pensieri ed immagini della mia vita

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Appuntamento con mondoteo

Quando cominciai a scrivere mondoteo era una paginetta web della piattaforma windows live spaces, era nata per gioco, una valvola di sfogo dove raccontare le cose che mi appassionavano. Poi con il tempo piano piano questo mio piccolo spazio è cresciuto e piano piano ha acquistato follower e consensi fino a che non sono notato da Carlo L’antiviaggiatore che mi ha intervistato per il suo blog.

Dopo quell’intervista sono stato invitato come relatore ad un evento organizzaato dalla Biblioteca comunale di Stresa, la mia città, per parlare dei miei viaggi e dei libri che li hanno ispirati, chi l’avrebbe mai detto che la mia passione ed il mio modo di intendere i viaggi potesse interessare qualcun’altro oltre che il piccolo gruppo di follower che leggono le mie esplorazioni. La cosa mi alletta e spaventa anche un pò ma non potevo non cogliere questa occasione!!!

#mondoteo

Quindi amici e lettori se siete in zona e volete passare un paio d’ore a sentirmi sproloquiare siete i benvenuti!!

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Intervista a mondoteo

Oggi accantono un’attimo il piccolo taccuino di appunti di viaggio per proporvi l’intervista pubblicata settimana scorsa da Carlo L’antiviaggiatore. Intervista nata così per caso rispondendo a qualche post su un groppo di facebook che parla di blog e viaggi nel quale si discuteva su quali libri erano da portare in viaggio, io scrivevo che i libri di Salgari erano un’ottimi compagni durante un roadtrip in Asia, da li ne è nata una divertente chiaccherata su avventure salgariane e viaggi che si è poi trasformata nell’ intervista che potrete leggere cliccando sulla foto qua sotto, buona lettura!

 

#Salgari, #Asia, #Amoviaggiare

Neve, Leggende e homebrewing.

Anno nuovo……cotte nuove incomincio così questo nuovo appuntamento con il folletto della birra, la stagione scorsa avevo brassato circa una novantina di litri di birra che in questi mesi ha allietato le varie occasioni conviviali o serate intime in compagnia dei miei amati libri fantasy, adesso sono preso per i romanzi di Morgan Rice, insomma non sono mancate occasioni per stappare una buona birra. Di conseguenza la mia povera cantina sta cominciando ad assumere un’aspetto piuttosto desolato, così un pomeriggio di settimana scorsa ho messo a fermentare una trentina di litri di birra speciale aromatizzata con la mia ricetta segreta che chiamai Fiòca (neve in dialetto) che rispetto all’ultima volta che l’ho prodotta ha maturato appena 4 mesi quindi quando la stappai lo scorso anno la trovata buona ma risultava ancora troppo giovane, così tanto per non sbagliare ho anticipato la cotta. Ora la Fiòca gorgoglia felice e soddisfatta nella sua damigiana in cucina mentre fuori dal tepore di casa l’inverno ci fa conoscere i rigori di un febbraio siberiano.

#brisino, #neve, #freddopolare,#lagomaggiore #brisino, #neve, #freddopolare,#lagomaggiore 

   #Brisino, #febbraiosiberiano

Questi sono i giorni della Giobia (si pronuncia con la O chiusa) che è un personaggio che anima le leggende pagane che si raccontavano ai bambini al caldo del focolare, è una strega ma molti la confondono con la più benevola e simpatica befana, la giobia infatti è brutta porta un cappellaccio e va ingiro senza scarpe ma indossa due pesanti calzettoni rossi. Si diceva che vivesse nel profondo dei boschi ed era considerata la signora dell’inverno percorreva enormi distanze con le sue lunghe gambe secche saltando di albero in albero e ovunque lei passava le piante si rattrapivano per il freddo gli animali morivano, i laghi gelavano ed i prati si ricoprivano di brina. La giobia era una golosona ma non sapeva cucinare e non poteva neanche accendere il fuoco in quanto il calore per lei era mortale come del resto il sole quindi si nutriva di bacche, animaletti e occasionalmente quando era particolarmente fortunata bambini che preferiva consumare crudi ma se riusciva a rubare del cibo cotto allora si che era festa grande. Andava letteralmente matta per il risotto alla luganega e per la polenta e odiava gli uomini ma provava maggior astio per le donne forse per una malcelata invidia per la gioia della famiglia, i figli e la calda accoglienza di un focolare. Di notte la Giobia usciva dal bosco ed entrava nelle case, anche se porte e finestre erano ben serrate riusciva a trovare una via per infilarsi od al massimo si calava dal camino una volta che il fuoco si era spento e bastava lasciarle sul tavolo in cucina un piatto con un poco di polenta o risotto che allora non si correvano rischi. 

