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Appunti di viaggio: I fantasmi di Praga.

E’ difficile raccontare Praga senza ripetersi o scadere nella banale cronaca di posti visitati o di piatti gustati, ma la storia in questa città è come un bisbiglio, ombre che strisciano tra le pietre delle vie barocche di Mala Strana, sussurri che corrono lievi sulle tranquille acque della Moldava e dita invisibili che ti sfiorano il viso nelle viuzze oscure che si snodano intorno alla torre dell’orologio.

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Dopo il tramonto, quando le strade si svuotano delle masse brulicanti di turisti che si affrettano a trovare un comodo rifugio nelle tante taverne e birrerie, le strade si fanno più oscure si entra in una dimensione più sulfurea, strane ed inquietanti apparizioni possono turbare il calmo e placido scorrere del tempo. Non si parla di favole buone per bambini ma di anime tormentate che ritornano dall’oltre in cerca a volte di giustizia e a volte in cerca di redenzione, fantasmi di epoche lontane che ancora oggi abitano le vie del centro. Praga sin da tempi remoti ha sempre avuto un legame stretto con l’esoterismo e la magia, durante il regno di Rudolf II d’Asburgo astrologi, alchimisti, sedicenti maghi affollavano la corte trasformando il cuore del sacro romano impero in un vero centro magico, nella biblioteca dell’università Klementinum sono conservati alcuni dei testi di esoterismo più antichi d’ Europa, un altro record di questa città è quello di città più infestata del mondo quindi se siete alla ricerca di qualche brivido aspettate che calino le tenebre………

Correva l’anno 1410 quando mastro Hanus creò un orologio tanto perfetto che niente poteva essere paragonato in quell’ epoca al suo capolavoro, l’opera portò alla città onori e lustri ma gli fu in un certo senso fatale, quando giunse all’attenzione del consiglio cittadino una infondata voce che sosteneva che un’altra città intendeva ingaggiare il mastro orologiaio per costruire un altro orologio. Questa notizia scatenò scompiglio all’interno del palazzo dell’ amministrazione comunale si discusse a lungo su come fermare mastro Hanus dal lavorare fuori Praga, avrebbero potuto corromperlo arricchendolo, abbindolarlo con le melliflue false promesse che solo gli abili politici sanno fare invece scelsero la via più crudele e criminale durante una oscura notte dei sicari furono mandati a cavare gli occhi al povero mastro orologiaio così che non potesse più posare lo sguardo sulla sua opera e soprattutto non ne potesse realizzare altri. Quando si riebbe dalle terribili afflizioni patite nonostante la menomazione meditò la sua vendetta, la sua conoscenza della sua opera era tanto profonda che nonostante la cecità riuscì dopo essersi introdotto nella camera degli ingranaggi a sottrarne uno talmente piccolo che l’intero meccanismo si bloccò e rimase immobile per decenni, nessuno riuscì a ripararlo tanto che il consiglio dovette supplicare mastro Hanus di riparare l’orologio, alla fine il mastro orologiaio rimise a al suo posto il piccolo ingranaggio e l’orologio ricominciò a funzionare. Sono 600 anni che allo scoccare di ogni ora la morte ruota la sua clessidra  e suona la campana per ricordare a tutti i peccatori la caducità della vita terrena.

