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Appunti di viaggio: L’oro di Praga.

Praga è sinonimo di Storia, arte, cultura ma anche sinonimo di birra, “il pane liquido” come amano scherzosamente definire i cechi la bionda è prodotta sin dall’anno mille come è riportato nelle cronache raccolte nel monastero di Opatovice, il miglior grano della Moravia, il prezioso luppolo della qualità Saaz raccolto a mano e le acque cristalline di fonte lavorate sapientemente dai mastri birrai creano questa fragrante e spumeggiante bevanda che noi possiamo gustare. La birra quindi non è vissuta come una semplice bevanda ma è parte dell’identità nazionale ha un peso importante nella cultura popolare che potremmo paragonare al peso che ha la cultura vinicola in Italia e Francia.

 "U krále Brabantského" 

“Kde se pivo vari, tam se dobre dari” Dove si produce birra, si vive bene recita un vecchio detto boemo e per ragione di cose a Praga si vive benissimo, e potrete scegliere tra una vasta scelta di locali dai più antichi a quelli più moderni ma prima di sedervi e lasciarvi andare alla baldoria più sfrenata sappiate che ci sono delle piccole regole di bon ton giusto per non incappare in spiacevoli figure da punkabbestia, prima cosa evitare di disturbare gli avventori locali spostando sedie e tavoli per creare un proprio avanposto, cercate un posto libero o al massimo dividete il tavolo con qualcuno, su ogni tavolo c’è un mazzo di sottobicchieri prendetene uno e attendete il cameriere. Spesso per ordinare non è necessario parlare basta un cenno ed il cameriere vi porta una nuova birra, versare il fondo del boccale precedente in quello nuovo è considerata maleducazione e soprattutto ed anche i camerieri ve lo ricorderanno pedissequamente, quando pagherete il conto…….LASCIATE LA MANCIA!!!!

Dopo la caduta della cortina di ferro e di conseguenza l’arrivo del libero mercato alcuni dei più noti brand nazionali sono stati ceduti a multinazionali del settore, non senza polemiche soprattutto tra le fila dei più intransigenti tradizionalisti dando il via ad un nuovo “risorgimento”. Giovani Mastri Birrai si sono affacciati alla scena nazionale riproponendo birre di qualità rielaborando in chiave moderna antichi metodi di produzione artigianale con lo scopo principale di mantenere la autentica genuinità della tanto amata birra.

In conclusione vi consiglio di perdervi in questa città e deliziatevi con la magica atmosfera che Praga offre a tutti i suoi visitatori e quando alzate un boccale non state solo bevendo della birra ma state sorseggiando la storia di una nazione e se il vostro girovita ne risente e vi viene un po’ di pancetta non crucciatevi e ricorrete alla vecchia saggezza praghese che dice: Pivo dělá hezká těla ovvero La birra rende belli i corpi.

 

 

 

 

 

Appunti di viaggio: Walkaboutitalia……l’impresa di Darinka

Oggi cari amici torno a parlare del mio argomento preferito ovvero i viaggi, non per pubblicare una pagina del mio diario  di viaggio, per quello c’è sempre tempo, ma volevo presentarvi Darinka. Fotografa, blogger, videomaker e viaggiatrice instancabile, un’artista a tutto tondo figlia di Stresa città dove entrambi siamo cresciuti. Il suo cammino per il mondo è cominciato subito dopo il Diploma quando ha messo la sua macchina fotografica in una valigia piena di vestiti e sogni e con in mano un biglietto di sola andata per Londra dove conseguì con successo una laurea in arti fotografiche alla University of Westminster. Da allora Darinka ha viaggiato e vissuto avventure in quasi tutti i continenti emersi mantenedosi facendo i lavori più disparati dall’insegnante d’inglese in Laos alla barista nelle miniere australiane fino a quando i suoi passi la hanno riportata qua sul Lago.

Darinka Montico

Una ragazza forte e indipendente come gli anglosassoni amano dire “selfmade” capace di affascinare con i racconti delle sue avventure, spesso mi sono ritrovato a condividere con lei idee e progetti così sono venuto a sapere di Walkabout il nuovo progetto che presto porterà Darinka a percorrere lo stivale da sud a nord a piedi.

