pensieri ed immagini della mia vita

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Appunti di viaggio: Vita da spiaggia e tipi da spiaggia.

Le giornate di Liw-Liwa passano come in una canzone dei Beach boys tra onde, sole e sabbia. In mare piccoli gruppi di surfisti seduti sulle loro tavole chiaccherano distrattamente mentre i loro sguardi inquieti scrutano i moti ondosi speranzosi di scorgere un’onda per celebrare quella comunione tra anima e mare mentre sul bagnasciuga le ragazze scoccavano i loro sorrisi più civettuoli ai ragazzi che si mettevano in mostra sfoderando tutte le loro abilità nella disciplina dello Skimboarding che consiste nel correre dal bagnasciuga verso l’onda di risacca che si forma a riva con la tavola gettarla in acqua e saltarci sopra per sfruttare l’onda come un vero e proprio tranpolino.

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Tra tutti i ragazzi che vedevo sfrecciare verso l’acqua tavola in mano ce n’era uno che si produceva in evoluzioni che mi lasciavano sbalordito, la mia esperienza fantozziana di qualche giorno prima me lo faceva anche un pò invidiare, leggero come una farfalla si librava tra un’onda e l’altra. Quando chiesi alle mie compagne di viaggio se conoscevano quel “fenomeno” mi risposero che era Manoy il campione filippino di skimboarding che era appena tornato da dagli States dove aveva partecipato a delle gare e a degli eventi organizzati dal suo sponsor la Exile, ma lo zoccolo duro del suo tifo e maggiore sponsor del surfer rimaneva Liw-Liwa che porta orgogliosamente tatuata su un braccio. A Liw-Liwa non c’è nightlife, non ci sono fireshow o beach party si surfa fino a quando c’è luce la sera e si gode del bello che il mare ci offre sempre con lo sguardo perso a cercare la prossima onda che permetta a questi spiriti inquieti di librarsi sulla cresta dell’onda.

 

 

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Appunti di viaggio: Surfing Liw-Liwa

Liw-Liwa è un piccolo villaggio frazione della municipalità di San Felipe, composto da un pugno di case che si affacciano su una stradina sterrata che corre parallela alla lunghissima spiaggia di sabbia nera sulla quale s’infrange il mare della Cina del Sud. Da quello che ho visto questa comunità vive principalmente di pesca e agricoltura ma un nuova voce negli ultimi anni si è agginta alle entrate nell’economia del villaggio; il surf. Durante i week end l’ostello e altre due o tre guesthouse si popolano di appassionati di onde e con gli anni hanno formato una colorata e pacifica barangay, un posto semplice dal ritmo di vita lento che ruota attorno alla spiaggia.

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La mattina dopo il nostro arrivo dopo colazione Jehan viene da me e mi comunica con un sorriso malizioso che mi aveva prenotato una tavola ed un istruttore per la mia prima lezione di surf, quando le domandai perchè sogghignasse tanto, temevo lo scherzo, lei mi ha spiegato che non rideva di me ma del mio istruttore che quando mi ha visto ha esclamato “Questo mi farà sanguinare il naso!!” che è un loro modo di dire per dire che gli avrei fatto sudare le proverbiali sette camicie e soprattutto la mia stazza non esattamente atletica avrebbe reso il tutto difficile e credetemi anche un pò grottesco. Io tutto quello che so sul surf l’ho acquisito dai film o da qualche serie televisiva come baywatch (quante diottrie perse dietro alla Pamelona Anderson!!) quindi ne so pari a zero ma le filippine hanno un rapporto speciale con il surf introdotto dai soldati americani che dal secondo conflitto mondiale fino a dopo il conflitto del Vietnam hanno avuto base a Subic bay da dove la cultura dell’onda si è dilagata. Le Filippine sono state anche teatro della mitica scena di Apocalipse now dove si vedono marines americani che cavalcano le onde sotto un fitto fuoco di artiglieria durante il conflitto del Vietnam e che termina con la celeberrima frase del colonnello Killgore, interpretato da un giovane Robert Duvall……Però ammetto che ho sempre trovato questo sport affascinante e mi ero ripromesso che se un giorno ne avessi avuta l’occasione di sicuro avrei provato e la possibilità eccomela servita su un bel piatto d’argento così senza curarmi della figura magra a cui stavo andando incontro mi sono messo la tavola sottobraccio e mi sono diretto verso la spiaggia cercando di darmi un aria da navigato surfista.