#brisino, #neve, #freddopolare,#lagomaggiore

Man mano che l’inverno si accorcia e si avvicina la primavera la Giobia diventava più cattiva e pericolosa e le sue visite si facevano sempre più frequenti e se non era soddisfatta di quello che trovava erano guai seri, si narra che moltissimi anni fa in un paese intorno al lago vivesse una povera vedova che abitava con la figlia, una graziosa bambina, in una piccola casupola ai margini di un boschetto dove le due povere sfortunate riuscivano a stento a mettere insieme un pasto decente e molto spesso toccava loro la sfortuna di dover solo stringere la cintura a cena. La piccola spesso s’inoltrava nei boschi per raccogliere un po di legna e cercare qualcosa da mangiare anche se il freddo inverno non dava molta scelta, la madre sempre preoccupata per la figlia le raccomandava di scappare se avesse incontrato la strega, e di rientrare a casa prima del calare del sole dato che la vecchia malefica usciva solo la notte.

#brisino, #neve, #freddopolare,#lagomaggiore

Una sera la bambina perse la nozione del tempo distratta da delle nocciole che stava raccogliendo e malgrado tutte le raccomandazioni e precauzioni fu colta dalla Giobia che le si parò davanti e le disse: – Stasera verrò a farvi visita e se non troverò niente di buono tu verrai con me per farmi da dessert!!!

La bambina atterrita dal terrore corse a casa e raccontò tutto alla mamma che per proteggere la sua piccola cominciò a lasciare della polenta sul davanzale della finestra ogni notte, purtroppo però una sera la povera vedova si dimenticò la parte per la Giobia che arrivando dopo mezzanotte per avere la sua polenta non trovandola s’infuriò. La bambina che intanto si era svegliata si nascose sotto le sue coperte e con un filo di voce chiamava la mamma, ma la strega le aveva lanciato un incantesimo che l’aveva sprofondata in un sonno profondo, e nonostante le grida e le lacrime della figlia continuava a dormire pacificamente. Il mattino seguente quando la povera vedova si svegliò e cominciò a fare i piccoli mestieri quotidiani e la colazione fù pronta cominciò a chiamare la figlia ma non ricevette risposta, allora la richiamò…… ma nulla……fu allora che si ricordò della Giobia e subito ebbe un terribile presagio che fu confermato quando vide che il lettino della piccola era vuoto. Subito il suo pensiero corse alla dimenticanza della sera prima e disperata si gettò nel bosco alla ricerca della figlia, ma non la trovò c’erano solo gelo e silenzio. La notizia della malefatta della strega fece velocissimo il giro del paese creando paura e sgomento soprattutto tra le donne terrorizzate dall’idea che i loro tesori più preziosi fossero rapiti o peggio………Solo una mamma coraggiosa ebbe un’idea, che se avesse funzionato avrebbe risolto il problema, la sera preparò la cena per la sua famiglia ed in più un paiolo di risotto con la luganega che adagiò in un angolo del giardino che guardava ad est dove il sole del mattino arrivava presto. la Giobia, che quella notte aveva fatto razie in tutte le case, quando trovò il pesante paiolo ricolmo di delizioso risotto non resistette alla tentazione e cominciò a mangiarlo con buona lena non accorgendosi che alba oramai era prossima. Quando il primo raggio di sole rischiarò il nuovo giorno andò a colpire la strega alle spalle come una pugnalata, fù allora che si rese conto di essere stata gabbata e prima che riuscisse a scappare prese fuoco e con un grido di odio si accasciò e di lei non rimase che un piccolo mucchio di ceneri e stracci fumanti. Come per magia la vita cominciò a rifiorire nel villaggio, i fiori cominciavano e germogliare e i ghiacci si scioglievano e dal bosco ritornò la piccola figlia della vedova libera finalmente dall’incantesimo della strega che divenne un lontano ricordo.

