pensieri ed immagini della mia vita

Articoli con tag ‘Thailand’

Intervista a mondoteo

Oggi accantono un’attimo il piccolo taccuino di appunti di viaggio per proporvi l’intervista pubblicata settimana scorsa da Carlo L’antiviaggiatore. Intervista nata così per caso rispondendo a qualche post su un groppo di facebook che parla di blog e viaggi nel quale si discuteva su quali libri erano da portare in viaggio, io scrivevo che i libri di Salgari erano un’ottimi compagni durante un roadtrip in Asia, da li ne è nata una divertente chiaccherata su avventure salgariane e viaggi che si è poi trasformata nell’ intervista che potrete leggere cliccando sulla foto qua sotto, buona lettura!

 

#Salgari, #Asia, #Amoviaggiare

Appunti di viaggio: In viaggio per Chiang Rai

Quando si viaggia, almeno nel mio caso, è come vivere un sogno dove i colori e i profumi sono vividi, uno stato di grazia che dura fino a quando la strada non fa sentire di nuovo il suo richiamo e di nuovo ricominci a guardare l’orizzonte con rinnovata brama di scoprire cosa c’è dietro quella collina o che genere di avventura ti aspetta sul tuo percorso. I giorni di Chiang Mai sono volati via piacevoli ma il richiamo era forte, cominciavo a mostrare i primi segni d’intolleranza al rumore continuo del traffico, che non si ferma mai, tanto da sembrare sempre un’eterna ora di punta, era ora di rifugiarsi in un posto più tranquillo dove i pensieri non vengono sovrastati da un tuk tuk smarmittato quindi fatto lo zaino e congedatomi da Joy e dalla sua famiglia ho diretto i miei passi verso Chiang Rai città sorella di Chiang Mai ma molto più tranquilla, più provinciale incorniciata da montagne coperte da una foltissima giungla.

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Ed ancora una volta mi sono lasciato affascinare dal panorama i miei occhi correvano di risaia in risaia scene di vita campestre sempe uguali nei tempi contadini chini sotto un sole che spacca i sassi per lavorare la terra dalla quale dipendono per il loro sostentamento, attimi rubati da una corriera in corsa un pò bucoliche se volete, vivere in armonia con madre natura ed accettare i suoi frutti nel bene e nel male non è cosa semplice per chi come me è cresciuto nel mondo moderno con i suoi agi. I contadini Thai come i pescatori Giamaicani dei Little Bay gente semplice a volte dura come di sicuro è la loro vita ma sicuramente più umani di quanto noi animali metropolitani possiamo essere. La corriera inanellava uno dietro l’altro villaggi e passi montani, ad ogni tornante mi cambiava la prospettiva e mi mostrava piccole case in legno letteralmente aggrappate in posti veramente assurdi, piccoli torrenti dalle acque cristalline che scorrono allegri verso valle per non parlare della vegetazione lussureggiante che arrivava a coprire ogni millimetro delle montagne. Alberi secolari che si protendono fieri verso il cielo a dar l’impressione, quasi, volessero sfiorarlo con le loro folte fronde.

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Correvamo verso il tramonto e dalle campagne s’innalzavano pinnacoli di fumo provenienti dai falò che i contadini accendevano per bruciare enormi covoni di fieno scarto del riso, per nutrire la terra e restituirle un pò di quello che avevano preso. Man mano che il sole calava e andava a nascondersi dietro l’orizzonte e l’oscurità cominciava ad ammantare tutto, i fuochi si facevano sempre più brillanti come fari solitari che indicano ai poveri viaggiatori la via per un rifugio……poi come nella fine di un sogno di nuovo civiltà, rumore, puzza…….

Appunti di viaggio: Couchsurfing in Chiang Mai

Sono un viaggiatore squattrinato e spesso per risparmiare e mantenere un budget di viaggio sottocontrollo mi affido al sito di Couchsurfing, e questa volta la fortuna mi ha portato a casa della piccola Joy e della sua famiglia nella quale mi sono subito sentito a mio agio così pieni di di calore e cortesia da farmi sentire come uno di loro. Joy universitaria dallo sguardo vispo ed il sorriso dolce mi ha accompagnato per tutti i miei giri, suo fratello un giovane rocker con il sogno di fare musica e la loro madre una signora dolcissima dalla quale sicuramente Joy ha ereditato sicuramente il suo sorriso.

