retta via per prendere il nome Anam che vuol dire appunto senza nome. Sarebbe bellissimo se si praticasse anche qua che la gente comunque riconoscesse quello che sto facendo.

 

6)Dopo tanto viaggiare per il mondo,l’Italia non ti sembra che tutti i viaggi che hai fatto siano stati la palestra per questo?

Speriamo,io non dico che sono pronta lo faccio perchè amo viaggiare sin da quando ero bambina mi davi uno zaino e mi dicevano vai ero super felice, adesso farlo in Italia dopo tanto tempo che non ci ho vissuto mi sento un pò come dire straniera come mi sentivo straniera quando ero ingiro per il mondo quindi ho la possibilità di scoprire cose incredibili ma con il vantaggio che non c’è la barriera linguistica.

 

7) quanto tempo ti dai per fare tutta quella strada?

Non ho grandissimi limiti di tempo ma siccome non mi porto la tenda e ho solo un sacco a pelo spero di farcela per metà settembre.

 

8) Di tutti i sogni che raccoglierai che farai? Pubblicherai i migliori sul tuo blog che idee hai a riguardo? Anche perchè chi ti seguirà vorrà anche curiosare tra le speranze altrui………oppure aspettiamo la fine del viaggio per avere una visione più ampia dei sogni che hai raccolto?

La cosa bella di fare tutto camminando è che camminando ho il tempo per pensarci ed ancora non sono certa di quello che volevo farci, vorrei fare un’installazione cioè riempire una stanza piena di scatole contenenti i sogni dove la gente entra e pesca i sogni e se li legge ma ho un sacco di idee a riguardo anche perchè voglio che i sogni rimangano anonimi oppure potrei pubblicare sul mio sito quello che quella settimana mi è piaciuto di più……oppure potrei fotografarli uno ad uno e creare un’archivio e poi scegliere un posto simbolico dove bruciarli per liberarli che può essere l’Etna in Sicilia poi comunque si vedrà non ho ancora ben chiaro ora cosa voglio fare di quello che scoprirò strada facendo.

 

9) In conclusione dacci un buon motivo per seguire questa tua avventura….

Io sto seguendo il mio sogno e penso che possa essere magari d’ispirazione per avere il coraggio a seguire i propri e poi comunque potrebbe essere divertente scoprire quello che mi succede strada facendo.

 

darinka

 

Ora spero che la mia simpatica concittadina abbia suscitato il vostro interesse cari amici, e se c’è qualcuno che desidera o vuole supportare il viaggio di Darinka e magari confidarle il vostro sogno vi lascio qua a seguire i link per seguire la sua nuova avventura

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 e naturalmente la potete seguire sulla pagina facebook 

Io non posso augurarle che un grosso in bocca al lupo e naturalmente ci rivedremo al suo ritorno per farci un’altra bella chiaccherata!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Homebrewing: il risveglio del birraio.

Ritorniamo a parlare di birra finalmente!!! Prima di tirare fuori l’attrezzatura e ricominciare a brassare voglio fare un paio di riflessioni e tirare il bilancio di questo primo anno di homebrewing. Le birre che ho brassato l’anno passato erano tutte come dire “sperimentali”, era tanto tempo che non brassavo e quando ho ricominciato volevo che le mie nuove produzioni fossero migliori delle mie prime cotte fatte da giovinastro, che per quanto genuine e ruspanti avevano poca personalità e dio…… facevano scoreggiare di brutto!!! Il che le rendeva ottime per serate ignoranti di fantozziana ispirazione. Quindi scoraggiato dai miei stessi scarsi risultati ho accantonato un pò la pratica per tantissima grammatica finchè mi fosse tornata l’ispirazione che arrivò, come per ironia, in una grigliatozza ignorantissima. Da qua nacqero la Brisino, la Urchitt e la Fiòca che alla loro prima brassatura sono andate oltre ogni mia rosea aspettativa.

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Quest’anno però l’asticella della difficoltà si alza, l’esperienza che ho accumulato l’anno scorso mi obbliga a migliorarmi sul piano pratico, ho deciso di sperimentare altri tipi birrari, la Brisino è stata la birra che ha risvegliato il birraio che c’è in me e la farò ancora in futuro ma era troppo simile alla Urchitt quindi alla fine ho privilegiato la seconda, per il suo aroma intenso supportato da un buon corpo e corroborata dal suo tenore alcolico a patto di un lungo periodo di affinamento, l’altra conferma è la Fiòca tra gli esperimenti dell’anno scorso è stato sicuramente il più oneroso per il costo ed il tipo di materie prime che ho utilizzato………ma con i piedi allungati davanti ad un allegro focolare ed un buon boccale in mano mi sono reso conto di avere speso bene i miei soldi!!!!

