pensieri ed immagini della mia vita

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La dispensa del folletto

L’inverno sul lago è ormai un pallido ricordo, nonostante qualche montagna sia ancora spruzzata di bianco, le colline che incorniciano il nostro bellissimo lago da brulle e tristi si stanno rinnovando tornando verdi e rigogliose e come sempre mi meraviglio della bellezza di questi paesaggi, i prati si ricoprono del giallo intenso delle primule, mughetti e tarassachi che fioriscono stoicamente anche tra le fessure dei muretti a secco.

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Finiti i viaggi, almeno fino a novembre, è ora di scrollarci dalle spalle quel senso di svogliata indolenza che mi avvolge da novembre a febbraio e rimettermi in moto, la cantina e la dispensa ormai sono desolatamente vuote, consumate dalle mille occasioni conviviali che nel periodo dei saturnali prendono le dimensioni esagerate dei sontuosi baccanali del Re Sole dove il cibo sommerge le tavole imbandite e la birra scorre impetuosa come un fiume in piena. E’ ora di ricominciare a produrre come lo scorso anno oltre la birra una piccola scorta di marmellate, composte e sott’aceti vari depredando alberi da frutto e barattando dai vari coltivatori di orti quello che mi serviva. Ho sperimentato un po’ di ricette nel corso della stagione scorsa alcune delle quali fornitemi dai cuochi che lavorano con me al ristorante, e spero di trovare il tempo di condividerne con voi alcune. La prima cotte di questo 2016 bisesto sarà una decina di litri del mio idromele che è diventato oramai un classico della mia produzione. Intanto però non sono proprio a bocca asciutta ho ancora qualche litro dell’ultima cotta della scorsa stagione, dopo tante birre scure avevo bisogno di tornare agli albori della mia produzione brassicola facendo una birra chiara poco impegnativa da bere al aperitivo/merenda e trovando poco soddisfacenti le lager mi sono orientato verso il mondo delle “bianche”. In gioventù amavo piazzarmi in riva al lago d’ estate e gustarmi una bella Hoegaarden, mettevo su un paio di hit rock presenti nel vecchio juke box e limonavo duro con la mia fidanzatina dei tempi, e seguendo questo piccolo ricordo giovanile mi sono orientato sulla produzione di una Blanche che naturalmente ho personalizzato secondo i miei gusti. Nei vari post del “folletto della birra”  ho raccontato scampoli di storie leggende del mio lago, scoprendo un mondo fatto di fate e briganti, diavoli e santi storie che si perdono in un passato pagano donandomi un altro modo di vedere e vivere il paesaggio che mi circonda. E come al solito mi sono rivolto a questo mondo per trovare ispirazione che è giunta durante ad una delle mie passeggiate per i boschi, appenda fuori dal centro di Brisino andando verso il cimitero si trova un pannello……

#birra  #birra, #LagoMaggiore

 #birra, #LagoMaggiore, #Stresa

Continuando per il sentiero, passeggiando per antichi vigneti e frutteti terrazzati che il tempo e l’incuria ha restituito alla natura mi sono ritrovato a immaginare chi fosse questa Exobna quale fosse stata la sua vita, era una principessa celta, una umile contadina, un druido dai misteriosi magici oppure una fiera guerriera che si opponeva alla invasione delle legioni romane che portavano la Pax imperiale sulla punta dei loro gladi e come il mio solito mi sono perso nelle mie fantasticherie corroborate da anni di letture Fantasy, cercando tra le eroine che mi hanno emozionato di più, ma tra tutte queste principesse, maghe e prostitute quella che nella mia mente assomigliava di più a Exobna era Ygritte la fiera moglie di lancia dei bruti che con la sua breve apparizione nelle Cronache del ghiaccio e del fuoco mi era entrata nel cuore con la sua storia tragica, purtroppo non tutte le belle storie hanno un lieto fine.