Quando Joy non poteva accompagnarmi nei miei giri c’era sempre qualcuno pronto a rispondere ad ogni mia domanda, la giornata che ho trascorso con la madre di Joy è stata di sicuro la più interessante ma anche la più impegnativa, ci tenevo comunque a lasciare una buona impressione su questa signora. La giornata è cominciata a pranzo in un ristorantino fuori mano evidentemente frequentato da famiglie e gente del posto; mi sono lasciato tentare dalla cucina casalinga del nord cominciando con una noodle soup agropiccante veramente ottima per poi continuare con un’insalata di papaya con granchio fermentato ed accompagnato dall’immancabile sticky rice che serve a smorzare l’esplosione di sapori che si ha in bocca dopo il primo assaggio!! Ma è talmente gustosa che vi assicuro che il fatto che è fottutamente piccante passa in secondo piano. Il pranzo è stato molto piacevole e la mia ospite sembrava compiaciuta del fatto che mangiavo di gusto e nonostante che parlasse poco in inglese ci si intendeva gesticolando parecchio e poi penso di essermi quasi sempre fatto capire! Terminato l’ottimo pranzo era ora di cominciare il nostro tour che è partito dal Museo nazionale di Chiang Mai che per nostra enorme sfortuna era per metà chiuso per restauro e di quello che ho potuto vedere il pezzo che mi ha più colpito era un’antica maglia di lino,parte del corredo di un guerriero, con sopra disegnate svariate formule “magiche” che secondo la targhetta delle spiegazioni avrebbe dovuto fornire protezione in battaglia un pò come un’armatura ma dall’evidente sbrego che attraversava il capo di lino all’altezza del costato non dovevano funzionare un gran chè. L’altro pezzo interessante che ha attirato la mia attenzione è stato un’antico strumento per fare tatuaggi, oggi il tatoo tradizionale thai l puoi fare un pò dappertutto poi quando Angelina Jolie ne ha esibito uno nel film Wanted è quasi diventato una moda, ma questo genere di lavoro non ha solo una funzione decoratiava, guardandolo di sfuggita può sembrare solo un’intreccio di linee verticali ed orizzontali ma ad uno sguardo più profondo vi accorgerete che che sono un dedalo di linee e formule che vengono tracciate ad personam e non ne esiste uno uguale all’altro ed è praticato solo dai monaci che durante la seduta pregano e caricano di energie positive il tatuaggio sicchè da proteggerti e quando questa protezione viene meno basta bussare ad un convento per una “ricarica” veloce. In Thailandia è molto facile farsi tatuare con il bamboo ma è difficile trovare un monaco disposto a farlo.

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Il pomeriggio poi è proseguito con la visita al Baan Roi An Phang Yang un piccolo museo creato da Mr Ajarn Charuai Na Sunthorn che secondo me contiene la vera anima della cultura Lan na immortalata nelle sculture lignee che questo personaggio ha raccolto e prodotto negli anni,essendo lui stesso maestro nell’arte dell’intaglio, per preservarli come testimonianza alle generazioni future di un’arte manuale che sta andando persa schiacciata dalla industria che all’opera paziente di un mastro artigiano si contrappone con prodotti senz’anima creati dalla fredda precisione di una macchina e dalla logica di un mercato che crea più prodotti di quelli realmente indispensabili. Il lavoro di Mr Ajarn è arrivata perfino alla corte di Bangkok tanto che la Sua Maestà la Regina rimase colpita dalla bellezza del museo durante una visita ufficiale, ciononostante il museo si autofinanzia e si mantiene facendo pagare un piccolo ingresso e vendendo alcuni prodotti da artigiani locali senza alcun sussidio statale, ma andarci secondo me vale la pena, purtroppo non hanno una guida che parla inglese e la mia ospite per quanto fosse di una cortesia impareggiabile non poteva stare dietro alle migliaia di domande ed osservazioni che mi ronzavano in testa.

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Suddiviso in diversi livelli comincierete un viaggio onirico nel mondo orientale ogni statua sembra poter prendere vita da un momento all’altro, figure mitologiche come garuda o sirene, scene tratte dal poema epico Ramayana riprodotte su tronchi d’albero talmente finemente che più ci si avvicina all’opera si scopre un nuovo particolare ed ogni personaggio di per sè è un capolavoro di precisione e cura e nel suo complesso rende l’opera strabiliante.

