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Appunti di viaggio: Echo Valley e bare sospese.

Le giornate a Sagada scorrono veloci, sarà per tutte le bellezze naturali che riempiono gli occhi, sarà per le lunghe e solitarie passeggiate in questi meravigliosi luoghi che danno l’impressione di essere sperduti se non fosse per i contadini che si recano ai loro campi e sporadici viaggiatori che incroci sulla strada. La mia “esplorazione” di oggi mi conduceva verso la Echo valley, seguendo un sentiero che si snoda presso il cimitero e si inoltra nella valle per poi scendere a picco, ma prima di scendere verso fondovalle misi alla prova la fama del posto lanciando due poderosi eja eja alalà e visto che il gioco mi divertiva, in quel momento ero solo, ho lanciato un viva la gnocca(perdonatemi ma ogni tanto un pò di sana stupidità ci stà…..) esaurito il momento ludico mi sono riimmerso nel silenzio placido della foresta, pini dall’alto fusto si mescolano a banani che crescono selvatici e felci che sembrano più alberi le cui fronde raggiungono dimensioni ragguardevoli.

#EchoValley, #Sagada

Il verde cangiante contrastava il blù intenso del cielo sgombro da nuvole e quando i raggi del sole riuscivano a penetrare quella folta verzura creavano giochi di luce che rendevano l’atmosfera se vuoi un pò magica, diversi tipi di uccelli trovavano alloggio sotto quelle volte e accompagnavano i miei passi con il loro gorgheggiare. Arrivato a fondovalle mi sono ritrovato davanti ad uno sperone di roccia alto svariati metri sulla cui parete sono state sospese delle bare, disseminate per tutta la echo valley alcune di queste bare arrivano ad avere secoli mentre alcune sono più recenti segno che le antiche tradizioni animiste sono ancora fortemente radicate nel DNA di questa popolazione montana. Ma ottenere questo tipo di tumulazione è un onore che pochi possono permettersi, per ottenere questo onore l’anziano prima della fine dei suoi giorni deve offrire agli spiriti ancestrali un sacrificio di venti maiali ed una quantità tre volte superiore di polli. L’onore comporta anche l’onere infatti la gente crede che le anime dei defunti siano anche i guardiani che tengono lontano la malasorte e gli spiriti malefici.

#EchoValley, #Sagada #EchoValley, #Sagada

#EchoValley, #Sagada

Prima di prendere il sentiero che mi avrebbe riportato in paese ho lasciato una piccola offerta agli spiriti protettori di questa valle, nello zaino avevo una fischetta con del buon rum e dopo averne versato un pò spero di essermi essermi ingraziato la buona sorte e di essermi fatto perdonare per aver disturbato l’eterno riposo.

Appunti di viaggio: Sagada

Cercare di raccontare Sagada è difficile perchè non so come cominciare a farlo, condensare in poche parole sensazioni e suggestioni che questa cittadina che assomiglia ad un paesone con la sua gente cordiale e sorridente pronta ad offrire un sorso di tè caldo e due chiacchere o le lunghe passeggiate immersi nel silenzio in luoghi dove il tempo è un concetto relativo, un giorno può sembrare lungo un millennio ed un millennio può sembrare lungo un giorno. Venti che si gettano nelle vallate coperte di magnifici boschi ed alzano banchi fitti di foschia come se la notte le nuvole prendessero dimora in quelle foreste.

#Sagada

Gli abitanti di Sagada discendono da una antica tribù Applai, benchè convertiti a bastonate dai coloni al cristianesimo duro non hanno mai completamente abbandonato la loro tradizione animista ed ancora oggi se si è fortunati (o se si programma per tempo) si può assistere alle begnas ,una ricorrenza particolare che cade in un periodo tra metà ottobre ed i primi di novembre dove gli anziani del paese indossano solo un tanga e le anziane il tradizionale tapis si ritrovano in un dappai, sedili in pietra disposti a cerchio ed in centro un focolare dove vengono sacrificati polli, maiali e si suonano i gong e così facendo così si assicurano la benevolenza degli spiriti ancestrali per propiziare abbondanti messi e poi counque ci si abbandona alla festa più sfrenata. Ma la cosa che noterete di sicuro è l’estrema tranquillità e pace che regna nonostante il continuo afflusso turistico il motivo potrebbe essere anche perchè i locali coltivano e consumano cannabis? Chi può dirlo……io non ho visto neanche una piantina!!