#Ygritte, #LagoMaggiore, #Brisino 

Così una volta tornato a casa mi sono messo d’impegno e spremendo ogni singola goccia del mio scarso talento nel disegno ho cercato di dare forma alla mia Exobna per dare un’etichetta alla nuova nata………naturalmente con risultati come al solito discutibili. Intanto mentre scrivo questo post il mio idromele fermenta allegramente ed io mi concedo un sorso della mia birra mentre guardo il mio bellissimo lago e mi godo una stupenda giornata primaverile. Una piccola pausa perché come recita il motto di casa Stark “L’ inverno sta arrivando” e la dispensa del folletto va riempita.

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Appunti di viaggio: L’oro di Praga.

Praga è sinonimo di Storia, arte, cultura ma anche sinonimo di birra, “il pane liquido” come amano scherzosamente definire i cechi la bionda è prodotta sin dall’anno mille come è riportato nelle cronache raccolte nel monastero di Opatovice, il miglior grano della Moravia, il prezioso luppolo della qualità Saaz raccolto a mano e le acque cristalline di fonte lavorate sapientemente dai mastri birrai creano questa fragrante e spumeggiante bevanda che noi possiamo gustare. La birra quindi non è vissuta come una semplice bevanda ma è parte dell’identità nazionale ha un peso importante nella cultura popolare che potremmo paragonare al peso che ha la cultura vinicola in Italia e Francia.

 "U krále Brabantského" 

“Kde se pivo vari, tam se dobre dari” Dove si produce birra, si vive bene recita un vecchio detto boemo e per ragione di cose a Praga si vive benissimo, e potrete scegliere tra una vasta scelta di locali dai più antichi a quelli più moderni ma prima di sedervi e lasciarvi andare alla baldoria più sfrenata sappiate che ci sono delle piccole regole di bon ton giusto per non incappare in spiacevoli figure da punkabbestia, prima cosa evitare di disturbare gli avventori locali spostando sedie e tavoli per creare un proprio avanposto, cercate un posto libero o al massimo dividete il tavolo con qualcuno, su ogni tavolo c’è un mazzo di sottobicchieri prendetene uno e attendete il cameriere. Spesso per ordinare non è necessario parlare basta un cenno ed il cameriere vi porta una nuova birra, versare il fondo del boccale precedente in quello nuovo è considerata maleducazione e soprattutto ed anche i camerieri ve lo ricorderanno pedissequamente, quando pagherete il conto…….LASCIATE LA MANCIA!!!!

Dopo la caduta della cortina di ferro e di conseguenza l’arrivo del libero mercato alcuni dei più noti brand nazionali sono stati ceduti a multinazionali del settore, non senza polemiche soprattutto tra le fila dei più intransigenti tradizionalisti dando il via ad un nuovo “risorgimento”. Giovani Mastri Birrai si sono affacciati alla scena nazionale riproponendo birre di qualità rielaborando in chiave moderna antichi metodi di produzione artigianale con lo scopo principale di mantenere la autentica genuinità della tanto amata birra.

In conclusione vi consiglio di perdervi in questa città e deliziatevi con la magica atmosfera che Praga offre a tutti i suoi visitatori e quando alzate un boccale non state solo bevendo della birra ma state sorseggiando la storia di una nazione e se il vostro girovita ne risente e vi viene un po’ di pancetta non crucciatevi e ricorrete alla vecchia saggezza praghese che dice: Pivo dělá hezká těla ovvero La birra rende belli i corpi.

 

 

 

 

 

Manowar live @ Karlìn Forum Praga 20/01/2016

I Manowar sono uno di quei gruppi che ami o odi senza mezze misure, nel mio caso ho sempre avuto una grande ammirazione per i “Metal Kings” per il loro modo di essere dei coattoni, unici custodi del sacro fuoco del metallo, epici ed inossidabili sono sopravvissuti a cambi di mode e generi musicali. Quando, curiosando tra vari siti che parlano di musica metal venni a conoscenza che i nostri erano in tour non ci ho pensato due volte ed ho organizzato la trasferta in Repubblica Ceca.