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Di sala in sala passo dopo passo mi perdevo nell’atmosfera di questo museo fino quando mi guardo avanti e vedo lei, la ragazza con l’elefante questa statua era posizionata davanti ad un finestrone illuminato dalla calda luce del sole pomeridiano e contoluce le sensuali forme della ragazza abbandonata in un abbraccio alla testa di un enorme elefante mi ha colpito come un fulmine e me ne sono subito innamorato, il cuore mi pulsava come un martello pneumatico mentre la bocca mi si asciugava, il viso dai lineamenti delicati era incorniciato da una ghirlanda di fiori finemente cesellati le labbra voluttuose che accennano un sorriso che esprimevano serenità pace nell’unione con l’elefante che rappresenta la forza e la calma, entrambi fermi ed immobili come se da un’istante all’altro un respiro o un leggero movimento potesse animare questa opera, un pò come Michelangelo che difronte al suo David esclamò “E pur mi sembra vivo”.

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Forse le foto non le rendono giustizia ma provavo una voglia irresistibile di toccarla quindi proseguii il giro e lasciandomi incantare da altre mirabili opere!

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Questo fantastico viaggio all’interno di questa galleria mi ha portato al Dhamma Satharn ovvero il santuario del Dhamma un’area della galleria che riproduce un tempio nella foresta che viene aperta gratuitamente a chi viene a praticare ed a promuovere la parola del Buddha.

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Il santuario è l’ultimo ambiente di questo museo che mi ha incantato, una collezione strabiliante che ti racconta senza parole molto se non tutto della cultura e tradizione Lanna ed uscendo la voglia di rifare il giro era tanta, prendersi la briga di arrivare fino a questo museo verrà ripagato. A questo punto pensavo che la giornata volgesse al termine ero stato bene ma la mamma di Joy aveva altri piani, ho ricevuto un invito a cena ad un ristorante tipico e dopo una sosta a casa per rinfrescarci ci siamo preparati per andare a cena. Pensavo a qualcosa di informale magari al Night bazar invece la serata che mi si prospettava era di tono totalmente diverso………

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C’era un tavolo prenotato ad uno dei ristoranti del Grand Oriental Mandarin Hotel (foto) a nostro nome, da qua in poi ho cominciato a sentirmi a disagio, ero vestito come un barbone e stavo entrando in luogo dove si richiedeva un minimo di etichetta……ed io che mi sarei accontentato di una pad thai cucinata a bordo strada ho cominciato a vergognarmi quando intorno al nostro tavolo cominciavano a ronzare camerieri in livrea, io di solito in posti del genere ci lavoro e verso i miei colleghi asiatici provavo una sorta di senso di colpa misto a solidarietà ma non potevo indispettire la mia ospite quindi ho indossato uno dei miei sorrisi d’ordinanza più convincienti ma qualcosa deve essere trapelato quando ho aperto il menù e guardato i prezzi e sono paurosamente sbiancato perchè la mia ospite si è premurata di rassicurarmi che non avrei dovuto preoccuparmi di niente che offriva lei (meno male!!) quindi cercai di ricompormi e godere di quel banchetto composto da piatti tradizionali che comprendevano svariati tipi di zuppe, curry piccantissimi e l’immancabile tom som thai l’insalata di papaya che io tanto adoro. La cena è stata a dirpoco superlativa tutto era perfetto ed il servizio curato e discreto (che altro aspettarsi da un posto di questo calibro!) ma comunque ribadisco il mio amore per la trattoria ed il cibo da strada si sposa meglio con il mio carattere!! Anche se……ho provato nel intimo più profondo un certo piacere sadico nel farmi servire……

Questa giornata la ricorderò per molto tempo, mi sono speso in lunghissimi ringraziamenti nei confronti di Joy e la sua famiglia mi hanno fatto sentire in famiglia e non finirò mai di ringraziarli per la cortesia e la gentilezza che hanno avuto nei miei confronti e magari chissà magari un giorno troverò una qualsiasi scusa per tornare a trovarli.

