pensieri ed immagini della mia vita

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La dispensa del folletto

L’inverno sul lago è ormai un pallido ricordo, nonostante qualche montagna sia ancora spruzzata di bianco, le colline che incorniciano il nostro bellissimo lago da brulle e tristi si stanno rinnovando tornando verdi e rigogliose e come sempre mi meraviglio della bellezza di questi paesaggi, i prati si ricoprono del giallo intenso delle primule, mughetti e tarassachi che fioriscono stoicamente anche tra le fessure dei muretti a secco.

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Finiti i viaggi, almeno fino a novembre, è ora di scrollarci dalle spalle quel senso di svogliata indolenza che mi avvolge da novembre a febbraio e rimettermi in moto, la cantina e la dispensa ormai sono desolatamente vuote, consumate dalle mille occasioni conviviali che nel periodo dei saturnali prendono le dimensioni esagerate dei sontuosi baccanali del Re Sole dove il cibo sommerge le tavole imbandite e la birra scorre impetuosa come un fiume in piena. E’ ora di ricominciare a produrre come lo scorso anno oltre la birra una piccola scorta di marmellate, composte e sott’aceti vari depredando alberi da frutto e barattando dai vari coltivatori di orti quello che mi serviva. Ho sperimentato un po’ di ricette nel corso della stagione scorsa alcune delle quali fornitemi dai cuochi che lavorano con me al ristorante, e spero di trovare il tempo di condividerne con voi alcune. La prima cotte di questo 2016 bisesto sarà una decina di litri del mio idromele che è diventato oramai un classico della mia produzione. Intanto però non sono proprio a bocca asciutta ho ancora qualche litro dell’ultima cotta della scorsa stagione, dopo tante birre scure avevo bisogno di tornare agli albori della mia produzione brassicola facendo una birra chiara poco impegnativa da bere al aperitivo/merenda e trovando poco soddisfacenti le lager mi sono orientato verso il mondo delle “bianche”. In gioventù amavo piazzarmi in riva al lago d’ estate e gustarmi una bella Hoegaarden, mettevo su un paio di hit rock presenti nel vecchio juke box e limonavo duro con la mia fidanzatina dei tempi, e seguendo questo piccolo ricordo giovanile mi sono orientato sulla produzione di una Blanche che naturalmente ho personalizzato secondo i miei gusti. Nei vari post del “folletto della birra”  ho raccontato scampoli di storie leggende del mio lago, scoprendo un mondo fatto di fate e briganti, diavoli e santi storie che si perdono in un passato pagano donandomi un altro modo di vedere e vivere il paesaggio che mi circonda. E come al solito mi sono rivolto a questo mondo per trovare ispirazione che è giunta durante ad una delle mie passeggiate per i boschi, appenda fuori dal centro di Brisino andando verso il cimitero si trova un pannello……

#birra  #birra, #LagoMaggiore

 #birra, #LagoMaggiore, #Stresa

Continuando per il sentiero, passeggiando per antichi vigneti e frutteti terrazzati che il tempo e l’incuria ha restituito alla natura mi sono ritrovato a immaginare chi fosse questa Exobna quale fosse stata la sua vita, era una principessa celta, una umile contadina, un druido dai misteriosi magici oppure una fiera guerriera che si opponeva alla invasione delle legioni romane che portavano la Pax imperiale sulla punta dei loro gladi e come il mio solito mi sono perso nelle mie fantasticherie corroborate da anni di letture Fantasy, cercando tra le eroine che mi hanno emozionato di più, ma tra tutte queste principesse, maghe e prostitute quella che nella mia mente assomigliava di più a Exobna era Ygritte la fiera moglie di lancia dei bruti che con la sua breve apparizione nelle Cronache del ghiaccio e del fuoco mi era entrata nel cuore con la sua storia tragica, purtroppo non tutte le belle storie hanno un lieto fine.

#Ygritte, #LagoMaggiore, #Brisino 

Così una volta tornato a casa mi sono messo d’impegno e spremendo ogni singola goccia del mio scarso talento nel disegno ho cercato di dare forma alla mia Exobna per dare un’etichetta alla nuova nata………naturalmente con risultati come al solito discutibili. Intanto mentre scrivo questo post il mio idromele fermenta allegramente ed io mi concedo un sorso della mia birra mentre guardo il mio bellissimo lago e mi godo una stupenda giornata primaverile. Una piccola pausa perché come recita il motto di casa Stark “L’ inverno sta arrivando” e la dispensa del folletto va riempita.

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Appunti di viaggio: Storie e suggestioni sulle sponde della Moldava.