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Attraversando la piazza della città vecchia alle spalle del Kinsky palace troviamo il Tyn courtyard un complesso di palazzi risalenti al dodicesimo secolo, ai tempi fortificati, che fungevano da magazzini e alloggi per tutti i mercanti provenienti da Europa ed Asia, un posto sicuro per riposare e condurre i propri affari sotto la protezione del Re al costo di un piccolo dazio doganale chiamato Ungelt. Durante le brumose notti praghesi pare che una presenza spaventi i poveri passanti, lo spettro oscuro di un mercante turco con un lungo mantello nero nel quale nasconde la testa mozzata di una ragazza. La storia racconta di questo mercante turco che per certi affari aveva preso alloggio presso l’ Ungelt, dopo un certo tempo si trovò innamorato della figlia del taverniere che lo ricambiò, fu tanta la passione che travolse i due innamorati che decisero di convolare a nozze. La futura sposa insistette perché il suo futuro si convertisse facendosi battezzare e si trasferisse a Praga, il turco accettò di buon grado di trasferirsi così lontano da casa ma si rifiutò il battesimo ma dovette comunque, prima di sposarsi, tornare in Turchia per sistemare alcune faccende, fece promettere alla sua amata di aspettarlo pregandola di rimanergli fedele. La figlia del locandiere mantenne le sue promesse per un po’ ma quando l’amato è lontano dagli occhi e dal cuore le promesse diventano meno salde di quello che sembravano e la giovane si promise ad un altro uomo sposandolo. Quando il mercante Turco ritornò per reclamare la sua sposa si ritrovò gabbato ed una grande rabbia lo colse, invitò la sua e amata ad un incontro segreto per dirle addio ma invece di augurarle il bene la sgozzò e la decapitò gettando il corpo in una delle cantine delle case del Ungelt ma tenendosi per se la testa. Se doveste incontrare il fantasma del turco potreste anche incontrare il fantasma di una ragazza senza testa che segue il suo assassino fino a che non riavrà la testa indietro.

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Di notte per le vie di Praga non suonano mai vuote e non ti senti mai solo, occhi invisibili ti scrutano nell’oscurità ombre furtive si muovono veloci e silenziose come gatti ed ogni minimo rumore si trasforma in frastuono si ha come la sensazione di un incontro imminente, ma se nel vostro peregrinare per l’urbe nocturna in lontananza sentite sferragliare potreste trovarvi nei dintorni del nuovo palazzo comunale dove si aggira di notte in notte un cavaliere in armatura la cui storia ha inizio sotto il regno di Jan Lucenbursky quando Praga era piena di ogni sorta di genti. Il cavaliere era solito camminare per le strade in armatura in modo da scoraggiare qualsiasi tipo di malintenzionato. Un giorno ebbe bisogno di riparare la sua attrezzatura provata da svariate lotte di strada, si recò nella bottega di un’ armiere dove mentre attendeva che il mastro artigiano portasse a termine le riparazioni vide la bella figlia dell’artigiano rimanendone folgorato cadendone innamorato sin dal primo sguardo. In poco tempo divenne un cliente fisso della bottega trovando, di volta in volta, nuove scuse per avere il tempo di vedere il suo amore. Un giorno però egli in uno slancio di coraggio le parlò e come un fiume in piena le confessò il suo sentimento ma ella lo rifiutò umiliandolo egli sconvolto e rabbioso prese da una parete della bottega un pugnale e glie lo piantò con tutta la sua forza nel petto, la povera ragazza oramai in fin di vita guardò il cavaliere che ancora teneva in mano il pugnale sporco del sangue ancora caldo, con un fil di voce e gli ultimi bagliori di vita scaglio una maledizione sul suo assassino che nella vita ha avuto un cuore di pietra nella morte sarebbe si sarebbe traformato in acciaio e solo l’abbraccio compassionevole di un’ innocente vergine l’avrebbe liberato e finalmente riposare in pace. Capita che ogni cento anni la statua che rappresenta il cavaliere sparisca dalla sua nicchia in un angolo del palazzo per cercare una vergine che lo liberi……

Praga è una città magica tra le sue vie si sono aggirati santi e satanelli mille sono le storie di amore e sangue, di violenza e miracoli quindi fate molta attenzione a chi incontrate nella notte potrebbe non essere quello che ci si aspettava e se al mattino vi svegliate con un vago senso di inquietudine probabilmente avete danzato anche voi con l’ignoto. 

 

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Manowar live @ Karlìn Forum Praga 20/01/2016

I Manowar sono uno di quei gruppi che ami o odi senza mezze misure, nel mio caso ho sempre avuto una grande ammirazione per i “Metal Kings” per il loro modo di essere dei coattoni, unici custodi del sacro fuoco del metallo, epici ed inossidabili sono sopravvissuti a cambi di mode e generi musicali. Quando, curiosando tra vari siti che parlano di musica metal venni a conoscenza che i nostri erano in tour non ci ho pensato due volte ed ho organizzato la trasferta in Repubblica Ceca.