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L’altro aspetto da migliorare di questa nuova avventura è la parte che riguarda il web, nei post che hanno aperto questo “nuovo” capitolo del mio blog, l’idea di omaggiare la vecchia cultura rurale attraverso il recupero delle damigiane è stato un ottimo punto di partenza ma col senno di poi avrei potuto sviluppare meglio l’argomento. Poi come spesso succede l’ispirazione viene nei momenti più disparati……nel mio caso al cinema mentre stavo guardando il secondo capitolo de lo hobbit……Il genere letterario fantasy nasce direttamente da quel mondo fiabesco fatto di miti e leggende di storielle che i nonni raccontavano ai bambini nelle lunghe gelide serate invernali passate davanti al camino, allora mi sono domandato quali erano le storie le leggende che i nostri nonni raccontavano ai nostri genitori prima di andare letto? Noi, generazione cresciuta parcheggiata davanti alla tv cosa ci siamo persi? Ma soprattutto esisteranno ancora queste storie nelle memorie dei nostri nonni? Per dare risposta a queste domande mi sono gettato nelle ricerche tra libri e bibblioteche scoprendo un sottobosco di favole e di leggende che circondano il lago!! Per esempio qua a Brisino dove abito c’è la leggenda del fantasma di della chiesa di S. Albino, oppure la favola della giòbia che è conosciuta anche sulla sponda lombarda e molte altre!

Brisino

Ora non mi resta che mettermi al lavoro perchè siamo a Marzo, le giornate si allungano e la primavera è alle porte, i rigori del gelido e soprattutto piovoso inverno si dissolvono al tepore di un sole primaverile che finalmente scalda le ossa e la mia cantina comincia ad essere tristemente vuota.

 

 

 

 

 

La pura casualità dei Kerygmatic Project

Quando ho ricevuto la notizia che i Kerygmatic erano di nuovo in studio a registrare nuove tracce per un nuovo album sono rimasto sorpreso, infatti il trio capitanato da Samuele era reduce dalla pubblicazione di Greek Stars Gallery, un lavoro che personalmente ho molto apprezzato e che ha ricevuto anche buoni responsi dalle critiche, quindi spinto da una sana curiosità mi sono messo in contatto con la band e mi sono preparato ad andare nella loro tana a ficcare un pò il naso.

Visito sempre volentieri lo Dreamer’s Lake Studios, cresciuti nel tempo con la passione per la musica ed il duro lavoro di Samuele, da piccola tavernetta dove dei giovinastri sbarbati si ritrovavano per strimpellare ed ascoltare musica si è trasformato in un vero e proprio studio dove i nostri lavorano ai loro progetti ed hanno cementato un’alchimia e una unione d’intenti artistici oltre che una lunga amicizia.

 

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 Quella che segue è il sunto di una lunga e piacevole chiaccherata tra il serio ed il faceto con il trio stresiano:

1) L ‘ultima volta che ci siamo visti, eravate in procinto di pubblicare “Greek  Stars Gallery” è ora di tirare un bilancio.

DANILO, MARCO, SAMUELE: Quando si ha qualcosa da esprimere e lo si ritiene importante, non si può restare a lungo inattivi e in silenzio. Greek ha riscosso un buon successo di pubblico, soprattutto all’estero, e ha ottenuto riconoscimenti estremamente positivi anche dalla critica internazionale. Speriamo di ottenere conferme anche per questo nostro nuovo lavoro. Il bilancio è quindi per noi positivo, ma si può e si deve sempre migliorare: considerarsi “arrivati” è sempre un errore. In realtà ogni passo in avanti costituisce un elemento che ci conferma di aver avuto ragione nel percorrere questa strada, per quanto a tratti possa risultare impervia.

2) Ma comunque non vi siete seduti sugli allori, se non sbaglio avete appena pubblicato un nuovo album che s’intitola?

DANILO: By Sheer Chance. Che a dispetto del titolo (per pura casualità), ogni brano ha un significato ben preciso in rapporto a tutti gli altri.