Ecco qua un’altra piccola storia che racconta la mia zona, il mio lago e la mia Stresa, spero che vi sia piaciuta come a me è piaciuto raccontarvela, fuori fa freddo e sembra che la vecchia strega si stia vendicando del vecchio torto subito, ma io sono chiuso al caldo della mia casetta e tutto questo parlare mia ha messo sete quindi alla salute……prosit!!

#brisino, #neve, #freddopolare,#lagomaggiore 

 

 

  

 

 

 

 

 

Appunti di viaggio: Walkaboutitalia……l’impresa di Darinka

Oggi cari amici torno a parlare del mio argomento preferito ovvero i viaggi, non per pubblicare una pagina del mio diario  di viaggio, per quello c’è sempre tempo, ma volevo presentarvi Darinka. Fotografa, blogger, videomaker e viaggiatrice instancabile, un’artista a tutto tondo figlia di Stresa città dove entrambi siamo cresciuti. Il suo cammino per il mondo è cominciato subito dopo il Diploma quando ha messo la sua macchina fotografica in una valigia piena di vestiti e sogni e con in mano un biglietto di sola andata per Londra dove conseguì con successo una laurea in arti fotografiche alla University of Westminster. Da allora Darinka ha viaggiato e vissuto avventure in quasi tutti i continenti emersi mantenedosi facendo i lavori più disparati dall’insegnante d’inglese in Laos alla barista nelle miniere australiane fino a quando i suoi passi la hanno riportata qua sul Lago.

Darinka Montico

Una ragazza forte e indipendente come gli anglosassoni amano dire “selfmade” capace di affascinare con i racconti delle sue avventure, spesso mi sono ritrovato a condividere con lei idee e progetti così sono venuto a sapere di Walkabout il nuovo progetto che presto porterà Darinka a percorrere lo stivale da sud a nord a piedi.

Cos’è il “walkabout”? In poche parole è un viaggio spirituale che gli aborigeni australiani compiono nel outback alla ricerca delle loro radici ancestrali. L’intenzione di Darinka è di fare un viaggio a piedi per l’Italia per riscoprire le sue radici per raccogliere i sogni di un paese che sta vivendo una crisi generale di valori. Viaggiando a piedi senza nessun mezzo sostenendosi con quella meravigliosa arte, tutta italica, dell’arrangiarsi che ha praticato per il mondo, come se tutti i km  macinati in questi anni fossero serviti a prepararla a questo viaggio. Questo suo nuovo progetto mi è piaciuto ha acceso subito il mio interesse ed ho seguito l’evolversi dell’ organizzazione con molto interesse dalla nascita del sito web alla creazione della scatola alla quale la gente che Darinka incontrerà sulla sua strada racconterà i propri sogni. Da questo mio interesse ne nata un’intervista che spero vi aiuti a conoscere ed appassionarvi a questo viaggio dal sapore d’impresa, poi chissà magari un giorno magari la vedrete sbucare da dietro un’angolo della vostra via con la sua scatola porta sogni.

Walkaboutitala

1) Raccontami la genesi di quest’impresa, quando ti è venuta l’idea di questo viaggio?

L’idea mi è venuta mentre stavo viaggiando con il mio zaino per il Laos, stavo leggendo “l’armata perduta” di Valerio Massimo Manfredi e mi sono lasciata affascinare da questo viaggio incredibile a piedi fatto da questa armata ed ho pensato, senza propositi bellici, che sarebbe stato bello fare un simile viaggio. Era il 2009 ed era appena successo il terremoto in Abruzzo quindi avevo pensato di fare questo viaggio in Italia per magari raccogliere fondi da mandare per aiutare le popolazioni colpite da quella tragedia. Alla fine comunque dovetti accantonare questo progetto perchè era logisticamente difficile organizzare il tutto dal Laos. Però comunque l’idea è rimasta a maturare, perchè dopo tanto viaggiare per il mondo mi sono resa conto che non conoscevo affatto il mio paese e dopo cinque anni dove ho fatto diverse cose sono tornata in Europa e non avendo niente da fare ho dato corpo a quella che era stata solo un’idea nella mia testa.

 

2) Cosa ti aspetti da questo viaggio,cosa porti ingiro di tuo alla riscoperta dell’Italia?