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Ero molto eccitato per questo concerto, ho visto varie volte i Manowar e mi hanno sempre regalato grandi emozioni come quando al Gods of Metal del 1999 avevano mandato in delirio tutta la platea cantando “Nessun Dorma” la celebre romanza della Turandot di Puccini, che fece commuovere una platea ubriaca di metal e fiumi di birra. Praga mi sembrava la location perfetta con le sue storie e leggende per un concerto dei metal kings.

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Quando sono arrivato al Karlìn Forum ho avuto il tempo di farmi una birra e sgranocchiarmi un hot dog che le luci si sono abbassate si parte con I nostri che suonano “Manowar”, “Call to the Arm”,”Sons of Odin” granitici e senza sbavature c’è stato un emozionante omaggio ai fratelli del metal che ci hanno lasciato Lemmy, Scott Columbus, Dio e via dicendo mentre Karl Logan faceva sfoggio della sua tecnica sopraffina sulle note di “Master of the wind”.

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La performance dei nostri è stata ineccepibile, ma un’ora e mezza di show senza gruppo spalla mi sono sembrate un po’ poche un’altra cosa che mi ha deluso è stata il pubblico, sarà che sono Italiano quindi di natura passionale, ma il calore del pubblico era pari a quello di un gatto di marmo, sarà che sono abituato al calore delle arene italiche dove si canta, si fa sentire alla band la nostra presenza!! Un paio di mesi prima ero andato a vedere Anthrax e Slayer e Tom Araya ha interrotto lo show un paio di volte per calmare le intemperanze delle prime file, mi sono trovato a cantare per i fatti miei e ho cercato anche di pogare ma nessuno mi ha seguito, alla fine della serata uscendo dall’arena e osservando il pubblico ceco defluire calmo ed ordinato ho avuto un piccolo momento di nostalgia canaglia……neanche un porchettaro che venda generi di conforto, un concerto senza un panino porchetta cipolle/peperoni e ondate di maionese e birrona da battaglia non è un vero concerto metal!!!! Questa ed altre riflessioni mi giravano nella testa mentre mestamente tornavo in albergo…….ma un piccolo pub con un gruppo cover dei Iron Maiden e dell’ottima birra mi hanno distratto fino a notte fonda ma questa è un’altra storia.

Neve, Leggende e homebrewing.

Anno nuovo……cotte nuove incomincio così questo nuovo appuntamento con il folletto della birra, la stagione scorsa avevo brassato circa una novantina di litri di birra che in questi mesi ha allietato le varie occasioni conviviali o serate intime in compagnia dei miei amati libri fantasy, adesso sono preso per i romanzi di Morgan Rice, insomma non sono mancate occasioni per stappare una buona birra. Di conseguenza la mia povera cantina sta cominciando ad assumere un’aspetto piuttosto desolato, così un pomeriggio di settimana scorsa ho messo a fermentare una trentina di litri di birra speciale aromatizzata con la mia ricetta segreta che chiamai Fiòca (neve in dialetto) che rispetto all’ultima volta che l’ho prodotta ha maturato appena 4 mesi quindi quando la stappai lo scorso anno la trovata buona ma risultava ancora troppo giovane, così tanto per non sbagliare ho anticipato la cotta. Ora la Fiòca gorgoglia felice e soddisfatta nella sua damigiana in cucina mentre fuori dal tepore di casa l’inverno ci fa conoscere i rigori di un febbraio siberiano.