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Ero molto eccitato per questo concerto, ho visto varie volte i Manowar e mi hanno sempre regalato grandi emozioni come quando al Gods of Metal del 1999 avevano mandato in delirio tutta la platea cantando “Nessun Dorma” la celebre romanza della Turandot di Puccini, che fece commuovere una platea ubriaca di metal e fiumi di birra. Praga mi sembrava la location perfetta con le sue storie e leggende per un concerto dei metal kings.

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Quando sono arrivato al Karlìn Forum ho avuto il tempo di farmi una birra e sgranocchiarmi un hot dog che le luci si sono abbassate si parte con I nostri che suonano “Manowar”, “Call to the Arm”,”Sons of Odin” granitici e senza sbavature c’è stato un emozionante omaggio ai fratelli del metal che ci hanno lasciato Lemmy, Scott Columbus, Dio e via dicendo mentre Karl Logan faceva sfoggio della sua tecnica sopraffina sulle note di “Master of the wind”.

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La performance dei nostri è stata ineccepibile, ma un’ora e mezza di show senza gruppo spalla mi sono sembrate un po’ poche un’altra cosa che mi ha deluso è stata il pubblico, sarà che sono Italiano quindi di natura passionale, ma il calore del pubblico era pari a quello di un gatto di marmo, sarà che sono abituato al calore delle arene italiche dove si canta, si fa sentire alla band la nostra presenza!! Un paio di mesi prima ero andato a vedere Anthrax e Slayer e Tom Araya ha interrotto lo show un paio di volte per calmare le intemperanze delle prime file, mi sono trovato a cantare per i fatti miei e ho cercato anche di pogare ma nessuno mi ha seguito, alla fine della serata uscendo dall’arena e osservando il pubblico ceco defluire calmo ed ordinato ho avuto un piccolo momento di nostalgia canaglia……neanche un porchettaro che venda generi di conforto, un concerto senza un panino porchetta cipolle/peperoni e ondate di maionese e birrona da battaglia non è un vero concerto metal!!!! Questa ed altre riflessioni mi giravano nella testa mentre mestamente tornavo in albergo…….ma un piccolo pub con un gruppo cover dei Iron Maiden e dell’ottima birra mi hanno distratto fino a notte fonda ma questa è un’altra storia.

Appunti di viaggio: Storie e suggestioni sulle sponde della Moldava.

“Ora conoscete tutti
I bardi e le loro canzoni
Quando le ore saranno passate
Chiuderò gli occhi
In un mondo lontano
Potremo incontrarci di nuovo
Ma ora ascoltate la mia canzone
Sull’alba della notte
Cantiamo la canzone del bardo
.”

                                                                     Blind Guardian

Solo le canzoni di un bardo possono raccontare questa storia che affonda le sue radici nel mito della principessa Libuse, terzogenita del re e nipote del primo Re di Boemia era la principessa più amata per la sua saggezza e la lungimiranza si pensava fosse dotata del dono della preveggenza. La leggenda vuole che un giorno al calare della sera, quando il sole si nasconde dietro l’orizzonte e le tenebre cominciano ad occultare ogni cosa alla vista, la principessa il suo consorte ed il loro seguito stessero passeggiando sulle mura di cinta della fortezza di Visehrad ad un certo punto Libuse si fermò e colta da una premonizione ed indicando un punto lontano oltre il fiume profetizzò:

“Vedo una città
che sarà illustre nel mondo
e la cui gloria raggiunge le stelle.
Questo luogo è celato nelle profondità dei boschi,
a nord lo protegge la valle del Brusnice,
a sud una grande montagna rocciosa.
La Moldava si apre la strada sotto le sue pendici.
Costruite questa città, ve l’ordino,
là dove io vi indicherò.
Sulla Moldava, sotto Petřín,
un falegname fabbrichi con il figlio una soglia;
e per questa soglia chiamate la città Praga.
I popoli, seppur forti come leoni,
curveranno la testa davanti a questa soglia
per averla salva.
Così la mia città
avrà lode e gloria
.”