Più che aspettative ho la speranza di trovare ancora gente solidale, con una mentalità aperta anche perchè comunque il concetto del viaggio è fare tutto senza soldi quindi dovrò trovare persone disposte ad ospitarmi per la notte ed ad offrirmi un piatto di pasta. Da parte mia posso offrire la mia esperienza, nella mia permanenza in Asia ho anche imparato a fare massaggi insomma ho un pò di freccie peril mio arco. L’idea è anche quella di raccogliere i sogni delle persone che incontro come se fossi al ristorante cinese e dopo cena apri il “fortune cookie” con su scritto il tuo destino quindi vorrei che chi incontro mi donasse i suoi sogni specialmente ora in questo periodo in cui la gente ha accantonato i propri e magari chessò dare una ventata di positività un pò come nella “Storia Infinita” dove il protagonista combatte con il nulla, l’assenza di sogni e fantasia, io vorrei far accantonare i valori vuoti e superficiali con i quali siamo bombardati costantemente e fare riscoprire quel mondo onirico che rischia di essere cancellato.

 

3) Un viaggio nell’Italia più ruspante e campagnola….

Si più o meno la vedo anche come una ricerca antropologica sulla società moderna fuori dai soliti canoni famiglia, casa e lavoro per vedere se hanno comunque ancor sogni loro o sono rimasti quelli imposti dalla società. Poi sicuramente non sarà che tutti i sogni che collezionerò siano belli e positivi ma comunque dovrò mantenere un’atteggiamento neutrale e distaccato.

 

4) Da Palermo a Baveno a piedi questo viggio ha il sapore di una vera e propria impresa,ha il gusto di un racconto di Hermann Hesse, vedere l’Italia cambiare da campanile a campanile…..

Esatto toccherò qualche città ma non ho niente di programmato, l’unica cosa sicura per adesso è il biglietto per Palermo da lì in poi ci sono campagne paesini e panorami sconosciuti……un sacco da scoprire.

 

5) Cosa stai leggendo per prepararti al viaggio?

Siddartha poi altre fonti d’ispirazione sicuramente Tiziano Terzani che in uno dei suoi libri racconta che in India ad un certo punto della vita un uomo si distacca dalla sua vita abbandona tutto per dedicarsi ad un viaggio spirituale quindi ti spogli dal ruolo che la società ti ha cucito addosso  abbandoni il samsara per la retta via per prendere il nome Anam che vuol dire appunto senza nome. Sarebbe bellissimo se si praticasse anche qua che la gente comunque riconoscesse quello che sto facendo.

 

6)Dopo tanto viaggiare per il mondo,l’Italia non ti sembra che tutti i viaggi che hai fatto siano stati la palestra per questo?

Speriamo,io non dico che sono pronta lo faccio perchè amo viaggiare sin da quando ero bambina mi davi uno zaino e mi dicevano vai ero super felice, adesso farlo in Italia dopo tanto tempo che non ci ho vissuto mi sento un pò come dire straniera come mi sentivo straniera quando ero ingiro per il mondo quindi ho la possibilità di scoprire cose incredibili ma con il vantaggio che non c’è la barriera linguistica.

 

7) quanto tempo ti dai per fare tutta quella strada?

Non ho grandissimi limiti di tempo ma siccome non mi porto la tenda e ho solo un sacco a pelo spero di farcela per metà settembre.

 

8) Di tutti i sogni che raccoglierai che farai? Pubblicherai i migliori sul tuo blog che idee hai a riguardo? Anche perchè chi ti seguirà vorrà anche curiosare tra le speranze altrui………oppure aspettiamo la fine del viaggio per avere una visione più ampia dei sogni che hai raccolto?

La cosa bella di fare tutto camminando è che camminando ho il tempo per pensarci ed ancora non sono certa di quello che volevo farci, vorrei fare un’installazione cioè riempire una stanza piena di scatole contenenti i sogni dove la gente entra e pesca i sogni e se li legge ma ho un sacco di idee a riguardo anche perchè voglio che i sogni rimangano anonimi oppure potrei pubblicare sul mio sito quello che quella settimana mi è piaciuto di più……oppure potrei fotografarli uno ad uno e creare un’archivio e poi scegliere un posto simbolico dove bruciarli per liberarli che può essere l’Etna in Sicilia poi comunque si vedrà non ho ancora ben chiaro ora cosa voglio fare di quello che scoprirò strada facendo.

 

9) In conclusione dacci un buon motivo per seguire questa tua avventura….

Io sto seguendo il mio sogno e penso che possa essere magari d’ispirazione per avere il coraggio a seguire i propri e poi comunque potrebbe essere divertente scoprire quello che mi succede strada facendo.