Appunti di viaggio: Lo zoo di Chiang Mai

Chiang Mai sarà 45 volte più piccola di Bangkok ma devo dire che non è meno trafficata, devo ammettere che non amo le città per questo, un caos fatto di motori rombanti di motorini, tuc tuc, automobili e pullman. Io che amo definirmi un ragazzo di campagna erano già due settimane che ero immerso in questa cacofonia ed il silenzio protetto dei templi non mi bastava più, avevo bisogno di una giornata tranquilla lontano da tutto questo rumore, quindi perchè non andare allo zoo cittadino? Sulle prime mi sembrava un’idea geniale anche perchè lo zoo era appena fuori città in un parco che si estende alle pendici del Doi Suthep, ma al mio arrivo all’entrata mi sono dovuto tristemente ricredere anche lo zoo oltre ad essere affollato era anche trafficato! La mia speranza di una giornata tranquilla si è sgretolata quando ho visto che il giro del parco si poteva fare con un bus interno con uno sky train ma erano ammessi anche tuc tuc e suv!!! Questa scoperta devo ammettere che mi ha un pò rovinato la giornata………

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Mestamente allora mi sono avviato per il percorso a piedi per cominciare il mio tour e già dopo un centinaio di metri l’afrore tipico di acqua stagnante e letame mi fece supporre di essere vicino alle vasche che ospitano gli ippopotami mastodonti con una pessima autostima e un’igiene che a definire pessima e fargli un complimento e più mi avvicinavo al loro habitat artificiale più “l’aroma” si faceva intenso!

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Fino ad oggi li avevo visti solo in televisione nei documentari naturalistici e trovarmi a vederli da vicino è impressionante, anche se sembrano mansueti e quel musone simpatico ti porta a pensare che siano docili ma le apparenze ingannano nel loro ambiente naturale in Africa si contano più aggressioni da parte loro rispetto ai grandi predatori e le dimensioni delle zanne che hanno in bocca trasmettono un certo senso di pericolo.

Gli ippopotami comunque mi sembravano gli unici soddisfatti di quella detenzione coatta più mi addentravo per lo zoo più mi accorgevo del disagio delle povere bestie, nel recinto degli struzzi ho notato alcuni esemplari che per lo stress letteralmente si spennavano, alcuni erano adirittura implumi. In un’angolo del recinto una giraffa femmina cercava di nascondere il suo piccolo e dall’altra parte in un piccolo recinto si poteva per la modica cifre di 20 bath comprare un casco di banane per provare l’emozione di farselo rubare da un’elefantessa rinchiusa in un piccolo recinto con il suo cucciolo, una scena che sembrava rubata dal classico disneyano Dumbo.

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Non sono mai stato un’animalista ma la situazione di degrado e le condizioni di detenzione degli animali mi aveva disgustato, gli animali se pur in cattività dovrebbero avere la possibilità di avere un minimo di spazio dove potere rifugiarsi dal clamore e gli schiamazzi di turisti beduini che saltano giù dai loro suv per fare una foto per poi sgommare via verso la gabbia dopo.

Nel mio caso la gabbia dopo era quella dei grandi felini che veramente mi ha provocato una fitta al cuore, adoro i felini per la loro fiera indipendenza il loro aspetto regale, padroni incontrastati di savane, foreste e montagne e osservare le tigri aggirarsi per il loro habitat/gabbia nervose, rabbiose loro abituate alla solitudine delle grandi giungle asiatiche con i loro silenzi all’ecciazione della caccia ora erano pressate in quell’angusto habitat spoglio dove la fiera si trasforma in bestia dove l’istinto ti corrode fino alla pazzia e quella che un tempo era libertà ora era un ricordo lontano probabilmente. Tigri, pantere e giaguari esibiti e scherniti dalla folla dei turisti mentre io provavo una grande pena dentro.

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Potrei stare ore a descrivere le cose che non mi sono piaciute in questo posto, la qualità della vita degli animali non è il massimo, i grandi rapaci sono costretti in voliere che somigliano più a delle piccionaie o le lontre che correvano da una parte all’altra della gabbia come impazzite, ma c’è una foto che secondo me raccoglie e racconta le mie sensazioni sullo zoo………..

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Questa vi assicuro sarà l’ultima volta che andrò ad uno zoo, non mi ha trasmesso alcuna gioia ed il progetto di passare una giornata lontana dal caos si è rivelato vano, meglio vedere gli animali selvaggi in un documentario nel loro ambiente naturale piuttosto che essere complice nella loro prigionia.