Libuse

Il giorno seguente vennero inviati messi a cercare il falegname nella direzione che la profezia aveva indicato e sotto la collina di Petrin trovarono un falegname e suo figlio che stavano segando un albero che sarebbe servito per costruire la soglia della casa del figlio, Prah in ceco significa porta ed ha così l’inizio il mito di Praha ovvero Praga………

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Esistono mille altre storie che narrano la vita di questa mitica principessa, molte sono poco più che favole che si raccontano ai bambini nelle fredde serate invernali ma sono solo alcune delle storie che questa città custodisce. Passeggiare lungo la Moldova oppure tra le vie di Mala Strana attraverso i suoi giardini nascosti oppure attraversare il Ponte e perdersi per le vie di Stare Mesto, Praga ti affascina come affascinano le belle ragazze che incroci per le strade, ad un’occhiata superficiale può sembrare fredda e distante come solo le fredde capitali del nord ma non bisogna confondere, non è freddezza è sobrietà data dalla consapevolezza della grandezza del patrimonio di questa città che fu capitale del mondo.

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Quello che ho capito passeggiando per le strade di Praga è che Praga ed ogni ceco hanno i piedi profondamente piantati nel passato ma lo sguardo decisamente proiettato al futuro, come se il buio in cui era sprofondata dalla seconda guerra mondiale in poi, passando attraverso il comunismo si sia finalmente dissolto, dalla caduta del muro alla liberazione dal regime Praga sta ritornando a prendersi quella gloria che la principessa Libuse profetizzò secoli fa.

Appunti di viaggio: Praga

 Eccomi a casa, davanti allo schermo del mio Pc che passo e ripasso le foto e cerco di trovare il bandolo della matassa di pensieri ed emozioni che questa città mi ha regalato. Praga è sempre stato un pallino, un viaggio che chissà per quale motivo era rimasto chiuso nel cassetto nonostante fossi affascinato dal suo alone mitico, rafforzato dai miti e dalle mille leggende che ancora impregnano per le antiche vie ciottolate del centro e che nelle fredde e brumose notti invernali riprendono vita. Una miscela di sacro e profano, di nobile e plebeo ed una storia degna della trama delle Cronache del ghiaccio e fuoco (il trono di spade) dove la differenza tra mito e realtà storica è talmente sottile da rendere difficile distinguere, in effetti, quale sia l’una o l’altra.

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La spinta per tirare fuori questo viaggio dal cassetto però non è stata la cultura o la mia brama di viaggiare ma bensì la mia voglia di un concerto di sano e corroborante Heavy Metal. Curiosando tra vari siti ho scoperto che i Manowar erano in tour con uno show omaggio a due dei loro album più epici di sempre ovvero “Kings of Metal” e “Gods of War” e dopo un controllo veloce delle mie finanze sulla mia PostePay ero possessore dei due preziosi tagliandi e anche di due biglietti di andata e ritorno per la capitale boema.

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Ed è così che mi addentrai per le antiche strade, dove ogni pietra erosa dal freddo e dai milioni passi che le hanno calpestate sono pregne di leggende e misteri dove il confine tra fantasia e realtà è una sottile linea tracciata tra le righe della storia.  

 

La pura casualità dei Kerygmatic Project

Quando ho ricevuto la notizia che i Kerygmatic erano di nuovo in studio a registrare nuove tracce per un nuovo album sono rimasto sorpreso, infatti il trio capitanato da Samuele era reduce dalla pubblicazione di Greek Stars Gallery, un lavoro che personalmente ho molto apprezzato e che ha ricevuto anche buoni responsi dalle critiche, quindi spinto da una sana curiosità mi sono messo in contatto con la band e mi sono preparato ad andare nella loro tana a ficcare un pò il naso.

Visito sempre volentieri lo Dreamer’s Lake Studios, cresciuti nel tempo con la passione per la musica ed il duro lavoro di Samuele, da piccola tavernetta dove dei giovinastri sbarbati si ritrovavano per strimpellare ed ascoltare musica si è trasformato in un vero e proprio studio dove i nostri lavorano ai loro progetti ed hanno cementato un’alchimia e una unione d’intenti artistici oltre che una lunga amicizia.

 

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 Quella che segue è il sunto di una lunga e piacevole chiaccherata tra il serio ed il faceto con il trio stresiano:

1) L ‘ultima volta che ci siamo visti, eravate in procinto di pubblicare “Greek  Stars Gallery” è ora di tirare un bilancio.