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   #Brisino, #febbraiosiberiano

Questi sono i giorni della Giobia (si pronuncia con la O chiusa) che è un personaggio che anima le leggende pagane che si raccontavano ai bambini al caldo del focolare, è una strega ma molti la confondono con la più benevola e simpatica befana, la giobia infatti è brutta porta un cappellaccio e va ingiro senza scarpe ma indossa due pesanti calzettoni rossi. Si diceva che vivesse nel profondo dei boschi ed era considerata la signora dell’inverno percorreva enormi distanze con le sue lunghe gambe secche saltando di albero in albero e ovunque lei passava le piante si rattrapivano per il freddo gli animali morivano, i laghi gelavano ed i prati si ricoprivano di brina. La giobia era una golosona ma non sapeva cucinare e non poteva neanche accendere il fuoco in quanto il calore per lei era mortale come del resto il sole quindi si nutriva di bacche, animaletti e occasionalmente quando era particolarmente fortunata bambini che preferiva consumare crudi ma se riusciva a rubare del cibo cotto allora si che era festa grande. Andava letteralmente matta per il risotto alla luganega e per la polenta e odiava gli uomini ma provava maggior astio per le donne forse per una malcelata invidia per la gioia della famiglia, i figli e la calda accoglienza di un focolare. Di notte la Giobia usciva dal bosco ed entrava nelle case, anche se porte e finestre erano ben serrate riusciva a trovare una via per infilarsi od al massimo si calava dal camino una volta che il fuoco si era spento e bastava lasciarle sul tavolo in cucina un piatto con un poco di polenta o risotto che allora non si correvano rischi. 

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Man mano che l’inverno si accorcia e si avvicina la primavera la Giobia diventava più cattiva e pericolosa e le sue visite si facevano sempre più frequenti e se non era soddisfatta di quello che trovava erano guai seri, si narra che moltissimi anni fa in un paese intorno al lago vivesse una povera vedova che abitava con la figlia, una graziosa bambina, in una piccola casupola ai margini di un boschetto dove le due povere sfortunate riuscivano a stento a mettere insieme un pasto decente e molto spesso toccava loro la sfortuna di dover solo stringere la cintura a cena. La piccola spesso s’inoltrava nei boschi per raccogliere un po di legna e cercare qualcosa da mangiare anche se il freddo inverno non dava molta scelta, la madre sempre preoccupata per la figlia le raccomandava di scappare se avesse incontrato la strega, e di rientrare a casa prima del calare del sole dato che la vecchia malefica usciva solo la notte.

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Una sera la bambina perse la nozione del tempo distratta da delle nocciole che stava raccogliendo e malgrado tutte le raccomandazioni e precauzioni fu colta dalla Giobia che le si parò davanti e le disse: – Stasera verrò a farvi visita e se non troverò niente di buono tu verrai con me per farmi da dessert!!!

La bambina atterrita dal terrore corse a casa e raccontò tutto alla mamma che per proteggere la sua piccola cominciò a lasciare della polenta sul davanzale della finestra ogni notte, purtroppo però una sera la povera vedova si dimenticò la parte per la Giobia che arrivando dopo mezzanotte per avere la sua polenta non trovandola s’infuriò. La bambina che intanto si era svegliata si nascose sotto le sue coperte e con un filo di voce chiamava la mamma, ma la strega le aveva lanciato un incantesimo che l’aveva sprofondata in un sonno profondo, e nonostante le grida e le lacrime della figlia continuava a dormire pacificamente. Il mattino seguente quando la povera vedova si svegliò e cominciò a fare i piccoli mestieri quotidiani e la colazione fù pronta cominciò a chiamare la figlia ma non ricevette risposta, allora la richiamò…… ma nulla……fu allora che si ricordò della Giobia e subito ebbe un terribile presagio che fu confermato quando vide che il lettino della piccola era vuoto. Subito il suo pensiero corse alla dimenticanza della sera prima e disperata si gettò nel bosco alla ricerca della figlia, ma non la trovò c’erano solo gelo e silenzio. La notizia della malefatta della strega fece velocissimo il giro del paese creando paura e sgomento soprattutto tra le donne terrorizzate dall’idea che i loro tesori più preziosi fossero rapiti o peggio………Solo una mamma coraggiosa ebbe un’idea, che se avesse funzionato avrebbe risolto il problema, la sera preparò la cena per la sua famiglia ed in più un paiolo di risotto con la luganega che adagiò in un angolo del giardino che guardava ad est dove il sole del mattino arrivava presto. la Giobia, che quella notte aveva fatto razie in tutte le case, quando trovò il pesante paiolo ricolmo di delizioso risotto non resistette alla tentazione e cominciò a mangiarlo con buona lena non accorgendosi che alba oramai era prossima. Quando il primo raggio di sole rischiarò il nuovo giorno andò a colpire la strega alle spalle come una pugnalata, fù allora che si rese conto di essere stata gabbata e prima che riuscisse a scappare prese fuoco e con un grido di odio si accasciò e di lei non rimase che un piccolo mucchio di ceneri e stracci fumanti. Come per magia la vita cominciò a rifiorire nel villaggio, i fiori cominciavano e germogliare e i ghiacci si scioglievano e dal bosco ritornò la piccola figlia della vedova libera finalmente dall’incantesimo della strega che divenne un lontano ricordo.