SAMUELE: Qualcuno ha definito By Sheer Chance “l’album della conferma”. Stando agli standard valutativi di un certo tipo di stampa, peraltro pure qualificata, si usa dire che un primo album lo sanno fare praticamente tutti, un secondo, che sia anche buono, solo alcuni, mentre un terzo, che non sia una variante del precedente, pochissimi. Il terzo album sarebbe dunque quello che generalmente conferma il valore di una band. Al di là di questo modo di vedere, credo che By Sheer Chance sia un album di carattere, dotato di una forte componente analitico-descrittiva. Lascio volentieri agli ascoltatori l’ultimo parere in fatto di gusto, e alla critica le valutazioni di rito in merito al “valore” che l’album possiede.

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3) Raccontatemi brevemente come è nato questo album, con che idea vi siete barricati in studio e di che concetti avete introdotto nel vostro songwriting?

DANILO: Volevamo, anzi, vogliamo far capire al pubblico che ogni nostra produzione è qualche cosa di unico. Cerchiamo sempre di innovare, ditrovare qualcosa di unico nei brani che componiamo. In questo lavoro la batteria ha una sonorità completamente diversa rispetto a Greek, ma non voglio togliere la curiosità all’ascoltatore di scoprire cosa è cambiato.

MARCO: Dopo Greek Stars Gallery ci siamo buttati a capofitto nella creazione del nuovo album By Sheer Chance riunendo tutto il materiale sonoro e le idee che mano a mano si presentavano. A differenza di GSG, dove prevaleval’aspetto orchestrale, BSC è più orientato ai suoni sintetici, ai campionamenti. Parlando dal punto di vista “tastieristico” si è decisamente sperimentato di più sulla ricerca di suoni nuovi sia per quanto riguarda gli assoli che i tappeti, senza però disdegnare strumenti più “classici” come l’onnipresente organo Hammond.

SAMUELE: Molti brani sono stati scritti insieme, quasi di getto, solo alcuni sono il frutto di personale composizione e, talvolta, hanno richiesto più tempo: la canzone By Sheer Chance e Living with no Regrets sono al riguardo esempi eloquenti. Gli arrangiamenti, invece, sono sempre opera del nostro comune intento, atto a inquadrare, nella maniera che ci sembra più corretta, ciascun brano nel suo contesto specifico. I temi e i concetti che si sviluppano nell’album sono molti; già nella copertina sono ravvisabili elementi che richiamano ai suddetti, ma non vorrei togliere all’ascoltatore il piacere di scoprire ciò che abbiamo desiderato esprimere nei nostri pezzi.

4) In sostanza qual’è il vostro messaggio?

DANILO: Qualsiasi sentimento ti trasmette la nostra musica, è giusto per te. Per questo “casualmente” tutto funziona.

MARCO: Dal mio punto di vista il nostro messaggio è: “venite a scoprire la nostra musica”.

5) L’anno scorso sono venuto a vedervi suonare in piazza a Stresa e devo dire che nonostante la location infelice avete fatto una buona performance, generalmente come reagisce il pubblico alla vostra musica?

DANILO: Credo che chi ci ascolti rimanga sempre sorpreso e affascinato di come solamente tre persone sul palco possano produrre qualcosa di “completo”, che non dia l’impressione che manchi qualcosa. Certo, abbiamo i nostri piccoli trucchi per far sì chequesto avvenga, ma il vero punto di forza credo sia la nostra intesa musicale. Quando il pubblico si accorge che i musicisti non stanno solo eseguendo un brano ma lo stanno “vivendo”, ecco, è inevitabile che si senta coinvolto a sua volta. Ed è questo che accade nelle nostre esibizioni.

MARCO: Il pubblico reagisce bene alla nostra musica, è coinvolto e si diverte. Quello che abbiamo notato è che anche lo straniero ascolta con piacere quello che suoniamo, forse per il fatto che si è scelta la lingua inglese come mezzo di comunicazione. Per ora, leggendo sui blog, parlando con le persone, si capisce che la gente ci apprezza. Quello di cui abbiamo bisogno ora è un pubblico ancora più vasto con cui confrontarci

SAMUELE: L’esperienza al Gong Festival di Bologna è stata molto utile al riguardo. Un pubblico selezionato di amanti del prog, ma non solo, è restato affascinato dalla nostra musica. Finito disuonare, un giornalista musicofilo presente, mi ha detto: “il vostro stile è perfettamente riconoscibile. Difficilmente rischierete di essere confusi con altre band che cavalcano l’onda progressive. Per me siete dei grandi artisti, continuate così!”.

 

6) Ok ultima domanda… datemi tre buoni motivi, ciascuno naturalmente, per ascoltare la vostra musica: mi raccomando siate convincenti!

DANILO: Quello che vi offriamo è “sorpresa”, “diversità”, “evasione”. Come questi tre aggettivi possano coesistere in un unico album, beh, sta a voi scoprirlo!