“Ora conoscete tutti
I bardi e le loro canzoni
Quando le ore saranno passate
Chiuderò gli occhi
In un mondo lontano
Potremo incontrarci di nuovo
Ma ora ascoltate la mia canzone
Sull’alba della notte
Cantiamo la canzone del bardo
.”

                                                                     Blind Guardian

Solo le canzoni di un bardo possono raccontare questa storia che affonda le sue radici nel mito della principessa Libuse, terzogenita del re e nipote del primo Re di Boemia era la principessa più amata per la sua saggezza e la lungimiranza si pensava fosse dotata del dono della preveggenza. La leggenda vuole che un giorno al calare della sera, quando il sole si nasconde dietro l’orizzonte e le tenebre cominciano ad occultare ogni cosa alla vista, la principessa il suo consorte ed il loro seguito stessero passeggiando sulle mura di cinta della fortezza di Visehrad ad un certo punto Libuse si fermò e colta da una premonizione ed indicando un punto lontano oltre il fiume profetizzò:

“Vedo una città
che sarà illustre nel mondo
e la cui gloria raggiunge le stelle.
Questo luogo è celato nelle profondità dei boschi,
a nord lo protegge la valle del Brusnice,
a sud una grande montagna rocciosa.
La Moldava si apre la strada sotto le sue pendici.
Costruite questa città, ve l’ordino,
là dove io vi indicherò.
Sulla Moldava, sotto Petřín,
un falegname fabbrichi con il figlio una soglia;
e per questa soglia chiamate la città Praga.
I popoli, seppur forti come leoni,
curveranno la testa davanti a questa soglia
per averla salva.
Così la mia città
avrà lode e gloria
.”

Libuse

Il giorno seguente vennero inviati messi a cercare il falegname nella direzione che la profezia aveva indicato e sotto la collina di Petrin trovarono un falegname e suo figlio che stavano segando un albero che sarebbe servito per costruire la soglia della casa del figlio, Prah in ceco significa porta ed ha così l’inizio il mito di Praha ovvero Praga………

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Esistono mille altre storie che narrano la vita di questa mitica principessa, molte sono poco più che favole che si raccontano ai bambini nelle fredde serate invernali ma sono solo alcune delle storie che questa città custodisce. Passeggiare lungo la Moldova oppure tra le vie di Mala Strana attraverso i suoi giardini nascosti oppure attraversare il Ponte e perdersi per le vie di Stare Mesto, Praga ti affascina come affascinano le belle ragazze che incroci per le strade, ad un’occhiata superficiale può sembrare fredda e distante come solo le fredde capitali del nord ma non bisogna confondere, non è freddezza è sobrietà data dalla consapevolezza della grandezza del patrimonio di questa città che fu capitale del mondo.

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Quello che ho capito passeggiando per le strade di Praga è che Praga ed ogni ceco hanno i piedi profondamente piantati nel passato ma lo sguardo decisamente proiettato al futuro, come se il buio in cui era sprofondata dalla seconda guerra mondiale in poi, passando attraverso il comunismo si sia finalmente dissolto, dalla caduta del muro alla liberazione dal regime Praga sta ritornando a prendersi quella gloria che la principessa Libuse profetizzò secoli fa.

Appunti di viaggio: Echo Valley e bare sospese.

Le giornate a Sagada scorrono veloci, sarà per tutte le bellezze naturali che riempiono gli occhi, sarà per le lunghe e solitarie passeggiate in questi meravigliosi luoghi che danno l’impressione di essere sperduti se non fosse per i contadini che si recano ai loro campi e sporadici viaggiatori che incroci sulla strada. La mia “esplorazione” di oggi mi conduceva verso la Echo valley, seguendo un sentiero che si snoda presso il cimitero e si inoltra nella valle per poi scendere a picco, ma prima di scendere verso fondovalle misi alla prova la fama del posto lanciando due poderosi eja eja alalà e visto che il gioco mi divertiva, in quel momento ero solo, ho lanciato un viva la gnocca(perdonatemi ma ogni tanto un pò di sana stupidità ci stà…..) esaurito il momento ludico mi sono riimmerso nel silenzio placido della foresta, pini dall’alto fusto si mescolano a banani che crescono selvatici e felci che sembrano più alberi le cui fronde raggiungono dimensioni ragguardevoli.

