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Appunti di viaggio:Port Antonio

La baia dove dove sorge oggi la città fu scoperta dagli spagnoli che la chiamarono Puerto Anton,ma non si presero mai la briga di insediarvisi,con la seguente invasione inglese il primo insediamento fu nominato Titchfield che sin dai primi anni di vita dovette fare fronte ad una lotta con nativi maroon,la prima generazione di schiavi liberata dagli spagnoli per combattere l’invasione inglese,con la seguente ritirata spagnola dall’isola essi rimasero a combattere per la loro libertà in quanto nuovo colonizzatore poteva significare….nuova schiavitù…..quindi si diedero alla macchia nascondendosi nelle valli delle Blue Mountain da dove conducevano una sorta di guerra partigiana.

Dopo che fu stipulato il trattato di pace tra la comunità Maroon e gli inglesi Titchfield cominciò ad estendersi richiamando altri coloni che avviarono piantagioni di banane diventando verso la fine del ‘700 il porto bananiero più importante dei Caraibi.I primi turisti giunsero verso la fine del ‘800 trasportati dalle bananiere che salpavano dai porti del Nord America.

Quando agli inizi del ‘900 nella zona si diffuse la malattia di Panama andò a distruggere le piantagioni la salvezza dell’economia fu proprio il turismo,l’arrivo di una stella di Hollywood del calibro di Errol Flynn che si stabilì sulla Navy Island movimentò e non poco le notti di porto,tra feste che oggi sono raccontate come e vere e proprie leggende,e ciucche colossali,nei ruggenti anni ‘30 Port Antonio si guadagnò il blasone di prima località turistica di lusso!

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A differenza di MoBay o Ochy,Port Antonio non è stata ancora toccata dalle grandi catene alberghiere che colano tonnellate di cemento armato,chiudono le spiaggie per farle diventare bagni dove si deve pagare un’ingresso per poter fare un tuffo ed è volontà della comunità evitare che tutto questo accada la comunità e tutto il distretto di Portland ha aderito al programma Green Globe che propone come linea guida l’educazione al comportamento socialmente e ambientalmente sostenibile.Durante la mia permanenza c’era una sorta di “comunity pride”,varie associazioni formate per lo più da gente comune si adoperava per tappare i buchi nelle strade,ridipingeva i posti che ne avevano bisogno,c’erano un gruppo di agguerritissime nonne che vendevano dolci e frutta per raccogliere altri fondi che sarebbero stati investiti per altri progetti,il lavoro era vissuto in maniera festosa ed anche gli studenti davano il loro contributo.Questa iniziativa potrei provare ad esportarla anche in Italia ma questo spirito di comunità lo stiamo perdendo per un mero individualismo dove contano solo gli interessi di pochi piuttosto che il benessere di tanti………

Passeggiare per Port Antonio è monto easy non vieni stressato da mille persone che cercano di tirarti chissà che pacco……l’impressione di essere in una Giamaica più genuina si fa un pò più viva quindi diventa più facile apprezzare le sfaccettature di questa città divisa dalla Titchfield peninsula in due baie gemelle con Navy Island come cancello di entrata.Partendo dal centro città dirigetevi verso Allan Ave per una passeggiata lungo Fisherman’s beach dove i pescatori scaricano il frutto del loro lavoro distribuendolo ai tanti piccoli ristorantini che si annidano a bordo spiaggia,l’atmosfera è molto rilassata ganja,aromi,mare,reggae che t’invita a rallentare il tuo passo fino a trovare un posto dove sedersi bere una red stripe ghiacciata e fare una merenda velce a base di jerk e godere di questo piccolo variopinto angolo di Giamaica.

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Rifocillato e rinfrescato ho continuato a seguire la costa sino al bivio per Folly dove si trova il faro eretto nel 1880,l’atmosfera gioiosamente caotica lascia lo spazio al silenzio rotto solo dal fangersi dei turchesi flutti sulla spiaggia alla mia sinistra a destra un campetto sportivo ben curato dove gli studenti della vicina scuola praticavano sport,proseguendo sul viale si cammina sotto dei magnifici mandorli,che riparano dal forte sole e dal riverbero dorato del mare,seguendo il sentiero vi troverete ad un certo punto davanti ad un cancello che sembra chiuso in realtà è solo accostato,sorpassatelo e vi troverete in un meraviglioso giardino tropicale in fondo al quale sulla scogliera si trova il faro dipinto di bianco ed arancione.

Un’altra piccola sosta ai piedi del faro è d’obbligo,osservare il moto del mare gofiarsi e spumeggiare per poi abbattersi con forza sulla scogliera creando spruzzi e giochi d’acqua mozzafiato,la solitudine e la mole del faro che si para innanzi alla forza rabbiosa del mare ne fa un angolo assolutamente affascinante di Port Antonio.

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Tornando sui miei passi ed uscito dallo stesso cancello da cui ero entrato ho notato un sentierino sulla mia sinistra,la curiosità mi diceva vai a vedere dove porta e quindi lo seguii,portava all’altro lato della scogliera dalla quale potevo ammirare Wood Island una piccola isoletta disabitata che sembra uscita da un libro di racconti sui pirati,proseguendo per il sentiero arriverete alla piccola spiaggetta antestante all’isola e se la giornata non è troppo ventosa ed il mare non è troppo grosso si può camminare per la poca distanza che separa l’isola dalla terraferma e magari chissà trovare qualche tesoro sepolto perso nel tempo.

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Questa passeggiata mi ha lasciato dentro un sacco di immagini,pensieri positivi o semplicemente Good Vibes come amano dire da quelle parti.

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