#Sagada

Il primo giorno uscii dalla mia guesthouse di buon ora deciso a fare una bella passeggiata e solo dopo un’abbondante colazione mi misi in marcia senza alcuna meta particolare, ero guidato dalla voglia di esplorare aperto a tutto quello che avrei trovato sulla mia strada. Vagai per villaggi, risaie ed orti dove i contadini lavoravano alacremente mentre la giornata sembrava destinata ad un grigio piatto, la foschia che si alzava dalla foreste calava lenta e pesante sui campi avvolgendo tutto e tutti in un umido e freddo abbraccio finchè finalmente il sole fece la sua comparsa scaldandomi con i suoi caldi raggi.

#Sagada DSCN0785 

#Sagada #Sagada

#Sagada

Non so per quanto seguii la strada ma ad un certo punto era finita nel nulla, avevo due opzioni andare avanti e vedere dove sarei finito oppure tornare sui miei passi mi affidai al classico testa o croce con una moneta da 5 peso con il risultato di ripercorrere a ritroso i miei passi ma comunque senza fretta era così bello camminare con il rumore dei propri pensieri!!

Sulla via del ritorno feci una piccola deviazione verso le Lumiang burial cave alle quali si accede seguendo un sentiero abbastanza semplice da individuare in quanto si tratta di una lingua di sentiero asfaltata probabilmente perchè le autorità locali erano stufe di andare a cercare turisti fai da te dispersi. All’ingresso della caverna sono impilate almeno un centinaio di bare, alcune di queste hanno qualche centinaio di anni con incisioni primitive sul coperchio raffiguranti sagome di lucertole testimoni della tradizione animista ancora presente nella cultura della gente delle montagne, questo tipo di sepoltura era dovuta alla mancanza di terra da destinare a cimitero essendo tutta coltivata e la grotta serviva anche da immenso portale per l’aldilà dove l’anime defunta poteva trovare la via per la casa degli antenati attraversando le immense sale sotterranee immerse nell’oscurità.

#Sagada #Sagada

#Sagada #Sagada

#Sagada

Molti che si accingevano ad una escursione speleologiga sottoterra mi chiesero se volvevo aggregarmi ma una sensazione negativa mi trattenne dall’inoltrarmi in quelle tenebre eterne, mi sentivo un pò come Gandalf alle porte di Moria, solitamente non sono un fifone ne tantomeno superstizioso sono dell’idea che certi luoghi vanno lasciati al loro silenzio……..ma queste sono solo mie opinioni  e se qualcuno si sente di avventurarsi la sotto buon divertimento!!!

#Sagada

Appunti di viaggio: Vita da spiaggia e tipi da spiaggia.

Le giornate di Liw-Liwa passano come in una canzone dei Beach boys tra onde, sole e sabbia. In mare piccoli gruppi di surfisti seduti sulle loro tavole chiaccherano distrattamente mentre i loro sguardi inquieti scrutano i moti ondosi speranzosi di scorgere un’onda per celebrare quella comunione tra anima e mare mentre sul bagnasciuga le ragazze scoccavano i loro sorrisi più civettuoli ai ragazzi che si mettevano in mostra sfoderando tutte le loro abilità nella disciplina dello Skimboarding che consiste nel correre dal bagnasciuga verso l’onda di risacca che si forma a riva con la tavola gettarla in acqua e saltarci sopra per sfruttare l’onda come un vero e proprio tranpolino.

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#amoviaggiare, #surf, #wave

Tra tutti i ragazzi che vedevo sfrecciare verso l’acqua tavola in mano ce n’era uno che si produceva in evoluzioni che mi lasciavano sbalordito, la mia esperienza fantozziana di qualche giorno prima me lo faceva anche un pò invidiare, leggero come una farfalla si librava tra un’onda e l’altra. Quando chiesi alle mie compagne di viaggio se conoscevano quel “fenomeno” mi risposero che era Manoy il campione filippino di skimboarding che era appena tornato da dagli States dove aveva partecipato a delle gare e a degli eventi organizzati dal suo sponsor la Exile, ma lo zoccolo duro del suo tifo e maggiore sponsor del surfer rimaneva Liw-Liwa che porta orgogliosamente tatuata su un braccio. A Liw-Liwa non c’è nightlife, non ci sono fireshow o beach party si surfa fino a quando c’è luce la sera e si gode del bello che il mare ci offre sempre con lo sguardo perso a cercare la prossima onda che permetta a questi spiriti inquieti di librarsi sulla cresta dell’onda.