Appunti di viaggio: Wat Phra That Doi Suthep

Il Doi Suthep è una delle vette che incorniciano il profilo di Chiang Mai, interamente ricoperto da una verdissima e lussureggiante foresta con i suoi 1667 m imcombe coi il Doi Pui, la sua vetta gemella, sulla città. Una presenza non opressiva o minacciosa tutt’altro come un genitore affettuoso estende la sua ombra protettiva sui propri figli, meta per gli amanti del trekking e del birdwatching, immerso nel verde c’è quello che viene considerato uno dei reliquiari buddhisti più importanti della Thailandia il Wat Phra That Doi Suthep.

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La leggenda racconta che il Re Phaya Kue Na ricevuta la sacra reliquia di Lord Buddha decise di trovare un sito adatto per custodire la sacra effige, caricò le spoglie sul dorso di un elefante e si pregò lo spirito del Buddha di guidarli verso il posto più adatto. L’elefante si inoltrò su per la montagna dove si fermò una prima volta allora si pensò che la ricerca fosse giunta al termine ma l’elefante si rimise in cammino e cominciò a scalare la montagna e si fermò ancora ma questa volta l’elefante barriva e giarando in tondo questo fù considerato come un segno che il luogo fosse quello giusto, ma questa leggenda, come tutte le storie che si raccontano ai bambini, ha un’altra versione che dice l’elefante dopo aver segnalato il sito morì, ma se dovessi elencare tutte le versioni che mi sono fatto raccontare non mi basterebbe un post! Comunque una volta capito che il posto era benedetto dall’alto il re ordinò di scavare una buca che venne ricoperto da sassi sui quali sorse il tempio dal quale si gode una meravigliosa vista di Chiang Mai.

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Per arrivare al tempio bisogna inerpicarsi su una scalinata che si inoltra nel verde fino alla sommità della collina sul quale sorge il templio, la scalinata secondo la mappa turistica di Chiang Mai conta 200 gradini mentre la guida Lonely Planet ne conta 304, io ne ho conta 168 ma devo dire a mia discolpa che in matematica non sono un genio quindi se vi capita di visitare questo tempio provate anche voi a contarli e toglietemi questo dubbio amletico che tormenta le mie notti!! Ai lati della scalinata si sviluppano due Naga a sette teste in stucco i quali corpi sinuosi con le scaglie color smeraldo accompagnano i pellegrini all’ingresso, dove ad attenderli ci sono due statue che rappresentano un demone e un Singha posti a guardia del sacro sito sicchè i spiriti malvagi si tengano alla larga.

Il tempio è formato da un doppio chiostro all’interno delle mura esterne ci sono dei chedi minori e dei prang contenenti le ceneri di chi ha scelto quel luogo per il proprio riposo dopo la cremazione e mi sono stupito di quanti occidentali avessero scelto quel tempio come luogo per la propria tumulazione, il chiostro interno al quale si accede osservando la regola di togliersi le scarpe (non mi serve ricordarvi che il Wat è un luogo di culto quindi andateci vestiti adeguatamente) è il cuore del tempio al centro del cortile sorge uno stupa sotto il quale sono sepolte le reliquie.

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I muri interni sono affrescate finemente con episodi della vita del Buddha separati da statue che guardano verso lo stupa d’oro che sotto il sole di mezzogiorno risplendeva e illuminava tutto e tutti avvolgendo ogni cosa con un’aura di luce calda, il profumo dei fiori e degli incensi evocavano suggestioni mistiche, mi aggiravo tra i fedeli che venivano a porre le loro preghiere e vedevo serenità e profondo coinvolgimento nei volti dei pellegrini che camminavano intorno allo stupa con un fiore di loto, simbolo di purezza.

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Ai lati dello stupa ci sono due pagode che contengono varie statue del Buddha, all’interno ci sono monaci che al costo di una piccola offerta impongono una benedizione o ti ricaricano di energie positive i monili, i thailandesi un pò come tutti gli asiatici sono molto superstiziosi forse anche di più di noi italiani per esempio gli indovini e gli astrologi in Asia sono molto rispettati e a volte influenzano pure la vita politica, il segreto da custodire in questa parte di mondo è l’ora della nascita perchè un buon astrologo “potrebbe” fare un ‘oroscopo che “potrebbe” essere usato per influenzare la vita di una persona, lungi da me giudicare ma mi sono divertito a nel comprendere le piccole debolezze e le insicurezze siano simili ovunque!! Quante volte vi siete fatti condizionare dall’oroscopo che leggete la mattina distrattamente sul giornale o per gioco vi siete fatti leggere la mano dalla amica della nonna con poteri sovrannaturali? No? Eppure esistono realtà simili anche nel nostro bel paese.