Cos’è il “walkabout”? In poche parole è un viaggio spirituale che gli aborigeni australiani compiono nel outback alla ricerca delle loro radici ancestrali. L’intenzione di Darinka è di fare un viaggio a piedi per l’Italia per riscoprire le sue radici per raccogliere i sogni di un paese che sta vivendo una crisi generale di valori. Viaggiando a piedi senza nessun mezzo sostenendosi con quella meravigliosa arte, tutta italica, dell’arrangiarsi che ha praticato per il mondo, come se tutti i km  macinati in questi anni fossero serviti a prepararla a questo viaggio. Questo suo nuovo progetto mi è piaciuto ha acceso subito il mio interesse ed ho seguito l’evolversi dell’ organizzazione con molto interesse dalla nascita del sito web alla creazione della scatola alla quale la gente che Darinka incontrerà sulla sua strada racconterà i propri sogni. Da questo mio interesse ne nata un’intervista che spero vi aiuti a conoscere ed appassionarvi a questo viaggio dal sapore d’impresa, poi chissà magari un giorno magari la vedrete sbucare da dietro un’angolo della vostra via con la sua scatola porta sogni.

Walkaboutitala

1) Raccontami la genesi di quest’impresa, quando ti è venuta l’idea di questo viaggio?

L’idea mi è venuta mentre stavo viaggiando con il mio zaino per il Laos, stavo leggendo “l’armata perduta” di Valerio Massimo Manfredi e mi sono lasciata affascinare da questo viaggio incredibile a piedi fatto da questa armata ed ho pensato, senza propositi bellici, che sarebbe stato bello fare un simile viaggio. Era il 2009 ed era appena successo il terremoto in Abruzzo quindi avevo pensato di fare questo viaggio in Italia per magari raccogliere fondi da mandare per aiutare le popolazioni colpite da quella tragedia. Alla fine comunque dovetti accantonare questo progetto perchè era logisticamente difficile organizzare il tutto dal Laos. Però comunque l’idea è rimasta a maturare, perchè dopo tanto viaggiare per il mondo mi sono resa conto che non conoscevo affatto il mio paese e dopo cinque anni dove ho fatto diverse cose sono tornata in Europa e non avendo niente da fare ho dato corpo a quella che era stata solo un’idea nella mia testa.

 

2) Cosa ti aspetti da questo viaggio,cosa porti ingiro di tuo alla riscoperta dell’Italia?

Più che aspettative ho la speranza di trovare ancora gente solidale, con una mentalità aperta anche perchè comunque il concetto del viaggio è fare tutto senza soldi quindi dovrò trovare persone disposte ad ospitarmi per la notte ed ad offrirmi un piatto di pasta. Da parte mia posso offrire la mia esperienza, nella mia permanenza in Asia ho anche imparato a fare massaggi insomma ho un pò di freccie peril mio arco. L’idea è anche quella di raccogliere i sogni delle persone che incontro come se fossi al ristorante cinese e dopo cena apri il “fortune cookie” con su scritto il tuo destino quindi vorrei che chi incontro mi donasse i suoi sogni specialmente ora in questo periodo in cui la gente ha accantonato i propri e magari chessò dare una ventata di positività un pò come nella “Storia Infinita” dove il protagonista combatte con il nulla, l’assenza di sogni e fantasia, io vorrei far accantonare i valori vuoti e superficiali con i quali siamo bombardati costantemente e fare riscoprire quel mondo onirico che rischia di essere cancellato.

 

3) Un viaggio nell’Italia più ruspante e campagnola….

Si più o meno la vedo anche come una ricerca antropologica sulla società moderna fuori dai soliti canoni famiglia, casa e lavoro per vedere se hanno comunque ancor sogni loro o sono rimasti quelli imposti dalla società. Poi sicuramente non sarà che tutti i sogni che collezionerò siano belli e positivi ma comunque dovrò mantenere un’atteggiamento neutrale e distaccato.

 

4) Da Palermo a Baveno a piedi questo viggio ha il sapore di una vera e propria impresa,ha il gusto di un racconto di Hermann Hesse, vedere l’Italia cambiare da campanile a campanile…..

Esatto toccherò qualche città ma non ho niente di programmato, l’unica cosa sicura per adesso è il biglietto per Palermo da lì in poi ci sono campagne paesini e panorami sconosciuti……un sacco da scoprire.

 

5) Cosa stai leggendo per prepararti al viaggio?

Siddartha poi altre fonti d’ispirazione sicuramente Tiziano Terzani che in uno dei suoi libri racconta che in India ad un certo punto della vita un uomo si distacca dalla sua vita abbandona tutto per dedicarsi ad un viaggio spirituale quindi ti spogli dal ruolo che la società ti ha cucito addosso  abbandoni il samsara per la retta via per prendere il nome Anam che vuol dire appunto senza nome. Sarebbe bellissimo se si praticasse anche qua che la gente comunque riconoscesse quello che sto facendo.