 

darinka

 

Ora spero che la mia simpatica concittadina abbia suscitato il vostro interesse cari amici, e se c’è qualcuno che desidera o vuole supportare il viaggio di Darinka e magari confidarle il vostro sogno vi lascio qua a seguire i link per seguire la sua nuova avventura

Walkaboutitalia

 e naturalmente la potete seguire sulla pagina facebook 

Io non posso augurarle che un grosso in bocca al lupo e naturalmente ci rivedremo al suo ritorno per farci un’altra bella chiaccherata!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La pura casualità dei Kerygmatic Project

Quando ho ricevuto la notizia che i Kerygmatic erano di nuovo in studio a registrare nuove tracce per un nuovo album sono rimasto sorpreso, infatti il trio capitanato da Samuele era reduce dalla pubblicazione di Greek Stars Gallery, un lavoro che personalmente ho molto apprezzato e che ha ricevuto anche buoni responsi dalle critiche, quindi spinto da una sana curiosità mi sono messo in contatto con la band e mi sono preparato ad andare nella loro tana a ficcare un pò il naso.

Visito sempre volentieri lo Dreamer’s Lake Studios, cresciuti nel tempo con la passione per la musica ed il duro lavoro di Samuele, da piccola tavernetta dove dei giovinastri sbarbati si ritrovavano per strimpellare ed ascoltare musica si è trasformato in un vero e proprio studio dove i nostri lavorano ai loro progetti ed hanno cementato un’alchimia e una unione d’intenti artistici oltre che una lunga amicizia.

 

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 Quella che segue è il sunto di una lunga e piacevole chiaccherata tra il serio ed il faceto con il trio stresiano:

1) L ‘ultima volta che ci siamo visti, eravate in procinto di pubblicare “Greek  Stars Gallery” è ora di tirare un bilancio.

DANILO, MARCO, SAMUELE: Quando si ha qualcosa da esprimere e lo si ritiene importante, non si può restare a lungo inattivi e in silenzio. Greek ha riscosso un buon successo di pubblico, soprattutto all’estero, e ha ottenuto riconoscimenti estremamente positivi anche dalla critica internazionale. Speriamo di ottenere conferme anche per questo nostro nuovo lavoro. Il bilancio è quindi per noi positivo, ma si può e si deve sempre migliorare: considerarsi “arrivati” è sempre un errore. In realtà ogni passo in avanti costituisce un elemento che ci conferma di aver avuto ragione nel percorrere questa strada, per quanto a tratti possa risultare impervia.

2) Ma comunque non vi siete seduti sugli allori, se non sbaglio avete appena pubblicato un nuovo album che s’intitola?

DANILO: By Sheer Chance. Che a dispetto del titolo (per pura casualità), ogni brano ha un significato ben preciso in rapporto a tutti gli altri.

SAMUELE: Qualcuno ha definito By Sheer Chance “l’album della conferma”. Stando agli standard valutativi di un certo tipo di stampa, peraltro pure qualificata, si usa dire che un primo album lo sanno fare praticamente tutti, un secondo, che sia anche buono, solo alcuni, mentre un terzo, che non sia una variante del precedente, pochissimi. Il terzo album sarebbe dunque quello che generalmente conferma il valore di una band. Al di là di questo modo di vedere, credo che By Sheer Chance sia un album di carattere, dotato di una forte componente analitico-descrittiva. Lascio volentieri agli ascoltatori l’ultimo parere in fatto di gusto, e alla critica le valutazioni di rito in merito al “valore” che l’album possiede.

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3) Raccontatemi brevemente come è nato questo album, con che idea vi siete barricati in studio e di che concetti avete introdotto nel vostro songwriting?

DANILO: Volevamo, anzi, vogliamo far capire al pubblico che ogni nostra produzione è qualche cosa di unico. Cerchiamo sempre di innovare, ditrovare qualcosa di unico nei brani che componiamo. In questo lavoro la batteria ha una sonorità completamente diversa rispetto a Greek, ma non voglio togliere la curiosità all’ascoltatore di scoprire cosa è cambiato.

MARCO: Dopo Greek Stars Gallery ci siamo buttati a capofitto nella creazione del nuovo album By Sheer Chance riunendo tutto il materiale sonoro e le idee che mano a mano si presentavano. A differenza di GSG, dove prevaleval’aspetto orchestrale, BSC è più orientato ai suoni sintetici, ai campionamenti. Parlando dal punto di vista “tastieristico” si è decisamente sperimentato di più sulla ricerca di suoni nuovi sia per quanto riguarda gli assoli che i tappeti, senza però disdegnare strumenti più “classici” come l’onnipresente organo Hammond.