DANILO, MARCO, SAMUELE: Quando si ha qualcosa da esprimere e lo si ritiene importante, non si può restare a lungo inattivi e in silenzio. Greek ha riscosso un buon successo di pubblico, soprattutto all’estero, e ha ottenuto riconoscimenti estremamente positivi anche dalla critica internazionale. Speriamo di ottenere conferme anche per questo nostro nuovo lavoro. Il bilancio è quindi per noi positivo, ma si può e si deve sempre migliorare: considerarsi “arrivati” è sempre un errore. In realtà ogni passo in avanti costituisce un elemento che ci conferma di aver avuto ragione nel percorrere questa strada, per quanto a tratti possa risultare impervia.

2) Ma comunque non vi siete seduti sugli allori, se non sbaglio avete appena pubblicato un nuovo album che s’intitola?

DANILO: By Sheer Chance. Che a dispetto del titolo (per pura casualità), ogni brano ha un significato ben preciso in rapporto a tutti gli altri.

SAMUELE: Qualcuno ha definito By Sheer Chance “l’album della conferma”. Stando agli standard valutativi di un certo tipo di stampa, peraltro pure qualificata, si usa dire che un primo album lo sanno fare praticamente tutti, un secondo, che sia anche buono, solo alcuni, mentre un terzo, che non sia una variante del precedente, pochissimi. Il terzo album sarebbe dunque quello che generalmente conferma il valore di una band. Al di là di questo modo di vedere, credo che By Sheer Chance sia un album di carattere, dotato di una forte componente analitico-descrittiva. Lascio volentieri agli ascoltatori l’ultimo parere in fatto di gusto, e alla critica le valutazioni di rito in merito al “valore” che l’album possiede.

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3) Raccontatemi brevemente come è nato questo album, con che idea vi siete barricati in studio e di che concetti avete introdotto nel vostro songwriting?

DANILO: Volevamo, anzi, vogliamo far capire al pubblico che ogni nostra produzione è qualche cosa di unico. Cerchiamo sempre di innovare, ditrovare qualcosa di unico nei brani che componiamo. In questo lavoro la batteria ha una sonorità completamente diversa rispetto a Greek, ma non voglio togliere la curiosità all’ascoltatore di scoprire cosa è cambiato.

MARCO: Dopo Greek Stars Gallery ci siamo buttati a capofitto nella creazione del nuovo album By Sheer Chance riunendo tutto il materiale sonoro e le idee che mano a mano si presentavano. A differenza di GSG, dove prevaleval’aspetto orchestrale, BSC è più orientato ai suoni sintetici, ai campionamenti. Parlando dal punto di vista “tastieristico” si è decisamente sperimentato di più sulla ricerca di suoni nuovi sia per quanto riguarda gli assoli che i tappeti, senza però disdegnare strumenti più “classici” come l’onnipresente organo Hammond.

SAMUELE: Molti brani sono stati scritti insieme, quasi di getto, solo alcuni sono il frutto di personale composizione e, talvolta, hanno richiesto più tempo: la canzone By Sheer Chance e Living with no Regrets sono al riguardo esempi eloquenti. Gli arrangiamenti, invece, sono sempre opera del nostro comune intento, atto a inquadrare, nella maniera che ci sembra più corretta, ciascun brano nel suo contesto specifico. I temi e i concetti che si sviluppano nell’album sono molti; già nella copertina sono ravvisabili elementi che richiamano ai suddetti, ma non vorrei togliere all’ascoltatore il piacere di scoprire ciò che abbiamo desiderato esprimere nei nostri pezzi.

4) In sostanza qual’è il vostro messaggio?

DANILO: Qualsiasi sentimento ti trasmette la nostra musica, è giusto per te. Per questo “casualmente” tutto funziona.

MARCO: Dal mio punto di vista il nostro messaggio è: “venite a scoprire la nostra musica”.

5) L’anno scorso sono venuto a vedervi suonare in piazza a Stresa e devo dire che nonostante la location infelice avete fatto una buona performance, generalmente come reagisce il pubblico alla vostra musica?