 

6)Dopo tanto viaggiare per il mondo,l’Italia non ti sembra che tutti i viaggi che hai fatto siano stati la palestra per questo?

Speriamo,io non dico che sono pronta lo faccio perchè amo viaggiare sin da quando ero bambina mi davi uno zaino e mi dicevano vai ero super felice, adesso farlo in Italia dopo tanto tempo che non ci ho vissuto mi sento un pò come dire straniera come mi sentivo straniera quando ero ingiro per il mondo quindi ho la possibilità di scoprire cose incredibili ma con il vantaggio che non c’è la barriera linguistica.

 

7) quanto tempo ti dai per fare tutta quella strada?

Non ho grandissimi limiti di tempo ma siccome non mi porto la tenda e ho solo un sacco a pelo spero di farcela per metà settembre.

 

8) Di tutti i sogni che raccoglierai che farai? Pubblicherai i migliori sul tuo blog che idee hai a riguardo? Anche perchè chi ti seguirà vorrà anche curiosare tra le speranze altrui………oppure aspettiamo la fine del viaggio per avere una visione più ampia dei sogni che hai raccolto?

La cosa bella di fare tutto camminando è che camminando ho il tempo per pensarci ed ancora non sono certa di quello che volevo farci, vorrei fare un’installazione cioè riempire una stanza piena di scatole contenenti i sogni dove la gente entra e pesca i sogni e se li legge ma ho un sacco di idee a riguardo anche perchè voglio che i sogni rimangano anonimi oppure potrei pubblicare sul mio sito quello che quella settimana mi è piaciuto di più……oppure potrei fotografarli uno ad uno e creare un’archivio e poi scegliere un posto simbolico dove bruciarli per liberarli che può essere l’Etna in Sicilia poi comunque si vedrà non ho ancora ben chiaro ora cosa voglio fare di quello che scoprirò strada facendo.

 

9) In conclusione dacci un buon motivo per seguire questa tua avventura….

Io sto seguendo il mio sogno e penso che possa essere magari d’ispirazione per avere il coraggio a seguire i propri e poi comunque potrebbe essere divertente scoprire quello che mi succede strada facendo.

 

darinka

 

Ora spero che la mia simpatica concittadina abbia suscitato il vostro interesse cari amici, e se c’è qualcuno che desidera o vuole supportare il viaggio di Darinka e magari confidarle il vostro sogno vi lascio qua a seguire i link per seguire la sua nuova avventura

Walkaboutitalia

 e naturalmente la potete seguire sulla pagina facebook 

Io non posso augurarle che un grosso in bocca al lupo e naturalmente ci rivedremo al suo ritorno per farci un’altra bella chiaccherata!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La pura casualità dei Kerygmatic Project

Quando ho ricevuto la notizia che i Kerygmatic erano di nuovo in studio a registrare nuove tracce per un nuovo album sono rimasto sorpreso, infatti il trio capitanato da Samuele era reduce dalla pubblicazione di Greek Stars Gallery, un lavoro che personalmente ho molto apprezzato e che ha ricevuto anche buoni responsi dalle critiche, quindi spinto da una sana curiosità mi sono messo in contatto con la band e mi sono preparato ad andare nella loro tana a ficcare un pò il naso.

Visito sempre volentieri lo Dreamer’s Lake Studios, cresciuti nel tempo con la passione per la musica ed il duro lavoro di Samuele, da piccola tavernetta dove dei giovinastri sbarbati si ritrovavano per strimpellare ed ascoltare musica si è trasformato in un vero e proprio studio dove i nostri lavorano ai loro progetti ed hanno cementato un’alchimia e una unione d’intenti artistici oltre che una lunga amicizia.

 

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 Quella che segue è il sunto di una lunga e piacevole chiaccherata tra il serio ed il faceto con il trio stresiano:

1) L ‘ultima volta che ci siamo visti, eravate in procinto di pubblicare “Greek  Stars Gallery” è ora di tirare un bilancio.

DANILO, MARCO, SAMUELE: Quando si ha qualcosa da esprimere e lo si ritiene importante, non si può restare a lungo inattivi e in silenzio. Greek ha riscosso un buon successo di pubblico, soprattutto all’estero, e ha ottenuto riconoscimenti estremamente positivi anche dalla critica internazionale. Speriamo di ottenere conferme anche per questo nostro nuovo lavoro. Il bilancio è quindi per noi positivo, ma si può e si deve sempre migliorare: considerarsi “arrivati” è sempre un errore. In realtà ogni passo in avanti costituisce un elemento che ci conferma di aver avuto ragione nel percorrere questa strada, per quanto a tratti possa risultare impervia.