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L’atmosfera che si respira in questo tempio è surreale, nonostante sia sempre affollato regna un rispettoso silenzio e regna un rispettoso silenzio e le poche parole che mi escono flebili in un soffio non vorrei disturbare, mi sono soffermato ad osservare attentamente la vita che mi scorreva intorno e a rubare un pò di scatti che in questo caso raccontano più di mille parole che potrei scrivere:

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Appunti di viaggio: Passeggiando per Chiang Mai

Chiang Mai pur essendo la seconda città per grandezza della Thailandia non appare come un conglomerato confuso di cemento e acciaio dove tutto è reso nero dallo smog come Bangkok ha più l’aspetto di una mesta cittadina di provincia, con ritmi molto più blandi. la mia esplorazione della capitale del nord è partita dal Chiang Mai City Arts & Cultural Center  un museo importante per capire la genesi e le molte etnie che nei secoli si sono mescolate all’interno delle mura della città suddivisa in una quindicina di sale, dove stazioni multimediali, modellini e riproduzioni in alcune sale di abitazioni tipiche ti fanno entrare nella quotidianità della civiltà Lan na. La posizione al centro della città antica ne fa un’ottimo punto di partenza per l’esplorazione di Chiang Mai.

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Nella piazza in fronte al museo potrete ammirare il monumento dedicato ai tre re Lan na più importanti della storia ovvero Phaya Ngam Mueang, Phaya Mengrai e Phaya Khun Ramkhamhaeng e anche con il passare del tempo è diventato luogo di culto dove i locali pongono piccole offerte di incenso, fiori e piccole candele votive per invocare la protezione degli spiriti di questi grandi re.

Ogni lunedì da questa piazza si svolge il Sunday Walking Street che è un mercato colorato e affollatissimo che si estende fino alla Tha Pae Gate occupando per intero tutta la via Th Ratchadamnoen che per tutta la manifestazione rimangono chiuse al traffico. Ogni lunedì artigiani, orafi, tessitori, intagliatori di legno scendono dalle valli circostanti per esporre le loro merci, persino anche i templi che si trovano lungo il percorso della manifestazione rimangono aperti. Turisti e Thai si riversano nel più classico dello struscio tra bancarelle gastronomiche e articoli d’artigianato in un’atmosfera rilassata di festa rallegrata da svariati musicisti di strada a saltimbanchi, shopping a parte è interessante vivere questo evento con un occhio critico perchè tra i vari banchetti che propongono carabattole da pochi bath buoni per i turisti più sprovveduti e squattrinati si possono trovare dei veri propri affari e se non siete attirati dallo shopping sedeti a una delle tantissime bancarelle gastronomiche a gustarvi un pò di street food e osservate lo struscio è divertente uguale! La manifestazione ha raggiunto il decimo anno di attività ed è sempre più un punto fermo della vita cittadina.

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Nonostante Chiang Mai sia molto più piccola di Bangkok all’interno della città sono presenti un numero di poco inferiore della capitale quindi con un pò di pianificazione potrete visitare i siti principali in una giornata, ricordandovi che i templi sono luoghi di culto e come tali ci si deve comportare e vestire a modo, tra cui il Wat Phra Singh di sicuro il Wat più visitato di Chiang Mai considerato fulgido esempio di architettura Lan na, avendo avuto una lunga dominazione birmana molti templi avevano subito gli effetti inserendo elementi architettonici tipici dei templi birmani, un’altro templio che vale la visita è il Wat Chedi Luang anche se il chedi principale è parzialmente in rovina, la leggenda vuole che sia stato abbattuto da una cannonata del esercito di Re Taksin durante l’assedio per liberare Chiang Mai dall’invasore birmano, è stato successivamente restaurato da un preogetto finanziato dall’ UNESCO e dal governo giapponese.