Ecco qua un’altra piccola storia che racconta la mia zona, il mio lago e la mia Stresa, spero che vi sia piaciuta come a me è piaciuto raccontarvela, fuori fa freddo e sembra che la vecchia strega si stia vendicando del vecchio torto subito, ma io sono chiuso al caldo della mia casetta e tutto questo parlare mia ha messo sete quindi alla salute……prosit!!

#brisino, #neve, #freddopolare,#lagomaggiore 

 

 

  

 

 

 

 

 

Orti, leggende e homebrewing .

La primavera quest’anno sul lago è esplosa lesta, dopo un’inverno mite e molto piovoso, il grigiore abbandona i boschi per lasciare il posto a mille tonalità di verde l’aria si carica di profumi i prati si ricoprono di primule e pruni, peschi e ciliegi si ammantano di rosa pallido e rallegrano il cuore.

#primavera #mondoteo #LagoMaggiore #flower #primvera #LagoMaggiore

Come avevo già scritto nel finale del mio penultimo post la cantina piange ed è ora di scrollarsi di dosso la pigrizia e cimentarsi nella produzione, la prima cotta da 30 litri che ho scelto di produrre è una blanche in stile Bruxelles, l’anno scorso avevo prediletto birre scure dal carattere forte ma poco adatte alla calura estiva e soprattutto troppo generose per accompagnare le pietanze più leggere. Quindi una volta controllata e pulita l’attrezzatura e procuratami la materia prima sono andato a recuperare l’ingrediente principale ovvero l’acqua, così una mattina di buon ora caricate le taniche mi sono diretto alla Strula la fonte di Levo che si trova all’uscita del paese prima di immettersi sulla strada panoramica che si collega alla strada che porta a Gignese ed al Mottarone.

#mondoteo #water #LagoMaggiore

Dalla fonte si gode anche di una vista sul lago emozionante, mentre la tanica si riempiva mi sono acceso una sigaretta e ho incominciato a spaziare lo sguardo per quel panorama che conosco come le mie tasche ma che riesce comunque a emozionarmi come se fosse sempre la prima volta. Mentre sulle rive del lago ci si prepara ad accogliere stormi di turisti i grandi alberghi aprono i battenti e le corse dei battelli aumentano e i ritmi si fanno man mano più frenetici sulle colline si puliscono gli orti e si preparano le semine e i ritmi sono quelli imposti dal naturale evolversi delle stagioni.

#LagoMaggiore #Levo #orti

Rimanendo in questo quadretto bucolico c’è una vecchissima leggenda su Levo, una di quelle storie che i nonni raccontavano ai bimbi nelle lunghe serate invernali davanti al camino prima di mandarli a dormire e che oramai in pochi ricordano e che riporto come l’hanno raccontata a me……