2) Ma comunque non vi siete seduti sugli allori, se non sbaglio avete appena pubblicato un nuovo album che s’intitola?

DANILO: By Sheer Chance. Che a dispetto del titolo (per pura casualità), ogni brano ha un significato ben preciso in rapporto a tutti gli altri.

SAMUELE: Qualcuno ha definito By Sheer Chance “l’album della conferma”. Stando agli standard valutativi di un certo tipo di stampa, peraltro pure qualificata, si usa dire che un primo album lo sanno fare praticamente tutti, un secondo, che sia anche buono, solo alcuni, mentre un terzo, che non sia una variante del precedente, pochissimi. Il terzo album sarebbe dunque quello che generalmente conferma il valore di una band. Al di là di questo modo di vedere, credo che By Sheer Chance sia un album di carattere, dotato di una forte componente analitico-descrittiva. Lascio volentieri agli ascoltatori l’ultimo parere in fatto di gusto, e alla critica le valutazioni di rito in merito al “valore” che l’album possiede.

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3) Raccontatemi brevemente come è nato questo album, con che idea vi siete barricati in studio e di che concetti avete introdotto nel vostro songwriting?

DANILO: Volevamo, anzi, vogliamo far capire al pubblico che ogni nostra produzione è qualche cosa di unico. Cerchiamo sempre di innovare, ditrovare qualcosa di unico nei brani che componiamo. In questo lavoro la batteria ha una sonorità completamente diversa rispetto a Greek, ma non voglio togliere la curiosità all’ascoltatore di scoprire cosa è cambiato.

MARCO: Dopo Greek Stars Gallery ci siamo buttati a capofitto nella creazione del nuovo album By Sheer Chance riunendo tutto il materiale sonoro e le idee che mano a mano si presentavano. A differenza di GSG, dove prevaleval’aspetto orchestrale, BSC è più orientato ai suoni sintetici, ai campionamenti. Parlando dal punto di vista “tastieristico” si è decisamente sperimentato di più sulla ricerca di suoni nuovi sia per quanto riguarda gli assoli che i tappeti, senza però disdegnare strumenti più “classici” come l’onnipresente organo Hammond.

SAMUELE: Molti brani sono stati scritti insieme, quasi di getto, solo alcuni sono il frutto di personale composizione e, talvolta, hanno richiesto più tempo: la canzone By Sheer Chance e Living with no Regrets sono al riguardo esempi eloquenti. Gli arrangiamenti, invece, sono sempre opera del nostro comune intento, atto a inquadrare, nella maniera che ci sembra più corretta, ciascun brano nel suo contesto specifico. I temi e i concetti che si sviluppano nell’album sono molti; già nella copertina sono ravvisabili elementi che richiamano ai suddetti, ma non vorrei togliere all’ascoltatore il piacere di scoprire ciò che abbiamo desiderato esprimere nei nostri pezzi.

4) In sostanza qual’è il vostro messaggio?

DANILO: Qualsiasi sentimento ti trasmette la nostra musica, è giusto per te. Per questo “casualmente” tutto funziona.

MARCO: Dal mio punto di vista il nostro messaggio è: “venite a scoprire la nostra musica”.

5) L’anno scorso sono venuto a vedervi suonare in piazza a Stresa e devo dire che nonostante la location infelice avete fatto una buona performance, generalmente come reagisce il pubblico alla vostra musica?

DANILO: Credo che chi ci ascolti rimanga sempre sorpreso e affascinato di come solamente tre persone sul palco possano produrre qualcosa di “completo”, che non dia l’impressione che manchi qualcosa. Certo, abbiamo i nostri piccoli trucchi per far sì chequesto avvenga, ma il vero punto di forza credo sia la nostra intesa musicale. Quando il pubblico si accorge che i musicisti non stanno solo eseguendo un brano ma lo stanno “vivendo”, ecco, è inevitabile che si senta coinvolto a sua volta. Ed è questo che accade nelle nostre esibizioni.