La prima cosa che mi sento di dire è che surfare è faticoso se sei digiuno di sport praticato, come lo sono io da tanto forse troppo tempo, a questa triste conclusione ci sono arrivato quasi subito nei primi minuti di lezione quando tra una flessione e l’altra, già sudato come un porco, cercavo di mettermi in piedi nella giusta posizione sulla tavola e non ero ancora entrato in acqua!!! Comunque dopo un pò di pratica sulla sabbia riuscivo a mettermi inpiedi decentemente quindi sono passato alla fase successiva entrare in acqua e misurarmi con onde mostruose alte poco più di un metro. Ora potrei raccontarvi che sono stato un vero fenomeno che ho fatto evoluzioni strabilianti ma la triste e dura verità è che ho fatto cagare, dopo un pò di tentativi ho perso il conto delle cadute imbarazzanti per la disperazione del mio povero istruttore che ha avuto una paziena da santo con me. Dopo un paio d’ore di tentativi alla fine sono riuscito a cavalcare la mia onda, una montagna di un metro per un totale di due secondi prima di rovinare tutto esultando e facendo l’ennesima caduta di fantozziana memoria ma posso dire che alla fine ce l’hò fatta!!!

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E’ emozionante, devo ammettere, sentire l’onda che prende la tavola, la forza del mare sotto i piedi ti dà un senso di libertà e difficili da tradurre. Questa emozione la leggi nella luce che questi ragazzi hanno negli occhi quando frugano il mare in cerca di onde, per loro il surf non è semplicemente uno sport od un lavoro ma un vero e proprio stile di vita che lega indissolubilmente uomo e tavola che ti dona un senso di libertà che ti rapisce il cuore. Penso che proverò ancora a cavalcare le onde se ci sarà l’occasione magari quando sarò riuscito a mettermi qualche chilo alle spalle anzichè sul girovita, la mia lezione era terminata e dopo le dovute scuse al mio povero istruttore per avergli provocato imbarazzo ed una forte epistassi dal naso me ne sono andato a sdraiarmi al sole tutto claudicante.

 

 

Appunti di viaggio: Lo zoo di Chiang Mai

Chiang Mai sarà 45 volte più piccola di Bangkok ma devo dire che non è meno trafficata, devo ammettere che non amo le città per questo, un caos fatto di motori rombanti di motorini, tuc tuc, automobili e pullman. Io che amo definirmi un ragazzo di campagna erano già due settimane che ero immerso in questa cacofonia ed il silenzio protetto dei templi non mi bastava più, avevo bisogno di una giornata tranquilla lontano da tutto questo rumore, quindi perchè non andare allo zoo cittadino? Sulle prime mi sembrava un’idea geniale anche perchè lo zoo era appena fuori città in un parco che si estende alle pendici del Doi Suthep, ma al mio arrivo all’entrata mi sono dovuto tristemente ricredere anche lo zoo oltre ad essere affollato era anche trafficato! La mia speranza di una giornata tranquilla si è sgretolata quando ho visto che il giro del parco si poteva fare con un bus interno con uno sky train ma erano ammessi anche tuc tuc e suv!!! Questa scoperta devo ammettere che mi ha un pò rovinato la giornata………

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Mestamente allora mi sono avviato per il percorso a piedi per cominciare il mio tour e già dopo un centinaio di metri l’afrore tipico di acqua stagnante e letame mi fece supporre di essere vicino alle vasche che ospitano gli ippopotami mastodonti con una pessima autostima e un’igiene che a definire pessima e fargli un complimento e più mi avvicinavo al loro habitat artificiale più “l’aroma” si faceva intenso!