Lungo la panoramica che collega Levo a Gignese si incontra una località chiamata Gatèe (tradotto dal dialetto significa più o meno luogo abitato dai gatti) si narra che in uno dei punti panoramici nei pressi di Levo Iddio abbia mandato un’invasione di gatti come flagello per punire i paesani che si erano resi colpevoli di peccati gravissimi. Il branco demoniaco uccideva per piacere e per nutrirsi ogni giorno più polli, conigli e agnellini che potevano. E come succede nei momenti bui la gente, danneggiata e soprattutto impaurita dalla ferocia da quella orda gattesca, ritrovò la fede assopita da anni di abbondanza e si rivolse al parroco per invocare l’aiuto divino per terminare quello che appariva un vero e proprio stermino e ridonare pace al paese. Il parroco che era considerato un sant’uomo a quel punto salì sul campanile che dominava la zona infestata e lanciò una sequela di esorcismi su quei gatti diabolici che stavano seminando miseria, questi colpiti dalla maledizione si riversarono fuori dal paese in un terreno elevato condannati a guardare perennemente il lago. Là senza acqua e nutrimento la torma felina perì liberando finalmente il paese che festeggiò cantando lodi al signore. Ancora oggi quella zona si chiama Gatèe e a quanto pare i gattini di paese non hanno il coraggio di avventurarcisi.

#Levo #LagoMaggiore #primavera #campanili

Raccolta l’acqua e ritornato nel mio laboratorio (la mia cucina) mi sono messo a brassare, come avevo detto prima la prima cotta dell’anno è una blanche ma come al mio solito mi sono dato alla sperimentazione, aggiungendo miele di agrumi e zenzero fresco sperando di non aver esagerato, comunque non penso che andrà sprecata anche perchè questa cotta è per innaffiare le libagioni che riempiranno la mia tavola nel giorno del mio compleanno a metà giugno!!  

Homebrewing, Boschi e meditazione.

E anche Ottobre sta volando via, l’ultimo mese devo ammettere che è stato molto “impegnativo” diviso tra boschi, lavoro e naturalmente la birra, dopo avere ribrassato la “Brisino”  e stoccata, quest’inverno avrò una cantina di tutto rispetto, mi sono dedicato un pò alla cerca dei funghi sfoderata la mia mimetica, residuato di un’ormai lontanissima naja, mi sono perso nell’atmosfera dei magnifici boschi che coprono la vallata sopra Stresa e che si estendono quasi alla cima del Mottarone dedicandomi a delle bellissime e rilassantissime passeggiate usando la vecchia fitta rete di sentieri che collegano i paesi. Volevo prendermi un’attimo di svago mentale prima di dedicarmi alla cotta della birra di natale della quale fino a quel momento avevo solo una vaga idea.

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Che cosa volevo ottenere da questa cotta? Che sensazioni volevo suscitare? Da dove partire? Nel cuore del bosco lontano da distrazioni e dal costante brusio della civiltà i pensieri si fanno forti e chiari e cominciai mentalmente ad appuntarmi quello che sicuramente volevo ottenere, volevo una birra dalla tempra forte da sorseggiare nelle freddissime notti lacustri a lume di candela, una birra che scaldi il cuore e che ti ricordi i profumi dell’estate. Ero finalmente sulla strada giusta era ora di cominciare a mettere insieme i pezzi e dare forma alla idea. Era giunto il momento di andare alla Bottega della birra per scegliere il malto adatto, mentre per la “Brisino” lo stile birrario che avevo scelto era prettamente british, questa cotta aveva bisogno uno stile dal carattere forte quindi ho ristretto il campo di ricerca ed alla fine mi sono ritrovato a dover scegliere tra una selezione di barley wine, scottish strong ale e le ale speziate belghe.