MARCO: Il pubblico reagisce bene alla nostra musica, è coinvolto e si diverte. Quello che abbiamo notato è che anche lo straniero ascolta con piacere quello che suoniamo, forse per il fatto che si è scelta la lingua inglese come mezzo di comunicazione. Per ora, leggendo sui blog, parlando con le persone, si capisce che la gente ci apprezza. Quello di cui abbiamo bisogno ora è un pubblico ancora più vasto con cui confrontarci

SAMUELE: L’esperienza al Gong Festival di Bologna è stata molto utile al riguardo. Un pubblico selezionato di amanti del prog, ma non solo, è restato affascinato dalla nostra musica. Finito disuonare, un giornalista musicofilo presente, mi ha detto: “il vostro stile è perfettamente riconoscibile. Difficilmente rischierete di essere confusi con altre band che cavalcano l’onda progressive. Per me siete dei grandi artisti, continuate così!”.

 

6) Ok ultima domanda… datemi tre buoni motivi, ciascuno naturalmente, per ascoltare la vostra musica: mi raccomando siate convincenti!

DANILO: Quello che vi offriamo è “sorpresa”, “diversità”, “evasione”. Come questi tre aggettivi possano coesistere in un unico album, beh, sta a voi scoprirlo!

MARCO: 1) L’album è orecchiabile: nonostante ad un primo ascolto alcune canzoni possano presentare passaggi particolari, l’intero album può essere etichettato come “pop rock prog” in grado, a mio avviso, di soddisfare le orecchie di un’ampia platea di pubblico che spazia dall’ascoltatore occasionale a quello più interessato all’aspetto tecnico ed esecutivo. Un esempio di questo concetto è Living With No Regrets dove ad un cantato tipicamente rock si affianca un arrangiamento con tempi dispari e suoni sintetici tipici del sound progressive; 2) è fresco: il nuovo album è, come si diceva prima, completamente differente dal precedente per sonorità e stile.Oltre a questo, ascoltandolo dall’inizio alla fine ci si può accorgere che non c’è una canzone simile alle altre (a parte una, ma sta a voi ascoltatori scoprirlo); 3) è tecnicamente stimolante: parliamoci chiaro, parte del nostro pubblico suona e chi suona, per deformazione professionale, si sofferma molto sull’aspetto tecnico. Quello che abbiamo cercato di fare è quindi un buon mix tra quello che l’orecchio gradirebbe ascoltare e quello che un musicista vorrebbe suonare. A testimonianza di ciò, la prima traccia dell’album (The Sound Collector) è un pezzo interamente strumentale dove si fa largo uso di arpeggiatori, synth, tempi dispari, cambi di tonalità.

SAMUELE: 1) è musica fatta con mente e cuore: fa ragionare ed emozionare; 2) è musica trans-genere: da un certo punto di vista, infatti, non è così facilmente catalogabile, per cui è semplicemente musica contemporanea in quanto tale; 3) è musica prismatica: le varie sfaccettature che possiede portano l’ascoltatore a cogliere aspetti sempre nuovi.

 

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La chiaccherata con i ragazzi è stata lunga e come al solito molto piacevole, ma per dare un’idea a chi volesse sapere di più sulla loro musica può connettersi ai loro links di facebook , You Tube oppure sul loro sito ufficiale .

Intanto vi lascio il videoclip di “I wanna be All of you” brano estratto dal loro nuovo album e naturlmente buon ascolto!

 

 

 

 

 

 

 

 

Appunti di viaggio: Couchsurfing in Chiang Mai

Sono un viaggiatore squattrinato e spesso per risparmiare e mantenere un budget di viaggio sottocontrollo mi affido al sito di Couchsurfing, e questa volta la fortuna mi ha portato a casa della piccola Joy e della sua famiglia nella quale mi sono subito sentito a mio agio così pieni di di calore e cortesia da farmi sentire come uno di loro. Joy universitaria dallo sguardo vispo ed il sorriso dolce mi ha accompagnato per tutti i miei giri, suo fratello un giovane rocker con il sogno di fare musica e la loro madre una signora dolcissima dalla quale sicuramente Joy ha ereditato sicuramente il suo sorriso.