 

 

Appunti di viaggio: Surfing Liw-Liwa

Liw-Liwa è un piccolo villaggio frazione della municipalità di San Felipe, composto da un pugno di case che si affacciano su una stradina sterrata che corre parallela alla lunghissima spiaggia di sabbia nera sulla quale s’infrange il mare della Cina del Sud. Da quello che ho visto questa comunità vive principalmente di pesca e agricoltura ma un nuova voce negli ultimi anni si è agginta alle entrate nell’economia del villaggio; il surf. Durante i week end l’ostello e altre due o tre guesthouse si popolano di appassionati di onde e con gli anni hanno formato una colorata e pacifica barangay, un posto semplice dal ritmo di vita lento che ruota attorno alla spiaggia.

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La mattina dopo il nostro arrivo dopo colazione Jehan viene da me e mi comunica con un sorriso malizioso che mi aveva prenotato una tavola ed un istruttore per la mia prima lezione di surf, quando le domandai perchè sogghignasse tanto, temevo lo scherzo, lei mi ha spiegato che non rideva di me ma del mio istruttore che quando mi ha visto ha esclamato “Questo mi farà sanguinare il naso!!” che è un loro modo di dire per dire che gli avrei fatto sudare le proverbiali sette camicie e soprattutto la mia stazza non esattamente atletica avrebbe reso il tutto difficile e credetemi anche un pò grottesco. Io tutto quello che so sul surf l’ho acquisito dai film o da qualche serie televisiva come baywatch (quante diottrie perse dietro alla Pamelona Anderson!!) quindi ne so pari a zero ma le filippine hanno un rapporto speciale con il surf introdotto dai soldati americani che dal secondo conflitto mondiale fino a dopo il conflitto del Vietnam hanno avuto base a Subic bay da dove la cultura dell’onda si è dilagata. Le Filippine sono state anche teatro della mitica scena di Apocalipse now dove si vedono marines americani che cavalcano le onde sotto un fitto fuoco di artiglieria durante il conflitto del Vietnam e che termina con la celeberrima frase del colonnello Killgore, interpretato da un giovane Robert Duvall……Però ammetto che ho sempre trovato questo sport affascinante e mi ero ripromesso che se un giorno ne avessi avuta l’occasione di sicuro avrei provato e la possibilità eccomela servita su un bel piatto d’argento così senza curarmi della figura magra a cui stavo andando incontro mi sono messo la tavola sottobraccio e mi sono diretto verso la spiaggia cercando di darmi un aria da navigato surfista.

La prima cosa che mi sento di dire è che surfare è faticoso se sei digiuno di sport praticato, come lo sono io da tanto forse troppo tempo, a questa triste conclusione ci sono arrivato quasi subito nei primi minuti di lezione quando tra una flessione e l’altra, già sudato come un porco, cercavo di mettermi in piedi nella giusta posizione sulla tavola e non ero ancora entrato in acqua!!! Comunque dopo un pò di pratica sulla sabbia riuscivo a mettermi inpiedi decentemente quindi sono passato alla fase successiva entrare in acqua e misurarmi con onde mostruose alte poco più di un metro. Ora potrei raccontarvi che sono stato un vero fenomeno che ho fatto evoluzioni strabilianti ma la triste e dura verità è che ho fatto cagare, dopo un pò di tentativi ho perso il conto delle cadute imbarazzanti per la disperazione del mio povero istruttore che ha avuto una paziena da santo con me. Dopo un paio d’ore di tentativi alla fine sono riuscito a cavalcare la mia onda, una montagna di un metro per un totale di due secondi prima di rovinare tutto esultando e facendo l’ennesima caduta di fantozziana memoria ma posso dire che alla fine ce l’hò fatta!!!