MARCO: 1) L’album è orecchiabile: nonostante ad un primo ascolto alcune canzoni possano presentare passaggi particolari, l’intero album può essere etichettato come “pop rock prog” in grado, a mio avviso, di soddisfare le orecchie di un’ampia platea di pubblico che spazia dall’ascoltatore occasionale a quello più interessato all’aspetto tecnico ed esecutivo. Un esempio di questo concetto è Living With No Regrets dove ad un cantato tipicamente rock si affianca un arrangiamento con tempi dispari e suoni sintetici tipici del sound progressive; 2) è fresco: il nuovo album è, come si diceva prima, completamente differente dal precedente per sonorità e stile.Oltre a questo, ascoltandolo dall’inizio alla fine ci si può accorgere che non c’è una canzone simile alle altre (a parte una, ma sta a voi ascoltatori scoprirlo); 3) è tecnicamente stimolante: parliamoci chiaro, parte del nostro pubblico suona e chi suona, per deformazione professionale, si sofferma molto sull’aspetto tecnico. Quello che abbiamo cercato di fare è quindi un buon mix tra quello che l’orecchio gradirebbe ascoltare e quello che un musicista vorrebbe suonare. A testimonianza di ciò, la prima traccia dell’album (The Sound Collector) è un pezzo interamente strumentale dove si fa largo uso di arpeggiatori, synth, tempi dispari, cambi di tonalità.

SAMUELE: 1) è musica fatta con mente e cuore: fa ragionare ed emozionare; 2) è musica trans-genere: da un certo punto di vista, infatti, non è così facilmente catalogabile, per cui è semplicemente musica contemporanea in quanto tale; 3) è musica prismatica: le varie sfaccettature che possiede portano l’ascoltatore a cogliere aspetti sempre nuovi.

 

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La chiaccherata con i ragazzi è stata lunga e come al solito molto piacevole, ma per dare un’idea a chi volesse sapere di più sulla loro musica può connettersi ai loro links di facebook , You Tube oppure sul loro sito ufficiale .

Intanto vi lascio il videoclip di “I wanna be All of you” brano estratto dal loro nuovo album e naturlmente buon ascolto!

 

 

 

 

 

 

 

 

Appunti di viaggio: Lo zoo di Chiang Mai

Chiang Mai sarà 45 volte più piccola di Bangkok ma devo dire che non è meno trafficata, devo ammettere che non amo le città per questo, un caos fatto di motori rombanti di motorini, tuc tuc, automobili e pullman. Io che amo definirmi un ragazzo di campagna erano già due settimane che ero immerso in questa cacofonia ed il silenzio protetto dei templi non mi bastava più, avevo bisogno di una giornata tranquilla lontano da tutto questo rumore, quindi perchè non andare allo zoo cittadino? Sulle prime mi sembrava un’idea geniale anche perchè lo zoo era appena fuori città in un parco che si estende alle pendici del Doi Suthep, ma al mio arrivo all’entrata mi sono dovuto tristemente ricredere anche lo zoo oltre ad essere affollato era anche trafficato! La mia speranza di una giornata tranquilla si è sgretolata quando ho visto che il giro del parco si poteva fare con un bus interno con uno sky train ma erano ammessi anche tuc tuc e suv!!! Questa scoperta devo ammettere che mi ha un pò rovinato la giornata………

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Mestamente allora mi sono avviato per il percorso a piedi per cominciare il mio tour e già dopo un centinaio di metri l’afrore tipico di acqua stagnante e letame mi fece supporre di essere vicino alle vasche che ospitano gli ippopotami mastodonti con una pessima autostima e un’igiene che a definire pessima e fargli un complimento e più mi avvicinavo al loro habitat artificiale più “l’aroma” si faceva intenso!

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Fino ad oggi li avevo visti solo in televisione nei documentari naturalistici e trovarmi a vederli da vicino è impressionante, anche se sembrano mansueti e quel musone simpatico ti porta a pensare che siano docili ma le apparenze ingannano nel loro ambiente naturale in Africa si contano più aggressioni da parte loro rispetto ai grandi predatori e le dimensioni delle zanne che hanno in bocca trasmettono un certo senso di pericolo.