Quando Joy non poteva accompagnarmi nei miei giri c’era sempre qualcuno pronto a rispondere ad ogni mia domanda, la giornata che ho trascorso con la madre di Joy è stata di sicuro la più interessante ma anche la più impegnativa, ci tenevo comunque a lasciare una buona impressione su questa signora. La giornata è cominciata a pranzo in un ristorantino fuori mano evidentemente frequentato da famiglie e gente del posto; mi sono lasciato tentare dalla cucina casalinga del nord cominciando con una noodle soup agropiccante veramente ottima per poi continuare con un’insalata di papaya con granchio fermentato ed accompagnato dall’immancabile sticky rice che serve a smorzare l’esplosione di sapori che si ha in bocca dopo il primo assaggio!! Ma è talmente gustosa che vi assicuro che il fatto che è fottutamente piccante passa in secondo piano. Il pranzo è stato molto piacevole e la mia ospite sembrava compiaciuta del fatto che mangiavo di gusto e nonostante che parlasse poco in inglese ci si intendeva gesticolando parecchio e poi penso di essermi quasi sempre fatto capire! Terminato l’ottimo pranzo era ora di cominciare il nostro tour che è partito dal Museo nazionale di Chiang Mai che per nostra enorme sfortuna era per metà chiuso per restauro e di quello che ho potuto vedere il pezzo che mi ha più colpito era un’antica maglia di lino,parte del corredo di un guerriero, con sopra disegnate svariate formule “magiche” che secondo la targhetta delle spiegazioni avrebbe dovuto fornire protezione in battaglia un pò come un’armatura ma dall’evidente sbrego che attraversava il capo di lino all’altezza del costato non dovevano funzionare un gran chè. L’altro pezzo interessante che ha attirato la mia attenzione è stato un’antico strumento per fare tatuaggi, oggi il tatoo tradizionale thai l puoi fare un pò dappertutto poi quando Angelina Jolie ne ha esibito uno nel film Wanted è quasi diventato una moda, ma questo genere di lavoro non ha solo una funzione decoratiava, guardandolo di sfuggita può sembrare solo un’intreccio di linee verticali ed orizzontali ma ad uno sguardo più profondo vi accorgerete che che sono un dedalo di linee e formule che vengono tracciate ad personam e non ne esiste uno uguale all’altro ed è praticato solo dai monaci che durante la seduta pregano e caricano di energie positive il tatuaggio sicchè da proteggerti e quando questa protezione viene meno basta bussare ad un convento per una “ricarica” veloce. In Thailandia è molto facile farsi tatuare con il bamboo ma è difficile trovare un monaco disposto a farlo.

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Il pomeriggio poi è proseguito con la visita al Baan Roi An Phang Yang un piccolo museo creato da Mr Ajarn Charuai Na Sunthorn che secondo me contiene la vera anima della cultura Lan na immortalata nelle sculture lignee che questo personaggio ha raccolto e prodotto negli anni,essendo lui stesso maestro nell’arte dell’intaglio, per preservarli come testimonianza alle generazioni future di un’arte manuale che sta andando persa schiacciata dalla industria che all’opera paziente di un mastro artigiano si contrappone con prodotti senz’anima creati dalla fredda precisione di una macchina e dalla logica di un mercato che crea più prodotti di quelli realmente indispensabili. Il lavoro di Mr Ajarn è arrivata perfino alla corte di Bangkok tanto che la Sua Maestà la Regina rimase colpita dalla bellezza del museo durante una visita ufficiale, ciononostante il museo si autofinanzia e si mantiene facendo pagare un piccolo ingresso e vendendo alcuni prodotti da artigiani locali senza alcun sussidio statale, ma andarci secondo me vale la pena, purtroppo non hanno una guida che parla inglese e la mia ospite per quanto fosse di una cortesia impareggiabile non poteva stare dietro alle migliaia di domande ed osservazioni che mi ronzavano in testa.

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Suddiviso in diversi livelli comincierete un viaggio onirico nel mondo orientale ogni statua sembra poter prendere vita da un momento all’altro, figure mitologiche come garuda o sirene, scene tratte dal poema epico Ramayana riprodotte su tronchi d’albero talmente finemente che più ci si avvicina all’opera si scopre un nuovo particolare ed ogni personaggio di per sè è un capolavoro di precisione e cura e nel suo complesso rende l’opera strabiliante.

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Di sala in sala passo dopo passo mi perdevo nell’atmosfera di questo museo fino quando mi guardo avanti e vedo lei, la ragazza con l’elefante questa statua era posizionata davanti ad un finestrone illuminato dalla calda luce del sole pomeridiano e contoluce le sensuali forme della ragazza abbandonata in un abbraccio alla testa di un enorme elefante mi ha colpito come un fulmine e me ne sono subito innamorato, il cuore mi pulsava come un martello pneumatico mentre la bocca mi si asciugava, il viso dai lineamenti delicati era incorniciato da una ghirlanda di fiori finemente cesellati le labbra voluttuose che accennano un sorriso che esprimevano serenità pace nell’unione con l’elefante che rappresenta la forza e la calma, entrambi fermi ed immobili come se da un’istante all’altro un respiro o un leggero movimento potesse animare questa opera, un pò come Michelangelo che difronte al suo David esclamò “E pur mi sembra vivo”.