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Fino ad oggi li avevo visti solo in televisione nei documentari naturalistici e trovarmi a vederli da vicino è impressionante, anche se sembrano mansueti e quel musone simpatico ti porta a pensare che siano docili ma le apparenze ingannano nel loro ambiente naturale in Africa si contano più aggressioni da parte loro rispetto ai grandi predatori e le dimensioni delle zanne che hanno in bocca trasmettono un certo senso di pericolo.

Gli ippopotami comunque mi sembravano gli unici soddisfatti di quella detenzione coatta più mi addentravo per lo zoo più mi accorgevo del disagio delle povere bestie, nel recinto degli struzzi ho notato alcuni esemplari che per lo stress letteralmente si spennavano, alcuni erano adirittura implumi. In un’angolo del recinto una giraffa femmina cercava di nascondere il suo piccolo e dall’altra parte in un piccolo recinto si poteva per la modica cifre di 20 bath comprare un casco di banane per provare l’emozione di farselo rubare da un’elefantessa rinchiusa in un piccolo recinto con il suo cucciolo, una scena che sembrava rubata dal classico disneyano Dumbo.

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Non sono mai stato un’animalista ma la situazione di degrado e le condizioni di detenzione degli animali mi aveva disgustato, gli animali se pur in cattività dovrebbero avere la possibilità di avere un minimo di spazio dove potere rifugiarsi dal clamore e gli schiamazzi di turisti beduini che saltano giù dai loro suv per fare una foto per poi sgommare via verso la gabbia dopo.

Nel mio caso la gabbia dopo era quella dei grandi felini che veramente mi ha provocato una fitta al cuore, adoro i felini per la loro fiera indipendenza il loro aspetto regale, padroni incontrastati di savane, foreste e montagne e osservare le tigri aggirarsi per il loro habitat/gabbia nervose, rabbiose loro abituate alla solitudine delle grandi giungle asiatiche con i loro silenzi all’ecciazione della caccia ora erano pressate in quell’angusto habitat spoglio dove la fiera si trasforma in bestia dove l’istinto ti corrode fino alla pazzia e quella che un tempo era libertà ora era un ricordo lontano probabilmente. Tigri, pantere e giaguari esibiti e scherniti dalla folla dei turisti mentre io provavo una grande pena dentro.

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Potrei stare ore a descrivere le cose che non mi sono piaciute in questo posto, la qualità della vita degli animali non è il massimo, i grandi rapaci sono costretti in voliere che somigliano più a delle piccionaie o le lontre che correvano da una parte all’altra della gabbia come impazzite, ma c’è una foto che secondo me raccoglie e racconta le mie sensazioni sullo zoo………..

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Questa vi assicuro sarà l’ultima volta che andrò ad uno zoo, non mi ha trasmesso alcuna gioia ed il progetto di passare una giornata lontana dal caos si è rivelato vano, meglio vedere gli animali selvaggi in un documentario nel loro ambiente naturale piuttosto che essere complice nella loro prigionia.