Gli ippopotami comunque mi sembravano gli unici soddisfatti di quella detenzione coatta più mi addentravo per lo zoo più mi accorgevo del disagio delle povere bestie, nel recinto degli struzzi ho notato alcuni esemplari che per lo stress letteralmente si spennavano, alcuni erano adirittura implumi. In un’angolo del recinto una giraffa femmina cercava di nascondere il suo piccolo e dall’altra parte in un piccolo recinto si poteva per la modica cifre di 20 bath comprare un casco di banane per provare l’emozione di farselo rubare da un’elefantessa rinchiusa in un piccolo recinto con il suo cucciolo, una scena che sembrava rubata dal classico disneyano Dumbo.

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Non sono mai stato un’animalista ma la situazione di degrado e le condizioni di detenzione degli animali mi aveva disgustato, gli animali se pur in cattività dovrebbero avere la possibilità di avere un minimo di spazio dove potere rifugiarsi dal clamore e gli schiamazzi di turisti beduini che saltano giù dai loro suv per fare una foto per poi sgommare via verso la gabbia dopo.

Nel mio caso la gabbia dopo era quella dei grandi felini che veramente mi ha provocato una fitta al cuore, adoro i felini per la loro fiera indipendenza il loro aspetto regale, padroni incontrastati di savane, foreste e montagne e osservare le tigri aggirarsi per il loro habitat/gabbia nervose, rabbiose loro abituate alla solitudine delle grandi giungle asiatiche con i loro silenzi all’ecciazione della caccia ora erano pressate in quell’angusto habitat spoglio dove la fiera si trasforma in bestia dove l’istinto ti corrode fino alla pazzia e quella che un tempo era libertà ora era un ricordo lontano probabilmente. Tigri, pantere e giaguari esibiti e scherniti dalla folla dei turisti mentre io provavo una grande pena dentro.

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Potrei stare ore a descrivere le cose che non mi sono piaciute in questo posto, la qualità della vita degli animali non è il massimo, i grandi rapaci sono costretti in voliere che somigliano più a delle piccionaie o le lontre che correvano da una parte all’altra della gabbia come impazzite, ma c’è una foto che secondo me raccoglie e racconta le mie sensazioni sullo zoo………..

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Questa vi assicuro sarà l’ultima volta che andrò ad uno zoo, non mi ha trasmesso alcuna gioia ed il progetto di passare una giornata lontana dal caos si è rivelato vano, meglio vedere gli animali selvaggi in un documentario nel loro ambiente naturale piuttosto che essere complice nella loro prigionia.

Ciao Jeff

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Ieri il mondo del metal ha subito una grande perdita, Jeff Hanneman chiatarrista storico degli Slayer si è spento in ospedale della California del sud. La notizia l’ho ricevuta ieri mattina via sms da un’amico, pensavo ad uno scerzo ma quando ho aperto facebook ed ho letto il comunicato della band mi ha preso un senso di tristezza, anche se non lo conoscevo personalmente conoscevo la sua musica che è stata la colonna sonora della mia giovinezza. Jeff degli Slayer era l’elemento più schivo sul palco non si dimenava come un pazzo o correva da una parte all’altra dello stage era statico lui faceva parlare il suo strumento con i suoi riff duri come il granito e assoli potenti e veloci come un treno, ha posto la firma nella composizione di capolavori come Raining Blood, South of heaven e la lista dei capolavori di cui Jeff era compositore è molto fornita!

Artista timido e poco incline alle luci della ribalta il suo stile e la sua musica ha influenzato le nuove generazioni di metallari, sono tantissime le band che tra le loro inflenze più importanti citano gli Slayer. Jeff ci ha lasciato un grande vuoto musicale ed umano.

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Mentre ieri mi ascoltavo in cuffia Decade of Aggression mi sono immerso dei loro concerti a cui ho partecipato, a quella selvaggia euforia che mi trascinava nel pogo sopprimendo ogni istinto di autoconservazione, mi ricordo quel Gods of Metal dove nell’esaltazione ho praticamente perso chiavi di casa, soldi, scarpe ed il biglietto per il giorno dopo………o quella volta che sono arrivato facendo stage diving fin sotto il palco dove lui e Tom Araya guardavano compiaciuti.

Pantera an angel 1[3] John-Bonham-BBc-6-Music

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Ora lo immagino là nel paradiso dei rocker a fare jam sessions con Dimebag Darrel, Cliff Burton, John Bonham e tutti quei grandi che hanno smesso di suonare quaggiù per cominciare a rockeggiare lassù! Comunque vada quaggiù rimarranno immortali perchè la loro arte oramai fa parte di noi e quando un ragazzino chiuso della sua stanzetta suonerà si suoi riff Jeff tornerà a vivere nella sua musica.

                                                                    

Ciao Jeff ci mancherai molto.

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