#EchoValley, #Sagada

Il verde cangiante contrastava il blù intenso del cielo sgombro da nuvole e quando i raggi del sole riuscivano a penetrare quella folta verzura creavano giochi di luce che rendevano l’atmosfera se vuoi un pò magica, diversi tipi di uccelli trovavano alloggio sotto quelle volte e accompagnavano i miei passi con il loro gorgheggiare. Arrivato a fondovalle mi sono ritrovato davanti ad uno sperone di roccia alto svariati metri sulla cui parete sono state sospese delle bare, disseminate per tutta la echo valley alcune di queste bare arrivano ad avere secoli mentre alcune sono più recenti segno che le antiche tradizioni animiste sono ancora fortemente radicate nel DNA di questa popolazione montana. Ma ottenere questo tipo di tumulazione è un onore che pochi possono permettersi, per ottenere questo onore l’anziano prima della fine dei suoi giorni deve offrire agli spiriti ancestrali un sacrificio di venti maiali ed una quantità tre volte superiore di polli. L’onore comporta anche l’onere infatti la gente crede che le anime dei defunti siano anche i guardiani che tengono lontano la malasorte e gli spiriti malefici.

#EchoValley, #Sagada #EchoValley, #Sagada

#EchoValley, #Sagada

Prima di prendere il sentiero che mi avrebbe riportato in paese ho lasciato una piccola offerta agli spiriti protettori di questa valle, nello zaino avevo una fischetta con del buon rum e dopo averne versato un pò spero di essermi essermi ingraziato la buona sorte e di essermi fatto perdonare per aver disturbato l’eterno riposo.

Intervista a mondoteo

Oggi accantono un’attimo il piccolo taccuino di appunti di viaggio per proporvi l’intervista pubblicata settimana scorsa da Carlo L’antiviaggiatore. Intervista nata così per caso rispondendo a qualche post su un groppo di facebook che parla di blog e viaggi nel quale si discuteva su quali libri erano da portare in viaggio, io scrivevo che i libri di Salgari erano un’ottimi compagni durante un roadtrip in Asia, da li ne è nata una divertente chiaccherata su avventure salgariane e viaggi che si è poi trasformata nell’ intervista che potrete leggere cliccando sulla foto qua sotto, buona lettura!

 

#Salgari, #Asia, #Amoviaggiare

Appunti di viaggio: On the road to Sagada.

La piccola vacanza delle mie guide era giunta al termine, Jehan e Claudyl dovevano ritornare nella city per riprendere la loro quotidianità, non finirò mai di ringraziarle per la disponibilità e la amicizia disinteressata che mi hanno mostrato introducendomi in questa nuova avventura che anche se cominciata da poco mi aveva già regalato tante emozioni. Separate le nostre strade ero di nuovo solo, ho passato ancora un paio di giorni a bighellonare in spiaggia prima di trovare la voglia di rimettermi in strada e cambiare panorama. Davanti a me si snodava un lungo percorso che seguiva la costa della provincia di Zambales, attraversava la provincia di Pangasinan per entrare nella provincia di Benguet e fare tappa nella città di Baguio, la porta d’accesso alle provincie montane.

#road, #toSagad

Se programmate un viaggio nelle Filippine mettete in conto di passare tanto tempo in autobus, che rimane il mezzo più affidabile per raggiungere tutte le destinazioni, presa con pazienza e con parecchia filosofia può alla fine risultare anche piacevole. Dal mare alla montagna con lo sguardo puntato fuori dal finestrino cercando di cogliere immagini e profumi dai villaggi dei pescatori in riva al mare che lasciavano posto alle immense distese di risaie, piantagioni lussureggianti di mango banane e cocco, qua e la qualche vacca e qualche bufalo pascolano pigramente mentre la strada comincia a salire prima colline montagne fino a Baguio dove sono arrivato che oramai era notte, stanco dalla lunga giornata mi sono trovato un piccolo rifugio non avavo un gran interesse nel cimentarmi nella visita della città nonostante che Baguio viene considerata il punto d’incontro tra la cultura delle basse Filippine e la cultura animista delle tribes che ancora vivono a nord. Avevo voglia di perdermi nelle foreste e ammirare quelle vallate dove la paziente mano dell’uomo ha modellato le montagne quindi il giorno seguente all’alba ero in pista pronto per prendere l’autobus.

#road, #toSagad #road, #Sagada

#road, #Sagada

Lasciata di buon ora la città, non dopo una colazione da campioni, l’autobus di linea ha cominciato ad arrampicarsi lungo la Hanselma highway fino a toccare quota 2255 m. un lungo serpentone di asfalto che si inoltra nel cuore della cordigliera passando attraverso piccoli villaggi di contadini dalle case di bamboo, spesso dovevamo superare carretti stracarichi destinati a chissaquale mercato. Immense pinete che colpite dal primo calore mattutino si ricoprono di una sottile nebbia che turbina a valle trasportata dalla brezza montana che rendeva l’aria fresca carica dell’odore pulito delle foreste e della terra e così dopo sole 6 ore di autobus nel primo pomeriggio finlmente ero arrivato alla mia destinazione.