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Forse le foto non le rendono giustizia ma provavo una voglia irresistibile di toccarla quindi proseguii il giro e lasciandomi incantare da altre mirabili opere!

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Questo fantastico viaggio all’interno di questa galleria mi ha portato al Dhamma Satharn ovvero il santuario del Dhamma un’area della galleria che riproduce un tempio nella foresta che viene aperta gratuitamente a chi viene a praticare ed a promuovere la parola del Buddha.

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Il santuario è l’ultimo ambiente di questo museo che mi ha incantato, una collezione strabiliante che ti racconta senza parole molto se non tutto della cultura e tradizione Lanna ed uscendo la voglia di rifare il giro era tanta, prendersi la briga di arrivare fino a questo museo verrà ripagato. A questo punto pensavo che la giornata volgesse al termine ero stato bene ma la mamma di Joy aveva altri piani, ho ricevuto un invito a cena ad un ristorante tipico e dopo una sosta a casa per rinfrescarci ci siamo preparati per andare a cena. Pensavo a qualcosa di informale magari al Night bazar invece la serata che mi si prospettava era di tono totalmente diverso………

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C’era un tavolo prenotato ad uno dei ristoranti del Grand Oriental Mandarin Hotel (foto) a nostro nome, da qua in poi ho cominciato a sentirmi a disagio, ero vestito come un barbone e stavo entrando in luogo dove si richiedeva un minimo di etichetta……ed io che mi sarei accontentato di una pad thai cucinata a bordo strada ho cominciato a vergognarmi quando intorno al nostro tavolo cominciavano a ronzare camerieri in livrea, io di solito in posti del genere ci lavoro e verso i miei colleghi asiatici provavo una sorta di senso di colpa misto a solidarietà ma non potevo indispettire la mia ospite quindi ho indossato uno dei miei sorrisi d’ordinanza più convincienti ma qualcosa deve essere trapelato quando ho aperto il menù e guardato i prezzi e sono paurosamente sbiancato perchè la mia ospite si è premurata di rassicurarmi che non avrei dovuto preoccuparmi di niente che offriva lei (meno male!!) quindi cercai di ricompormi e godere di quel banchetto composto da piatti tradizionali che comprendevano svariati tipi di zuppe, curry piccantissimi e l’immancabile tom som thai l’insalata di papaya che io tanto adoro. La cena è stata a dirpoco superlativa tutto era perfetto ed il servizio curato e discreto (che altro aspettarsi da un posto di questo calibro!) ma comunque ribadisco il mio amore per la trattoria ed il cibo da strada si sposa meglio con il mio carattere!! Anche se……ho provato nel intimo più profondo un certo piacere sadico nel farmi servire……

Questa giornata la ricorderò per molto tempo, mi sono speso in lunghissimi ringraziamenti nei confronti di Joy e la sua famiglia mi hanno fatto sentire in famiglia e non finirò mai di ringraziarli per la cortesia e la gentilezza che hanno avuto nei miei confronti e magari chissà magari un giorno troverò una qualsiasi scusa per tornare a trovarli.

Ciao Jeff

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Ieri il mondo del metal ha subito una grande perdita, Jeff Hanneman chiatarrista storico degli Slayer si è spento in ospedale della California del sud. La notizia l’ho ricevuta ieri mattina via sms da un’amico, pensavo ad uno scerzo ma quando ho aperto facebook ed ho letto il comunicato della band mi ha preso un senso di tristezza, anche se non lo conoscevo personalmente conoscevo la sua musica che è stata la colonna sonora della mia giovinezza. Jeff degli Slayer era l’elemento più schivo sul palco non si dimenava come un pazzo o correva da una parte all’altra dello stage era statico lui faceva parlare il suo strumento con i suoi riff duri come il granito e assoli potenti e veloci come un treno, ha posto la firma nella composizione di capolavori come Raining Blood, South of heaven e la lista dei capolavori di cui Jeff era compositore è molto fornita!

Artista timido e poco incline alle luci della ribalta il suo stile e la sua musica ha influenzato le nuove generazioni di metallari, sono tantissime le band che tra le loro inflenze più importanti citano gli Slayer. Jeff ci ha lasciato un grande vuoto musicale ed umano.