DANILO: Credo che chi ci ascolti rimanga sempre sorpreso e affascinato di come solamente tre persone sul palco possano produrre qualcosa di “completo”, che non dia l’impressione che manchi qualcosa. Certo, abbiamo i nostri piccoli trucchi per far sì chequesto avvenga, ma il vero punto di forza credo sia la nostra intesa musicale. Quando il pubblico si accorge che i musicisti non stanno solo eseguendo un brano ma lo stanno “vivendo”, ecco, è inevitabile che si senta coinvolto a sua volta. Ed è questo che accade nelle nostre esibizioni.

MARCO: Il pubblico reagisce bene alla nostra musica, è coinvolto e si diverte. Quello che abbiamo notato è che anche lo straniero ascolta con piacere quello che suoniamo, forse per il fatto che si è scelta la lingua inglese come mezzo di comunicazione. Per ora, leggendo sui blog, parlando con le persone, si capisce che la gente ci apprezza. Quello di cui abbiamo bisogno ora è un pubblico ancora più vasto con cui confrontarci

SAMUELE: L’esperienza al Gong Festival di Bologna è stata molto utile al riguardo. Un pubblico selezionato di amanti del prog, ma non solo, è restato affascinato dalla nostra musica. Finito disuonare, un giornalista musicofilo presente, mi ha detto: “il vostro stile è perfettamente riconoscibile. Difficilmente rischierete di essere confusi con altre band che cavalcano l’onda progressive. Per me siete dei grandi artisti, continuate così!”.

 

6) Ok ultima domanda… datemi tre buoni motivi, ciascuno naturalmente, per ascoltare la vostra musica: mi raccomando siate convincenti!

DANILO: Quello che vi offriamo è “sorpresa”, “diversità”, “evasione”. Come questi tre aggettivi possano coesistere in un unico album, beh, sta a voi scoprirlo!

MARCO: 1) L’album è orecchiabile: nonostante ad un primo ascolto alcune canzoni possano presentare passaggi particolari, l’intero album può essere etichettato come “pop rock prog” in grado, a mio avviso, di soddisfare le orecchie di un’ampia platea di pubblico che spazia dall’ascoltatore occasionale a quello più interessato all’aspetto tecnico ed esecutivo. Un esempio di questo concetto è Living With No Regrets dove ad un cantato tipicamente rock si affianca un arrangiamento con tempi dispari e suoni sintetici tipici del sound progressive; 2) è fresco: il nuovo album è, come si diceva prima, completamente differente dal precedente per sonorità e stile.Oltre a questo, ascoltandolo dall’inizio alla fine ci si può accorgere che non c’è una canzone simile alle altre (a parte una, ma sta a voi ascoltatori scoprirlo); 3) è tecnicamente stimolante: parliamoci chiaro, parte del nostro pubblico suona e chi suona, per deformazione professionale, si sofferma molto sull’aspetto tecnico. Quello che abbiamo cercato di fare è quindi un buon mix tra quello che l’orecchio gradirebbe ascoltare e quello che un musicista vorrebbe suonare. A testimonianza di ciò, la prima traccia dell’album (The Sound Collector) è un pezzo interamente strumentale dove si fa largo uso di arpeggiatori, synth, tempi dispari, cambi di tonalità.

SAMUELE: 1) è musica fatta con mente e cuore: fa ragionare ed emozionare; 2) è musica trans-genere: da un certo punto di vista, infatti, non è così facilmente catalogabile, per cui è semplicemente musica contemporanea in quanto tale; 3) è musica prismatica: le varie sfaccettature che possiede portano l’ascoltatore a cogliere aspetti sempre nuovi.

 

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La chiaccherata con i ragazzi è stata lunga e come al solito molto piacevole, ma per dare un’idea a chi volesse sapere di più sulla loro musica può connettersi ai loro links di facebook , You Tube oppure sul loro sito ufficiale .

Intanto vi lascio il videoclip di “I wanna be All of you” brano estratto dal loro nuovo album e naturlmente buon ascolto!