#road, #Sagada #mondoteo #road, #Sagada

#road, #Sagada

 

 

Appunti di viaggio: Vita da spiaggia e tipi da spiaggia.

Le giornate di Liw-Liwa passano come in una canzone dei Beach boys tra onde, sole e sabbia. In mare piccoli gruppi di surfisti seduti sulle loro tavole chiaccherano distrattamente mentre i loro sguardi inquieti scrutano i moti ondosi speranzosi di scorgere un’onda per celebrare quella comunione tra anima e mare mentre sul bagnasciuga le ragazze scoccavano i loro sorrisi più civettuoli ai ragazzi che si mettevano in mostra sfoderando tutte le loro abilità nella disciplina dello Skimboarding che consiste nel correre dal bagnasciuga verso l’onda di risacca che si forma a riva con la tavola gettarla in acqua e saltarci sopra per sfruttare l’onda come un vero e proprio tranpolino.

#soleemare, #surf, #pinoy, #amoviaggiare DSCN0657

#amoviaggiare, #surf, #wave

Tra tutti i ragazzi che vedevo sfrecciare verso l’acqua tavola in mano ce n’era uno che si produceva in evoluzioni che mi lasciavano sbalordito, la mia esperienza fantozziana di qualche giorno prima me lo faceva anche un pò invidiare, leggero come una farfalla si librava tra un’onda e l’altra. Quando chiesi alle mie compagne di viaggio se conoscevano quel “fenomeno” mi risposero che era Manoy il campione filippino di skimboarding che era appena tornato da dagli States dove aveva partecipato a delle gare e a degli eventi organizzati dal suo sponsor la Exile, ma lo zoccolo duro del suo tifo e maggiore sponsor del surfer rimaneva Liw-Liwa che porta orgogliosamente tatuata su un braccio. A Liw-Liwa non c’è nightlife, non ci sono fireshow o beach party si surfa fino a quando c’è luce la sera e si gode del bello che il mare ci offre sempre con lo sguardo perso a cercare la prossima onda che permetta a questi spiriti inquieti di librarsi sulla cresta dell’onda.

 

 

Neve, Leggende e homebrewing.

Anno nuovo……cotte nuove incomincio così questo nuovo appuntamento con il folletto della birra, la stagione scorsa avevo brassato circa una novantina di litri di birra che in questi mesi ha allietato le varie occasioni conviviali o serate intime in compagnia dei miei amati libri fantasy, adesso sono preso per i romanzi di Morgan Rice, insomma non sono mancate occasioni per stappare una buona birra. Di conseguenza la mia povera cantina sta cominciando ad assumere un’aspetto piuttosto desolato, così un pomeriggio di settimana scorsa ho messo a fermentare una trentina di litri di birra speciale aromatizzata con la mia ricetta segreta che chiamai Fiòca (neve in dialetto) che rispetto all’ultima volta che l’ho prodotta ha maturato appena 4 mesi quindi quando la stappai lo scorso anno la trovata buona ma risultava ancora troppo giovane, così tanto per non sbagliare ho anticipato la cotta. Ora la Fiòca gorgoglia felice e soddisfatta nella sua damigiana in cucina mentre fuori dal tepore di casa l’inverno ci fa conoscere i rigori di un febbraio siberiano.

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   #Brisino, #febbraiosiberiano

Questi sono i giorni della Giobia (si pronuncia con la O chiusa) che è un personaggio che anima le leggende pagane che si raccontavano ai bambini al caldo del focolare, è una strega ma molti la confondono con la più benevola e simpatica befana, la giobia infatti è brutta porta un cappellaccio e va ingiro senza scarpe ma indossa due pesanti calzettoni rossi. Si diceva che vivesse nel profondo dei boschi ed era considerata la signora dell’inverno percorreva enormi distanze con le sue lunghe gambe secche saltando di albero in albero e ovunque lei passava le piante si rattrapivano per il freddo gli animali morivano, i laghi gelavano ed i prati si ricoprivano di brina. La giobia era una golosona ma non sapeva cucinare e non poteva neanche accendere il fuoco in quanto il calore per lei era mortale come del resto il sole quindi si nutriva di bacche, animaletti e occasionalmente quando era particolarmente fortunata bambini che preferiva consumare crudi ma se riusciva a rubare del cibo cotto allora si che era festa grande. Andava letteralmente matta per il risotto alla luganega e per la polenta e odiava gli uomini ma provava maggior astio per le donne forse per una malcelata invidia per la gioia della famiglia, i figli e la calda accoglienza di un focolare. Di notte la Giobia usciva dal bosco ed entrava nelle case, anche se porte e finestre erano ben serrate riusciva a trovare una via per infilarsi od al massimo si calava dal camino una volta che il fuoco si era spento e bastava lasciarle sul tavolo in cucina un piatto con un poco di polenta o risotto che allora non si correvano rischi. 