#surf #pinoy #Philippines #soleemare 

E’ emozionante, devo ammettere, sentire l’onda che prende la tavola, la forza del mare sotto i piedi ti dà un senso di libertà e difficili da tradurre. Questa emozione la leggi nella luce che questi ragazzi hanno negli occhi quando frugano il mare in cerca di onde, per loro il surf non è semplicemente uno sport od un lavoro ma un vero e proprio stile di vita che lega indissolubilmente uomo e tavola che ti dona un senso di libertà che ti rapisce il cuore. Penso che proverò ancora a cavalcare le onde se ci sarà l’occasione magari quando sarò riuscito a mettermi qualche chilo alle spalle anzichè sul girovita, la mia lezione era terminata e dopo le dovute scuse al mio povero istruttore per avergli provocato imbarazzo ed una forte epistassi dal naso me ne sono andato a sdraiarmi al sole tutto claudicante.

 

 

Appunti di viaggio: Walkaboutitalia……l’impresa di Darinka

Oggi cari amici torno a parlare del mio argomento preferito ovvero i viaggi, non per pubblicare una pagina del mio diario  di viaggio, per quello c’è sempre tempo, ma volevo presentarvi Darinka. Fotografa, blogger, videomaker e viaggiatrice instancabile, un’artista a tutto tondo figlia di Stresa città dove entrambi siamo cresciuti. Il suo cammino per il mondo è cominciato subito dopo il Diploma quando ha messo la sua macchina fotografica in una valigia piena di vestiti e sogni e con in mano un biglietto di sola andata per Londra dove conseguì con successo una laurea in arti fotografiche alla University of Westminster. Da allora Darinka ha viaggiato e vissuto avventure in quasi tutti i continenti emersi mantenedosi facendo i lavori più disparati dall’insegnante d’inglese in Laos alla barista nelle miniere australiane fino a quando i suoi passi la hanno riportata qua sul Lago.

Darinka Montico

Una ragazza forte e indipendente come gli anglosassoni amano dire “selfmade” capace di affascinare con i racconti delle sue avventure, spesso mi sono ritrovato a condividere con lei idee e progetti così sono venuto a sapere di Walkabout il nuovo progetto che presto porterà Darinka a percorrere lo stivale da sud a nord a piedi.

Cos’è il “walkabout”? In poche parole è un viaggio spirituale che gli aborigeni australiani compiono nel outback alla ricerca delle loro radici ancestrali. L’intenzione di Darinka è di fare un viaggio a piedi per l’Italia per riscoprire le sue radici per raccogliere i sogni di un paese che sta vivendo una crisi generale di valori. Viaggiando a piedi senza nessun mezzo sostenendosi con quella meravigliosa arte, tutta italica, dell’arrangiarsi che ha praticato per il mondo, come se tutti i km  macinati in questi anni fossero serviti a prepararla a questo viaggio. Questo suo nuovo progetto mi è piaciuto ha acceso subito il mio interesse ed ho seguito l’evolversi dell’ organizzazione con molto interesse dalla nascita del sito web alla creazione della scatola alla quale la gente che Darinka incontrerà sulla sua strada racconterà i propri sogni. Da questo mio interesse ne nata un’intervista che spero vi aiuti a conoscere ed appassionarvi a questo viaggio dal sapore d’impresa, poi chissà magari un giorno magari la vedrete sbucare da dietro un’angolo della vostra via con la sua scatola porta sogni.

Walkaboutitala

1) Raccontami la genesi di quest’impresa, quando ti è venuta l’idea di questo viaggio?

L’idea mi è venuta mentre stavo viaggiando con il mio zaino per il Laos, stavo leggendo “l’armata perduta” di Valerio Massimo Manfredi e mi sono lasciata affascinare da questo viaggio incredibile a piedi fatto da questa armata ed ho pensato, senza propositi bellici, che sarebbe stato bello fare un simile viaggio. Era il 2009 ed era appena successo il terremoto in Abruzzo quindi avevo pensato di fare questo viaggio in Italia per magari raccogliere fondi da mandare per aiutare le popolazioni colpite da quella tragedia. Alla fine comunque dovetti accantonare questo progetto perchè era logisticamente difficile organizzare il tutto dal Laos. Però comunque l’idea è rimasta a maturare, perchè dopo tanto viaggiare per il mondo mi sono resa conto che non conoscevo affatto il mio paese e dopo cinque anni dove ho fatto diverse cose sono tornata in Europa e non avendo niente da fare ho dato corpo a quella che era stata solo un’idea nella mia testa.

 

2) Cosa ti aspetti da questo viaggio,cosa porti ingiro di tuo alla riscoperta dell’Italia?