 

 

 

 

 

 

 

 

Ciao Jeff

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Ieri il mondo del metal ha subito una grande perdita, Jeff Hanneman chiatarrista storico degli Slayer si è spento in ospedale della California del sud. La notizia l’ho ricevuta ieri mattina via sms da un’amico, pensavo ad uno scerzo ma quando ho aperto facebook ed ho letto il comunicato della band mi ha preso un senso di tristezza, anche se non lo conoscevo personalmente conoscevo la sua musica che è stata la colonna sonora della mia giovinezza. Jeff degli Slayer era l’elemento più schivo sul palco non si dimenava come un pazzo o correva da una parte all’altra dello stage era statico lui faceva parlare il suo strumento con i suoi riff duri come il granito e assoli potenti e veloci come un treno, ha posto la firma nella composizione di capolavori come Raining Blood, South of heaven e la lista dei capolavori di cui Jeff era compositore è molto fornita!

Artista timido e poco incline alle luci della ribalta il suo stile e la sua musica ha influenzato le nuove generazioni di metallari, sono tantissime le band che tra le loro inflenze più importanti citano gli Slayer. Jeff ci ha lasciato un grande vuoto musicale ed umano.

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Mentre ieri mi ascoltavo in cuffia Decade of Aggression mi sono immerso dei loro concerti a cui ho partecipato, a quella selvaggia euforia che mi trascinava nel pogo sopprimendo ogni istinto di autoconservazione, mi ricordo quel Gods of Metal dove nell’esaltazione ho praticamente perso chiavi di casa, soldi, scarpe ed il biglietto per il giorno dopo………o quella volta che sono arrivato facendo stage diving fin sotto il palco dove lui e Tom Araya guardavano compiaciuti.

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Ora lo immagino là nel paradiso dei rocker a fare jam sessions con Dimebag Darrel, Cliff Burton, John Bonham e tutti quei grandi che hanno smesso di suonare quaggiù per cominciare a rockeggiare lassù! Comunque vada quaggiù rimarranno immortali perchè la loro arte oramai fa parte di noi e quando un ragazzino chiuso della sua stanzetta suonerà si suoi riff Jeff tornerà a vivere nella sua musica.

                                                                    

Ciao Jeff ci mancherai molto.

La galleria delle stelle “greche” in una sera d’inizio estate.

Dopo la piacevole chiaccherata che ebbi un paio di mesi fa con i ragazzi del gruppo Kerygmatic project, che ai tempi erano ancora in fase di mixaggio del loro disco, ero curioso di vederli in una dimensione live. L’ascolto del master in anteprima mi aveva lasciato veramente una impressione più che positiva quindi ho aspettato che venisse confermata la data della presentazione ufficiale del disco a Stresa (città natale del trio) e mi sono preparato a gustarmi questa esibizione.

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Qua vorrei esprimere una piccola critica nei confronti dell’organizzazione dell’evento da parte del comune,con tutto lo spazio disponibile in città, si poteva trovare una location un po più suggestiva della piazza Cadorna in mezzo alla gente che consumava la loro cena,rovinando irrimediabilmente l’atmosfera sognante che evoca il prog trasformandola in una esibizione un pò surreale,il banco mixer era piazzato proprio a ridosso ai tavoli di un ristorante…….fate vobis

Nonostante le avversità e le sfighe dell’ultimo minuto tra cui un temporale incombente che ha minato la calma zen di Sam (il frontman) e ha rischiato di far saltare tutto,il concerto è cominciato ed è scivolato via piacevole i ragazzi ci tenevano a fare bella figura in casa e le sensazioni positive che avevo avuto durante l’esibizione avevano comfermato le mie prime impressioni.

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La performance è stata buona ed ha riscosso anche assensi,ho notato che al classico pubblico fatto di amici e parenti che fanno numero, ma non sono un metro equo di comparazione per vedere quanto la musica venga recepita,si erano aggiunti anche turisti ed alcuni hanno azzardato pure a cimentarsi in una sorta di ballo, segno secondo me che il messaggio era stato recepito cosa che sono sicuro che ha fatto gongolare un paio dei ragazzi.

Dopo tutte le varie sfighe e fatiche ed una partenza un pò timida hanno raccolto i loro meritati applausi e a fine serata sono riusciti anche ad autografare qualche CD. Vi lascio infine con il video live della canzone Greek Star Gallery che da anche il titolo al loro album spero che vi piaccia!

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