Appunti di viaggio: Il trenino tra le risaie

Lasciate alle spalle le belle sensazioni dei festeggiamenti del Loi Krathon era giunto il momento di ributtare le mie cose nello zaino e rimettermi in strada destinazione Ayutthaya. La mia tabella di marcia mi avrebbe condotto all’antica capitale siamese in treno. Quando ero piccolo adoravo i treni, ricordo che letteralmente costringevo mio padre a portarmi a vederli passare in stazione, sono stati anche i veicoli che, durante l’adolescenza, usavo più spesso per andare a scoprire il mondo, ricordo che partii per la naja in una fredda mattina di settembre o qualche anno più in là la sera che un treno portò via un mio amore lontano dal mio cuore e lontano dalla mia vita, quanti ricordi……il treno, in questa era moderna, dove tutto deve essere veloce, dove il viaggio è visto come andare da un’ipotetico punto A ad una destinazione B, rimane il modo di viaggiare più romantico, seduti al finestrino a osservare il mondo, un micrcosmo di sentimenti, sogni e speranze che corre sbuffando nel tempo e nello spazio. Riflettevo su queste idee mentre mi avvicinavo alla stazione di Hua Lampong dove una  trasandata vetturina mi apettava per portarmi all’antica capitale.

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C’è sempre un’alone malinconico in chi viaggia in treno, chi dorme, chi con lo sguardo perso fuori dal finestrino si perde nei suoi pensieri, mercanti che caricano le loro mercanzie e viaggiatori distratti che affondano il naso nei loro giornali e la vecchia vetturina di terza classe trasandata con le sue panche di legno scomode e i ventilatori attaccati al soffitto che ti spingono l’aria calda umida addosso, avrei potuto scegliermi un treno più comodo e magari con l’aria condizionata,ma i treni per turisti hanno poca personalità, mentre questa vecchia vetturina a motore trasudava storia, chissà quante speranze hanno viaggiato su quelle panche!!

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Contro ogni aspettativa il treno ha lasciato la stazione in perfetto orario, la vettura tossiva e tremava e attraversava il grigiume di Bangkok con il suo traffico, la sua puzza e man a mano che si allontanava dal cuore della city gli spazi si facevano più grandi e sprazzi di verde cominciavano ad apparire, dai modernissimi e trendy grattacieli del centro attraverso la zona borghese per poi uscire dalla città dagli slum più poveri con le baracche fatiscenti, vite che ti scorrono davanti agli occhi cambiando scena e forma. Allora è successa qualcosa di strano, il vagone è diventato il mio salotto, il finestrino la mia tv e con il mio telecomando immaginario facevo zapping tra tutte le storie ed i scenari.

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Poi finalmente tutto cambia e ci tuffiamo in una verde campagna a perdita d’occhio, l’aria si era fatta fresca e carica dell’odore della terra, un’universo lontano dal rumoroso caos cittadino dove tutto si consuma correndo dietro ad un modello folle di vita, la campagna misura il tempo in stagioni c’è tempo per tutto e tutto ha il suo tempo. La vetturina sfreccia brontolando come una pentola di fagioli attraverso campi dove i contadini alzano lo sguardo dalle loro fatiche per salutare il nostro passaggio prima di rituffarsi nelle loro incombenze mentre sulle risaie aironi passeggiano pigri nelle risaie e spiccano il volo al nostro passaggio disturbati nella loro paziente caccia per procurarsi un pasto.

Ad ogni fermata scendevano e salivano nuovi passeggeri con i loro bagagli, contadini e mercanti caricavano merci e verdure da rivendere al mercato del paese successivo, tutti diversi ma allo stesso tempo uguali, tutti comunque con una valigia piena della loro vita ed una invisibile più piccola nascosta fatta di sogni e speranze e via così fino a quando è arrivata la mia di fermata dove una volta sceso ho dato un’ultimo sguardo a quella vecchia e sgangherata vetturina che sbuffando e brontolando proseguiva la sua corsa verso la stazione successiva portando con se tutti i miei pensieri.