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Man mano che l’inverno si accorcia e si avvicina la primavera la Giobia diventava più cattiva e pericolosa e le sue visite si facevano sempre più frequenti e se non era soddisfatta di quello che trovava erano guai seri, si narra che moltissimi anni fa in un paese intorno al lago vivesse una povera vedova che abitava con la figlia, una graziosa bambina, in una piccola casupola ai margini di un boschetto dove le due povere sfortunate riuscivano a stento a mettere insieme un pasto decente e molto spesso toccava loro la sfortuna di dover solo stringere la cintura a cena. La piccola spesso s’inoltrava nei boschi per raccogliere un po di legna e cercare qualcosa da mangiare anche se il freddo inverno non dava molta scelta, la madre sempre preoccupata per la figlia le raccomandava di scappare se avesse incontrato la strega, e di rientrare a casa prima del calare del sole dato che la vecchia malefica usciva solo la notte.

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Una sera la bambina perse la nozione del tempo distratta da delle nocciole che stava raccogliendo e malgrado tutte le raccomandazioni e precauzioni fu colta dalla Giobia che le si parò davanti e le disse: – Stasera verrò a farvi visita e se non troverò niente di buono tu verrai con me per farmi da dessert!!!

La bambina atterrita dal terrore corse a casa e raccontò tutto alla mamma che per proteggere la sua piccola cominciò a lasciare della polenta sul davanzale della finestra ogni notte, purtroppo però una sera la povera vedova si dimenticò la parte per la Giobia che arrivando dopo mezzanotte per avere la sua polenta non trovandola s’infuriò. La bambina che intanto si era svegliata si nascose sotto le sue coperte e con un filo di voce chiamava la mamma, ma la strega le aveva lanciato un incantesimo che l’aveva sprofondata in un sonno profondo, e nonostante le grida e le lacrime della figlia continuava a dormire pacificamente. Il mattino seguente quando la povera vedova si svegliò e cominciò a fare i piccoli mestieri quotidiani e la colazione fù pronta cominciò a chiamare la figlia ma non ricevette risposta, allora la richiamò…… ma nulla……fu allora che si ricordò della Giobia e subito ebbe un terribile presagio che fu confermato quando vide che il lettino della piccola era vuoto. Subito il suo pensiero corse alla dimenticanza della sera prima e disperata si gettò nel bosco alla ricerca della figlia, ma non la trovò c’erano solo gelo e silenzio. La notizia della malefatta della strega fece velocissimo il giro del paese creando paura e sgomento soprattutto tra le donne terrorizzate dall’idea che i loro tesori più preziosi fossero rapiti o peggio………Solo una mamma coraggiosa ebbe un’idea, che se avesse funzionato avrebbe risolto il problema, la sera preparò la cena per la sua famiglia ed in più un paiolo di risotto con la luganega che adagiò in un angolo del giardino che guardava ad est dove il sole del mattino arrivava presto. la Giobia, che quella notte aveva fatto razie in tutte le case, quando trovò il pesante paiolo ricolmo di delizioso risotto non resistette alla tentazione e cominciò a mangiarlo con buona lena non accorgendosi che alba oramai era prossima. Quando il primo raggio di sole rischiarò il nuovo giorno andò a colpire la strega alle spalle come una pugnalata, fù allora che si rese conto di essere stata gabbata e prima che riuscisse a scappare prese fuoco e con un grido di odio si accasciò e di lei non rimase che un piccolo mucchio di ceneri e stracci fumanti. Come per magia la vita cominciò a rifiorire nel villaggio, i fiori cominciavano e germogliare e i ghiacci si scioglievano e dal bosco ritornò la piccola figlia della vedova libera finalmente dall’incantesimo della strega che divenne un lontano ricordo.

Ecco qua un’altra piccola storia che racconta la mia zona, il mio lago e la mia Stresa, spero che vi sia piaciuta come a me è piaciuto raccontarvela, fuori fa freddo e sembra che la vecchia strega si stia vendicando del vecchio torto subito, ma io sono chiuso al caldo della mia casetta e tutto questo parlare mia ha messo sete quindi alla salute……prosit!!

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