Alla fine dopo una lunga e snervante serie di cambi d’idea ho fatto la scelta più ovvia per i più, ho preso un malto della Brewferm in kit apposta per la birra di natale dal nome più che esplicito……Christmass………voi penserete come mai l’ho fatta così lunga, ma quando sono davanti allo scaffale dei malti mi vengono sempre un sacco di idee che è facile poi perdermi in un bicchiere d’acqua. Naturalmente dopo una così difficile scelta mi sono dovuto premiare con un paio di birre d’autore………

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Una volta deciso il malto ora dovevo lavorare sulle altre caratteristiche che volevo per questa birra per renderla più nostra, quindi come sempre me ne sono allegramente fregato delle linee guida date dal produttore e mi sono messo a sperimentare, perchè le birre di Brisino devono essere diverse da tutte le altre! Avendo ora il carattere forte dovevo lavorare sull’aroma, la scelta è stata piuttosto semplice avendolo già usato nelle cotte precedenti ottenendo ottimi risultati il miele avrebbe dato quell’aroma che avevo in mente e poi quà sul lago l’apicultura ha avuto sempre una posizione di tutto rispetto nell’antica quasi persa cultura contadina e i mieli di quà sono di ottima qualità e non sono industriali ed in più c’è un apicultore a meno di 6 km da casa mia quindi mi sono fatto un giro anche da lui.

Se la scelta del malto è stata travagliata quella per il miele partiva con dei canoni che avevo ben chiari. C’è un vento sul lago che i vecchi chiamavano Rampolina che scendeva dal Mottarone incanalandosi nella stretta vallata tra Baveno e Stresa e che si alza alla sera verso il tramonto e porta a valle i profumi della montagna. D’estate di notte dopo i temporali porta a valle il profumo dolce delle robinie in fiore e dei boschi ed è un profumo, per me, sa di casa. Con quella sensazione ben vivida ho assagiato un pò di mieli e la scelta è caduta sulla melata di bosco che si armonizzava con il malto in maniera sublime. Non restava altro che buttare il paiolo sul fuoco e darle vita, e come al solito ho aspettato che fosse notte e poi mi sono messo all’opera accompagnato da dell’ottimo power metal come sottofondo musicale. Per darle un tocco di natalizio ho aggiunto: cannella, chiodi di garofano, scorze di arancio e limone. Alla fine il gusto del mosto era dolce ma ben bilanciato tra malto e miele e le spezie spezzavano dando una piacevole diversione al dolce……un conto è il mosto vedremo poi dopo la fermentazione se ci ho visto giusto o meno.

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Nel tempo che la ragazza fermentava sotto il mio più stretto controllo nella mia camera da letto, dato che ero rimasto senza niente da fare mi sono ributtato tra i boschi alla ricerca di funghi “………vuoi da seccare o da mangiare, da farci il sugo quando viene natale………” come diceva deGregori nella sua celeberrima canzone. Le giornate intanto si fanno sempre più corte e le serate sempre più fredde l’autunno esplode con una serie di temporali che hanno spazzato via gli ultimi tepori e così dopo una umidissima giornata, dopo una bella doccia bollente, mentre pulivo il bottino del giorno mi sono gustato una “Ürchitt” che dopo un affinamento di 5 mesi era perfetta!! Questa volta però mi sono gustato appieno il frutto di tanta fatica ed ha accompagnato i ricchissimi risotti che io ed i miei soci ci siamo scafanati in una serie di cenette da paura.

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Durante una di queste cenette che rasentavano, e tuttora rasentano, veri e propri gozzovigli con tanto di rutto libero di fantozziana memoria, tra le mille allegre minchiate che si sprecavano una unica e stranamente intelligente domanda mi ha messo un pò in crisi……come chiamiamo questa birra?

Giusto come chiamarla……avevo già un’idea per l’etichetta ma al nome non ci avevo proprio pensato, una birra per Natale……cibo ipercalorico……freddo……neve……poi Tac……poi un giorno mentre discorrevo “amabilmente”, con un linguaggio tipicamente “forbito” da becero bar dello sport, di calcio con un amico questo mi guarda e mi dice esasperato in dialetto “ti ze propri v’ün imbalsamà da la fio’ca” ed ecco che il dialetto arrivava al nocciolo della questione; la fio’ca ovvero le neve, ho sentito di nuovo il demone dell’arte impossessarsi di me e appena tornato a casa tirati fuori i penarelli mi sono messo all’opera ed ecco il risultato…..