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Appunti di viaggio: Le mille luci del Loi Krathong

Eccomi di nuovo in Asia, non ho potuto resistere alla voglia di tornarci, di nuovo Thailandia di nuovo Bangkok, troppe erano le cose ed i luoghi che ancora dovevo visitare mi sono lasciato ancora affascinare dai sorrisi e dalla cordialità della gente. Come dicevo prima di nuovo a  Bangkok come punto di partenza per un tour che mi porterà ad attraversare confini, navigare tra giungle e valli del grande Mekong per approdare alla città sacra di Luang Prabang e proseguire verso il mare in Cambogia. Quest’anno mi sono portato un compagno di viaggio speciale ovvero Tiziano Terzani, che ho scoperto grazie ad un’amica che mi aveva consigliato di leggere i suoi libri e l’idea di portarlo in effetti mi è venuta leggendo “Un indovino mi disse” nel quale racconta che durante i suoi viaggi portava con se un libro di qualche esploratore del passato personaggi mitici, avventurieri che andavano armati di coraggio e voglia di scoprire un mondo che era nuovo e misterioso, un omaggio a questi pionieri che hanno aperto nuovi sentieri che potranno tornare in vita ed affascinarci con le loro storie.

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Di nuovo Bangkok, quindi, ne ho parlato già abbondantemente nei miei post precedenti della “città degli angeli” una città dai mille contrasti dove l’ipermoderno si fonde con l’antico, una giungla di cemento che provoca in chi la visita un sentimento di odio ed amore che ti stordisce con il caos del traffico, i cui odori ti rimangono addosso come una seconda pelle. Sono arrivato in una città impegnata nei preparativi per il Loi Krathong festival che cadeva proprio in quei giorni, questa importante festa nel calendario thailandese che si svolge nel primo giorno di luna piena del mese di novembre ed è sentitissima, nei miei viaggi precedenti non avevo mai avuto la possibilità di viverla. Quest’anno con l’aiuto di Toom, un amico thai, che ho conosciuto grazie al sito di Couchsurfing, mi sono calato nell’atmosfera di festa. La prima notte di pleniluio coincide con la fine della stagione delle pioggie si omaggia lo spirito della dea Pra Mae Khongkha che abita il fiume Chao Phraya per l’acqua e le ricchezze che l’uomo sottrae per il suo sostentamento con una piccola offerta di fiori ed incenso montati su un krathon, per poi essere lasciato sul fiume nei khlong e nei laghetti dei parchi, invocando buona sorte e felicità per tutto l’anno.

Vista la velocità in cui mi ero calato nell’aria di festa Toom, il mio amico, non si è fatto pregare quindi mi ha messo sotto con i preparativi, sempre tramite Couchsurfing lui e degli amici avevano programmato un’evento nel quale i partecipanti avrebbero costruito la loro offerta ed io mi sono ritrovato a fare da bassa manovalanza per i preparativi,troppo facile comprare un’offerta pre-confezionata per ingraziarmi lo spirito avrei dovuto fare qualcosa di un pò più personale. Quindi armato di pazienza sono andato al mercato dei fiori con Toom ed una sua amica per comprare quello che serviva per la costruzione dei Krathon, mi sono ritrovato in mezzo una bolgia confusa dove l’intenso profumo delle migliaia di tipi di fiori riusciva a coprire l’opprimente odore di gas di scarico che riempe l’aria di Bangkok. Mentre gli altri si occupavano degli acquisti io mi occupavo del trasporto, mi sono scarrozzato una quintalata di fiori freschi per tutta la città,ma la fatica ne è valsa la pena. Il giorno della festa ci siamo ritrovati attorno ad un tavolone viaggiatori e thailandesi a lavorare per costruire Krathon tutti insieme in un’atmosfera rilassata,io per imparare meglio mi sono messo in mezzo a due pazientissime maestre che mi hanno mostrato la tecnica e mi hanno esortato ad impegnarmi perchè più l’offerta era ben fatta tanta più fortuna ne sarebbe comunque poi venuta.