Più che aspettative ho la speranza di trovare ancora gente solidale, con una mentalità aperta anche perchè comunque il concetto del viaggio è fare tutto senza soldi quindi dovrò trovare persone disposte ad ospitarmi per la notte ed ad offrirmi un piatto di pasta. Da parte mia posso offrire la mia esperienza, nella mia permanenza in Asia ho anche imparato a fare massaggi insomma ho un pò di freccie peril mio arco. L’idea è anche quella di raccogliere i sogni delle persone che incontro come se fossi al ristorante cinese e dopo cena apri il “fortune cookie” con su scritto il tuo destino quindi vorrei che chi incontro mi donasse i suoi sogni specialmente ora in questo periodo in cui la gente ha accantonato i propri e magari chessò dare una ventata di positività un pò come nella “Storia Infinita” dove il protagonista combatte con il nulla, l’assenza di sogni e fantasia, io vorrei far accantonare i valori vuoti e superficiali con i quali siamo bombardati costantemente e fare riscoprire quel mondo onirico che rischia di essere cancellato.

 

3) Un viaggio nell’Italia più ruspante e campagnola….

Si più o meno la vedo anche come una ricerca antropologica sulla società moderna fuori dai soliti canoni famiglia, casa e lavoro per vedere se hanno comunque ancor sogni loro o sono rimasti quelli imposti dalla società. Poi sicuramente non sarà che tutti i sogni che collezionerò siano belli e positivi ma comunque dovrò mantenere un’atteggiamento neutrale e distaccato.

 

4) Da Palermo a Baveno a piedi questo viggio ha il sapore di una vera e propria impresa,ha il gusto di un racconto di Hermann Hesse, vedere l’Italia cambiare da campanile a campanile…..

Esatto toccherò qualche città ma non ho niente di programmato, l’unica cosa sicura per adesso è il biglietto per Palermo da lì in poi ci sono campagne paesini e panorami sconosciuti……un sacco da scoprire.

 

5) Cosa stai leggendo per prepararti al viaggio?

Siddartha poi altre fonti d’ispirazione sicuramente Tiziano Terzani che in uno dei suoi libri racconta che in India ad un certo punto della vita un uomo si distacca dalla sua vita abbandona tutto per dedicarsi ad un viaggio spirituale quindi ti spogli dal ruolo che la società ti ha cucito addosso  abbandoni il samsara per la retta via per prendere il nome Anam che vuol dire appunto senza nome. Sarebbe bellissimo se si praticasse anche qua che la gente comunque riconoscesse quello che sto facendo.

 

6)Dopo tanto viaggiare per il mondo,l’Italia non ti sembra che tutti i viaggi che hai fatto siano stati la palestra per questo?

Speriamo,io non dico che sono pronta lo faccio perchè amo viaggiare sin da quando ero bambina mi davi uno zaino e mi dicevano vai ero super felice, adesso farlo in Italia dopo tanto tempo che non ci ho vissuto mi sento un pò come dire straniera come mi sentivo straniera quando ero ingiro per il mondo quindi ho la possibilità di scoprire cose incredibili ma con il vantaggio che non c’è la barriera linguistica.

 

7) quanto tempo ti dai per fare tutta quella strada?

Non ho grandissimi limiti di tempo ma siccome non mi porto la tenda e ho solo un sacco a pelo spero di farcela per metà settembre.

 

8) Di tutti i sogni che raccoglierai che farai? Pubblicherai i migliori sul tuo blog che idee hai a riguardo? Anche perchè chi ti seguirà vorrà anche curiosare tra le speranze altrui………oppure aspettiamo la fine del viaggio per avere una visione più ampia dei sogni che hai raccolto?

La cosa bella di fare tutto camminando è che camminando ho il tempo per pensarci ed ancora non sono certa di quello che volevo farci, vorrei fare un’installazione cioè riempire una stanza piena di scatole contenenti i sogni dove la gente entra e pesca i sogni e se li legge ma ho un sacco di idee a riguardo anche perchè voglio che i sogni rimangano anonimi oppure potrei pubblicare sul mio sito quello che quella settimana mi è piaciuto di più……oppure potrei fotografarli uno ad uno e creare un’archivio e poi scegliere un posto simbolico dove bruciarli per liberarli che può essere l’Etna in Sicilia poi comunque si vedrà non ho ancora ben chiaro ora cosa voglio fare di quello che scoprirò strada facendo.