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Mentre ieri mi ascoltavo in cuffia Decade of Aggression mi sono immerso dei loro concerti a cui ho partecipato, a quella selvaggia euforia che mi trascinava nel pogo sopprimendo ogni istinto di autoconservazione, mi ricordo quel Gods of Metal dove nell’esaltazione ho praticamente perso chiavi di casa, soldi, scarpe ed il biglietto per il giorno dopo………o quella volta che sono arrivato facendo stage diving fin sotto il palco dove lui e Tom Araya guardavano compiaciuti.

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Ora lo immagino là nel paradiso dei rocker a fare jam sessions con Dimebag Darrel, Cliff Burton, John Bonham e tutti quei grandi che hanno smesso di suonare quaggiù per cominciare a rockeggiare lassù! Comunque vada quaggiù rimarranno immortali perchè la loro arte oramai fa parte di noi e quando un ragazzino chiuso della sua stanzetta suonerà si suoi riff Jeff tornerà a vivere nella sua musica.

                                                                    

Ciao Jeff ci mancherai molto.

Appunti di viaggio: Ayutthaya l’antica capitale.

Nonostante l’aspetto dimesso di una cittadina provinciale immersa nella campagna, Ayutthaya è stata per oltre 400 anni ed è una meta importante per chi abbia voglia di addentrarsi nella cultura asiatica. Posizionata al centro di un’isola formatasi dalla congiunzione di tre fiumi il Chao Phraya, il fiume Lop Buri ed il fiume Pa Sak, le attribuirono il titolo di città inassediabile attirando a se commercianti da Giappone, Cina, Francia, Olanda e Portogallo. Verso il XVII secolo Ayutthaya era una vera e propria perla asiatica fascinosa e culla di cultura estendeva il suo dominio nel Laos in Cambogia ed in parte del Myammar. Ma la storia ebbe un tragico epilogo nel 1767 quando dopo diversi conflitti i burmesi arrivarono alle porte della città la cinsero lungamente d’assedio fino ad aprirsi una breccia con l’invasione ci furoni saccheggiamenti e numerosi templi furono dati alle fiamme la famiglia reale fu catturata e trucidata, molti tesori andarono persi. In seguito i burmesi abbandonarono la campagna rinunciando l’annessione di Ayutthaya ai loro domini.  Dopo la distruzione della città, il generale Taksin riunì la gente di tutti i territori e migrò con quello che rimaneva dell’esercito verso sud si stabilirono nei pressi di un piccolo villaggio di pescatori chiamato Thonburi dove porsero il primo mattone di quella che oggi noi conosciamo come Bangkok.

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Nel 1981 durante il 15mo meeting del UNESCO a Cartagine fù inclusa nella lista dei patrimoni dell’umanità, nonostante la sua importanza storica e culturale Ayutthaya è lontana dall’essere definita una città turistica vive una fase di passaggio tra la vita agreste a quella industriale ma lo stile di vita è tipicamente thai. Meta delle escursioni dalla vicina Bangkok Ayutthaya non offre tante attrattive, oltre gli antichi templi, io mi sono limitato ad esplorare le principali templi nel cuore della città il Wat Mahathat ed il Wat Ratchaburana.

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Come nella più famosa Angkor (di cui parlerò più avanti) i templi di Ayutthaya sono una rappresentazione della cosmologia Hindu-Buddhista secondo la quale l’universo era formato da elementi orizzantali e verticali, dove gli elementi orizzontali rappresentano inferno, terra e paradiso. L’elemento verticale principale è il prang che rapresenta il monte Meru casa di Brahma e delle divinità importanti attorno al quale luna e sole compiono le loro rotazioni, mentre i chedi minori e le pagode vanno a rappresentare picchi e mari che circondano il picco principale.

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Aggirandomi per queste rovine mi sono lasciato andare a viaggi fantasiosi cercando di ricostruire lo sfarzo di queste rovine, chissà quali mistici segreti erano conservati in questi templi, quanta sapienza è andata persa con l’invasione burmese. Ma queste pietre sono cariche di storia che se potessimo sentirle di sicuro potremo rimanere ancora meravigliati come bambini che ascoltano una favola.

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Una sosta di due o tre giorni è più che sufficiente per visitare questa città provinciale che è stata il cuore di un’impero prospero, lasciatevi incantare durante una crociera intorno alla città al tramonto o andate a cenare con i Wat illuminati sullo sfondo, Ayutthaya saprà affascinarvi!

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