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La foto non gli rende giustizia probabilmente ma io la trovo molto spiritosa, intanto ottobre è quasi finito e la Fio’ca riposa in cantina, io tengo le dita incrociate e intanto aspetto Babbo Natale con ansia!

 

 

 

Paioli, Funghi e Homebrewing

Settembre con gli anni è diventato il mio mese preferito, quando ero studente forse un pò meno, il lago si svuota di turisti ed io mi riapproprio della mia vita dopo che ho speso due mesi a dar da mangiare alla gente in vacanza. Settembre è per me il mese della birra e dei funghi!!! La scorsa primavera ho riscoperto la mia vena brassatoria e la birra che ho prodotto ha rallegrato le grigliare estive dei miei amici, era talmente buona che mi hanno “avanzato” qualche litro……sapevo che dovevo mettere sotto chiave la birra, infondo lo sapevo che lasciarle “incustodite” avrebbe avuto dei svantaggi……ma devo ammettere che è stato un’ottimo banco di prova.

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Ed eccola!! In tutto il suo splendore che si erge sopra i tetti di Brisino! Una delle poche sopravissute alla strage estiva, l’etichetta poi ci sta da dio!! Comunque mentre letteralmente gustavo il mio piccolo successo personale già pensavo alla cotta successiva, mancava qualcosa all’equazione e mi ci sono arrovellato per un pò fino a che in un sabato pomeriggio di un’afosissimo Agosto al mercatino degli svuota cantine trovo un bel paiolo di rame massiccio in ottimo stato, ma soprattutto non bucato!! Il tassello che mi mancava all’equazione!! Quindi trattato il prezzo ho messo mano al portafoglio e me ne sono tornato a casa felice come un bimbo con il suo giocattolo nuovo. A casa poi ho controllato la capienza risultata 18 litri perfetta per l’uso che volevo farne.

Il paiolo come le damigiane che ho rivitalizzato, sono simboli di un mondo vecchio, il paiolo  veniva usato per fare la polenta il mangià di tuc’ i dì il mangiare di tutti i giorni nelle tavole della povera gente, per fare il formaggio strumento essenziale nella vita dei nostri nonni, ed ora dal fondo di una cantina ritorna ad essere utile come se tempo ed usura non contassero.

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Naturalmente la mia gatta Gina ha ben pensato che il paiolo potesse essere la sua cuccia, ma dopo che le ho fatto un discorso molto pacato facendole vedere un sacchetto di polenta penso abbia capito che forse non era una buona idea usare il mio paiolo come cuccia. Intanto l’estate è volata via le temperature si fanno miti e le serate più fresche. Si aspettano con ansia le prime piogge, il cambio di luna, per infilarsi nei boschi per raccogliere funghi insomma si aspetta il tempo propizio anche per fare la birra!! Così dopo aver pulito e sterilizzato la mia attrezzatura e tirato a lustro il mio paiolo, nell’ultima notte di luna nuova mi sono messo all’opera per brassare una ventina di litri di Brisino Brown Ale.

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Messa a fermentare la birra non ho resistito al richiamo dei funghi così nell’attesa dell’imbottigliamento e della stagionatura mi sono infilato nei boschi per inaugurare la mia stagione micologica e ammetto che non mi sono impegnato molto nella ricerca……mi sono perso nei silenzi di una maestosa pineta passeggiavo gustandomi quell’atmosfera di assoluta quiete, il profumo di terra e muschio mi facevano desiderare di perdermi in quell’attimo di pace così lontano dal rumore e dal chiacchericcio che mi circonda tutti i giorni al lavoro. A fine escursione il mio bottino era ridicolo, era stato di più il piacere di essere stato “lontano” dalla routine ma comunque a casa con il cestino vuoto non ci sono tornato.

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Adoro settembre! Nei prossimi giorni, lavoro permettendo trasformerò la mia piccola casa in un birrificio ho da fare la birra per natale, anche se sono in ritardo, e sperimenterò la blance, ho un sacco di idee sulle quali mediterò nei boschi cercando funghi.

 

 

 

 

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