 

9) In conclusione dacci un buon motivo per seguire questa tua avventura….

Io sto seguendo il mio sogno e penso che possa essere magari d’ispirazione per avere il coraggio a seguire i propri e poi comunque potrebbe essere divertente scoprire quello che mi succede strada facendo.

 

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Ora spero che la mia simpatica concittadina abbia suscitato il vostro interesse cari amici, e se c’è qualcuno che desidera o vuole supportare il viaggio di Darinka e magari confidarle il vostro sogno vi lascio qua a seguire i link per seguire la sua nuova avventura

Walkaboutitalia

 e naturalmente la potete seguire sulla pagina facebook 

Io non posso augurarle che un grosso in bocca al lupo e naturalmente ci rivedremo al suo ritorno per farci un’altra bella chiaccherata!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Appunti di viaggio: Lo zoo di Chiang Mai

Chiang Mai sarà 45 volte più piccola di Bangkok ma devo dire che non è meno trafficata, devo ammettere che non amo le città per questo, un caos fatto di motori rombanti di motorini, tuc tuc, automobili e pullman. Io che amo definirmi un ragazzo di campagna erano già due settimane che ero immerso in questa cacofonia ed il silenzio protetto dei templi non mi bastava più, avevo bisogno di una giornata tranquilla lontano da tutto questo rumore, quindi perchè non andare allo zoo cittadino? Sulle prime mi sembrava un’idea geniale anche perchè lo zoo era appena fuori città in un parco che si estende alle pendici del Doi Suthep, ma al mio arrivo all’entrata mi sono dovuto tristemente ricredere anche lo zoo oltre ad essere affollato era anche trafficato! La mia speranza di una giornata tranquilla si è sgretolata quando ho visto che il giro del parco si poteva fare con un bus interno con uno sky train ma erano ammessi anche tuc tuc e suv!!! Questa scoperta devo ammettere che mi ha un pò rovinato la giornata………

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Mestamente allora mi sono avviato per il percorso a piedi per cominciare il mio tour e già dopo un centinaio di metri l’afrore tipico di acqua stagnante e letame mi fece supporre di essere vicino alle vasche che ospitano gli ippopotami mastodonti con una pessima autostima e un’igiene che a definire pessima e fargli un complimento e più mi avvicinavo al loro habitat artificiale più “l’aroma” si faceva intenso!

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Fino ad oggi li avevo visti solo in televisione nei documentari naturalistici e trovarmi a vederli da vicino è impressionante, anche se sembrano mansueti e quel musone simpatico ti porta a pensare che siano docili ma le apparenze ingannano nel loro ambiente naturale in Africa si contano più aggressioni da parte loro rispetto ai grandi predatori e le dimensioni delle zanne che hanno in bocca trasmettono un certo senso di pericolo.

Gli ippopotami comunque mi sembravano gli unici soddisfatti di quella detenzione coatta più mi addentravo per lo zoo più mi accorgevo del disagio delle povere bestie, nel recinto degli struzzi ho notato alcuni esemplari che per lo stress letteralmente si spennavano, alcuni erano adirittura implumi. In un’angolo del recinto una giraffa femmina cercava di nascondere il suo piccolo e dall’altra parte in un piccolo recinto si poteva per la modica cifre di 20 bath comprare un casco di banane per provare l’emozione di farselo rubare da un’elefantessa rinchiusa in un piccolo recinto con il suo cucciolo, una scena che sembrava rubata dal classico disneyano Dumbo.

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Non sono mai stato un’animalista ma la situazione di degrado e le condizioni di detenzione degli animali mi aveva disgustato, gli animali se pur in cattività dovrebbero avere la possibilità di avere un minimo di spazio dove potere rifugiarsi dal clamore e gli schiamazzi di turisti beduini che saltano giù dai loro suv per fare una foto per poi sgommare via verso la gabbia dopo.

Nel mio caso la gabbia dopo era quella dei grandi felini che veramente mi ha provocato una fitta al cuore, adoro i felini per la loro fiera indipendenza il loro aspetto regale, padroni incontrastati di savane, foreste e montagne e osservare le tigri aggirarsi per il loro habitat/gabbia nervose, rabbiose loro abituate alla solitudine delle grandi giungle asiatiche con i loro silenzi all’ecciazione della caccia ora erano pressate in quell’angusto habitat spoglio dove la fiera si trasforma in bestia dove l’istinto ti corrode fino alla pazzia e quella che un tempo era libertà ora era un ricordo lontano probabilmente. Tigri, pantere e giaguari esibiti e scherniti dalla folla dei turisti mentre io provavo una grande pena dentro.