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All’interno delle mura del Wat Chedi Luang ha sede anche l’università buddhista e c’è un angolo del giardino dedicato all’iniziativa del “Monk Chat” tutti i giorni dalle 13 alle 18 tranne i giorni di festa buddhista potrete colloquiare con i monaci per farvi spiegare le dottrine del Buddha, un’occasione imperdibile secondo me per addentrarsi tra i misteri del Buddhismo e comprendere un pò di più la ferrea vita monastica è un’occasione anche per i monaci ,che oltre ad esercitare la padronanza della lingua inglese, possono avere notizie da posti lontani e confrontarsi con punti di vista e culture differenti una esperienza di crescita comune. Un’esperienza molto interessante che consiglio! Poi magari tra un templio e un’altro potreste fare una sosta per un massaggio ai piedi o perchè no un massaggio tradizionale completo, presso la Chiang Mai Women’s prison c’è una Spa dove per un prezzo irrisorio potrete ricevere un massaggio tradizionale da una rude e nerboruta carcerata……scherzo la Spa del carcere fa parte di un progetto per il reinserimento delle detenute in procinto di essere rilasciate e i soldi che andiamo a spendere vanno a finanziare questo progetto di recupero sociale e poi devo dire che le ragazze sanno quello che fanno!!

Una volta calato il sole per cena dirigetevi al Night Bazar dove potrete soddisfare ogni desiderio culinario che il vostro piccolo cuore ingordo di sapori nuovi possa immaginare la varietà e la qualità e molto alta e c’è da dire che la cucina del nord è considerata più raffinata e con sapori molto più intensi di quella del sud.

In conclusione Chiang Mai merita la sua nome di rosa del nord è piccola come una bomboniera ed è facile da visitare, affascina e rapisce e anche se bastano un paio di giorni per visitarla tutta io ci sono rimasto per una settimana senza mai annoiarmi quindi quello che dico e di prendersi tutto il tempo che serve per viverla, per conoscere ed apprezzare Bangkok ci ho messo più tempo, Chiang Mai è molto più facile.

 

 

Appunti di viaggio: Chiang Mai.

Sulla mia roadmap di viaggio al chilometro 700 e spiccioli a nord da Ayutthaya si trova Chiang Mai, la capitale del nord, anche se è la seconda città thailandese per grandezza e ben 45 volte più piccola di Bangkok ma possiede un fascino ed una vitalità forse superiore alla Capitale del sud. Sbarcato dal bus in una fredda e buia mattina di dicembre mi sono addentrato nella scoperta di questa nuova città.

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Fondata dal Re Phaya Mengrai nel 1296 dopo aver conquistato la vicina città stato di Lamphun ed in seguito alleandosi con la vicina Sukhothai intorno il XV secolo la città fortificata di Chiang Mai entrò a far parte del regno Lan Na Thai (regno thai dei milioni campi di riso) che estendeva i suoi domini fino alla città di Luang Prabang in Laos, questo fù anche il periodo in cui divenne importante centro culturale ma soprattutto religioso infatti ospitò l’ottavo sinodo buddhista della corrente Theravada. Tanta bellezza e tanta ricchezza rende sempre i vicini un pò invidiosi e cupidi……quindi i burmesi gli stessi burloni che avevano devastato Ayutthaya la assediarono e la conquistarono e se la tennero per 200 anni fino a che i Thai guidati da Phaya Taksin la riconquistarono nel 1775 e la elevarono allo stato di mueang ossia città stato con a capo un vicerè. Chiang Mai conobbe una seconda giovinezza e divenne un vivace centro commerciale nel quale confluivano merci e genti da Cina, Burma, persino la Compagnia delle Indie Orientali aveva i suoi affari.

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Pur mantenendo la più totale indipendenza Chiang Mai era legata alla capitale del sud da un’alleanza fortissima che prevedeva il mutuo soccorso in caso di una nuova campagna da parte dei burmesi e per assicurarsi che i patti fossero rispettati i membri della famiglia reale erano stati inseriti a corte a servizio della famiglia reale di Bangkok una situazione insomma comoda per entrambe le parti. Una tappa fondamentale nella unificazione del paese fù il matrimonio tra la sorella del l’ultimo vicerè Lan na ed il re Thai, le due anime del Siam si sarebbero unificate il giorno della morte del vicerè. Nel 1927 Re Rama VII e la Regina Rambaibani entrarono in città in testa ad un drappello di 84 elefanti si celebrò finalmente questa unione e successivamente nel 1933 finalmente Chiang Mai divenne una provincia del Siam.

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Questa è a grandi linee la storia della “Rosa del Nord” che si è trasformata da centro commerciale a polo turistico che attira ogni anno migliaia di turisti che si lasciano affascinare dallo stile di vita tranquillo delle genti del nord.

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