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Il bello di questa giornata fondamentalmente è lo stare insieme e mentre le mani si tengono occupate ci si scambia chiacchere un pò come una simpatica e variegata crocchia di comari che lavorano a maglia, e tra una chiaccherata e l’altra senza accorgermene avevo già completato quattro krathon riscuotendo tra l’altro i complimenti delle mie insegnanti, per una volta non mi sono sentito dire il classico “il ragazzo è bravo ma non si applica”, ho riscosso i complimenti di Toom che mi ha liquidato con un niente male per la prima volta e alla fine ho risposto con molto distacco che avrei potuto fare di meglio ma non volevo umiliare le mie insegnanti dato che sono un genio……naturalmente questo mio attimo di alta autostima ha provocato l’ilarità……ed è stata un’ottima scusa per non applicarmi! Mi sono dedicato un pò alle public relation il gruppetto con il trascorrere della giornata era notevolmente cresciuto e l’atmosfera era veramente allegra e tutti davano il meglio di loro per costruire le loro offerte.

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Quando finalmente il sole è calato e la luna è sorta il mio variopinto e allegro gruppo si è mosso verso il parco per finalmente rilasciare nei laghetti il frutto delle nostre fatiche. Mi sono sorpreso, arrivati a destinazione, nel vedere il parco gremito di gente, ogni laghetto era letteralmente tappezzato di piccole luci che tremolanti sulle acque sembravano un piccolo cosmo mentre il cielo grigio monotono di Bangkok era illuminato dalla danza leggiadra delle migliaia di lanterne volanti, quando poi ho rilasciato il mio Krathon il mio pensiero è volato a casa alla mia famiglia e ad amico che troppo presto ha lasciato questo mondo con la speranza che da lassù abbia apprezzato, ho osservato il mio piccolo krathon allontanarsi nei flutti e in una qualche maniera mi sono sentito più leggero, forse lo spirito della dea aveva apprezzato il mio sforzo.

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Appunti di viaggio: South east Asia on shoesstring

Quanti di voi, quando tornano da un lungo viaggio, si ritrovano in una sorta di torpore, sospesi in una specie di limbo tra quello che hai vissuto durante il viaggio ed il ritorno alla routine quotidiana?A me personalmente capita,una sorta di malinconia per i giorni appena trascorsi, io che sono chiaccherone e mi piace raccontare le mie storie di viaggio mi ritrovo senza parole, troppe sensazioni, colori, profumi da tradurre in un racconto, ci vuole tempo per questo,bisogna mediare tra le aspettative che ti crei mentre organizzi e idealizzi la tua avventura e quello che provi nel tornare a casa.

Poi ti trovi a percorrere 3800 km on the road viaggiando con qualsiasi mezzo di trasporto a disposizione collezionando foto appunti sensazioni e ti ritrovi con una montagna di materiale da selezionare quindi spero nei prossimi mesi di farvi viaggiare con me per questo folle viaggio in Asia.

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Appunti di viaggio: Saluti e baci,riflessioni sulla via del ritorno a casa.

Il tempo mi è volato via che neanche me ne sono accorto,alla fine di tutto il tempo che abbiamo a disposizione,giri come la giri non basta mai,guardate le vacanze quando cominci finalmente a fare pace con te stesso e con il mondo che devi fare i bagagli e tornare a casa.

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Questi pensieri affollano la mia mente,ogni volta mi riprometto di fare tesoro di questo poco tempo in cui non mi dovevo affannare,ma come avevo detto prima una volta che ricominci a girare sulla giostra della routine ci dimentichiamo dei nostri pensieri positivi,capita pure a me……per questo che scrivo questo piccolo diario di viaggio e in questi mesi ve l’ho proposto in piccole pillole,sicuramente scarno d’informazioni pratiche ma pieno di momenti significativi che oltre a confortarmi nei miei momenti di stress spero vi abbia fatto un pò sognare.

Ciao Giamaica,ciao alla sua gente fiera e cortese piena di sogni e saggezza,ciao a tutte le persone che ho incontrato in questo mio percorso ogniuno di voi mi ha insegnato qualcosa,porterò nel cuore sempre questa piccola isola nel mar dei Caraibi e sempre accendi nel mio cuore fantasie piratesche di un bambino di 34 anni.

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