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Potrei stare ore a descrivere le cose che non mi sono piaciute in questo posto, la qualità della vita degli animali non è il massimo, i grandi rapaci sono costretti in voliere che somigliano più a delle piccionaie o le lontre che correvano da una parte all’altra della gabbia come impazzite, ma c’è una foto che secondo me raccoglie e racconta le mie sensazioni sullo zoo………..

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Questa vi assicuro sarà l’ultima volta che andrò ad uno zoo, non mi ha trasmesso alcuna gioia ed il progetto di passare una giornata lontana dal caos si è rivelato vano, meglio vedere gli animali selvaggi in un documentario nel loro ambiente naturale piuttosto che essere complice nella loro prigionia.

Appunti di viaggio:Trekking sul Rio Grande

Mi piace svegliarmi presto la mattina quando viaggio,fare colazione che nel mio caso era una noce di cocco e un pacchetto di  chocolate chips,latte di cocco farsi un bel caffè e la prima bomba della giornata,dopo colazione una mattina Dwayne mi ha proposto di fare una passeggiata giù al fiume,la proposta mi allettava quindi preparato lo zaino infilate le scarpe ero pronto alla passeggiata sul Rio Grande che nasce ad una quota di 900 mt nelle Blue Montain e nel suo letto dove scorre placido fa da confine naturale con le John Crow Mountain.

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La nostra passeggiata è cominciata alla foce del fiume dove le acque dolci si tuffano nelle turchesi acque caraibiche,la placida calma del fiume ed il moto irrequieto del mare colpito dai raggi intensi del sole faceva esplodere scintille dorate a fior d’acqua,abbiamo cominciato a seguire l’argine e pian piano ci siamo allontanati dal mare per addentrarci nell’entroterra.La giornata aveva preso una piega decisamente positiva,camminavano tra massicciate e guadi,ogni tanto trovavamo pescatori con fiocine artigianali a pesca di gamberetti,il fiume era incorniciato da una verde brillante foresta tropicale rigogliosa,il vento piegava le folte fronde sembrava un mare verde che si muoveva pigro e portava a noi il profumo di sottobosco e fiori,il verso di qualche uccello tropicale che rompeva il silenzio che regnava in quei luoghi.

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Il periodo migliore per cimentarsi in questa passeggiata è novembre perchè è un periodo relativamente secco e la portata del fiume è ridotta rendendo il percorso a ritroso molto più semplice,la risalita è una avventura in mezzo una bella natura selvaggia e non ancora contaminata,la mia fantasia volava via libera immaginavo piratesche avventure alla ricerca di tesori nascosti nel cuore della giungla,quel giorno il mio tesoro splendeva intorno a me pieno di vita e colore.Dwayne ed io non abbiamo parlato molto e penso che non ce ne fosse bisogno la natura ci stava parlando e noi come bravi scolaretti imparavamo la nostra lezione.

Guadavamo e comminavamo su enormi massicciate di pietre tonde levigate dal paziente lavoro dell’acqua superavamo anse di acqua freca e cristallina che ti invitavano a spogliarti e a rinfrescarti dai caldi raggi di sole che ci picchiavano forti in testa a quell’ora del giorno avevamo gia percorso quattro miglia e dopotutto una piccola pausa ce la meritavamo.

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Un tuffo che porta via ogni stanchezza e rigenera le energie per poi stendersi all’ombra della foresta a fumare un pò di ganja e ascoltare il silenzio della natura,una volta rinfrescati ci siamo rimessi in cammino perchè ci mancavano almeno altre cinque miglia prima di arrivare al primo paese Barridale dove ci siamo fermati per berci una bella bottiglia d’acqua ghiacciata prima di affrontare il viaggio di ritorno anche perchè le ore di luce a nostra disposizione scarseggiavano e abbiamo dovuto forzare la marcia.

Siamo arrivati a casa giusto in tempo per  godere del bel tramonto sulla Buff Bay

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La giusta conclusione di una giornata fantastica.

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