SAMUELE: Molti brani sono stati scritti insieme, quasi di getto, solo alcuni sono il frutto di personale composizione e, talvolta, hanno richiesto più tempo: la canzone By Sheer Chance e Living with no Regrets sono al riguardo esempi eloquenti. Gli arrangiamenti, invece, sono sempre opera del nostro comune intento, atto a inquadrare, nella maniera che ci sembra più corretta, ciascun brano nel suo contesto specifico. I temi e i concetti che si sviluppano nell’album sono molti; già nella copertina sono ravvisabili elementi che richiamano ai suddetti, ma non vorrei togliere all’ascoltatore il piacere di scoprire ciò che abbiamo desiderato esprimere nei nostri pezzi.

4) In sostanza qual’è il vostro messaggio?

DANILO: Qualsiasi sentimento ti trasmette la nostra musica, è giusto per te. Per questo “casualmente” tutto funziona.

MARCO: Dal mio punto di vista il nostro messaggio è: “venite a scoprire la nostra musica”.

5) L’anno scorso sono venuto a vedervi suonare in piazza a Stresa e devo dire che nonostante la location infelice avete fatto una buona performance, generalmente come reagisce il pubblico alla vostra musica?

DANILO: Credo che chi ci ascolti rimanga sempre sorpreso e affascinato di come solamente tre persone sul palco possano produrre qualcosa di “completo”, che non dia l’impressione che manchi qualcosa. Certo, abbiamo i nostri piccoli trucchi per far sì chequesto avvenga, ma il vero punto di forza credo sia la nostra intesa musicale. Quando il pubblico si accorge che i musicisti non stanno solo eseguendo un brano ma lo stanno “vivendo”, ecco, è inevitabile che si senta coinvolto a sua volta. Ed è questo che accade nelle nostre esibizioni.

MARCO: Il pubblico reagisce bene alla nostra musica, è coinvolto e si diverte. Quello che abbiamo notato è che anche lo straniero ascolta con piacere quello che suoniamo, forse per il fatto che si è scelta la lingua inglese come mezzo di comunicazione. Per ora, leggendo sui blog, parlando con le persone, si capisce che la gente ci apprezza. Quello di cui abbiamo bisogno ora è un pubblico ancora più vasto con cui confrontarci

SAMUELE: L’esperienza al Gong Festival di Bologna è stata molto utile al riguardo. Un pubblico selezionato di amanti del prog, ma non solo, è restato affascinato dalla nostra musica. Finito disuonare, un giornalista musicofilo presente, mi ha detto: “il vostro stile è perfettamente riconoscibile. Difficilmente rischierete di essere confusi con altre band che cavalcano l’onda progressive. Per me siete dei grandi artisti, continuate così!”.

 

6) Ok ultima domanda… datemi tre buoni motivi, ciascuno naturalmente, per ascoltare la vostra musica: mi raccomando siate convincenti!

DANILO: Quello che vi offriamo è “sorpresa”, “diversità”, “evasione”. Come questi tre aggettivi possano coesistere in un unico album, beh, sta a voi scoprirlo!

MARCO: 1) L’album è orecchiabile: nonostante ad un primo ascolto alcune canzoni possano presentare passaggi particolari, l’intero album può essere etichettato come “pop rock prog” in grado, a mio avviso, di soddisfare le orecchie di un’ampia platea di pubblico che spazia dall’ascoltatore occasionale a quello più interessato all’aspetto tecnico ed esecutivo. Un esempio di questo concetto è Living With No Regrets dove ad un cantato tipicamente rock si affianca un arrangiamento con tempi dispari e suoni sintetici tipici del sound progressive; 2) è fresco: il nuovo album è, come si diceva prima, completamente differente dal precedente per sonorità e stile.Oltre a questo, ascoltandolo dall’inizio alla fine ci si può accorgere che non c’è una canzone simile alle altre (a parte una, ma sta a voi ascoltatori scoprirlo); 3) è tecnicamente stimolante: parliamoci chiaro, parte del nostro pubblico suona e chi suona, per deformazione professionale, si sofferma molto sull’aspetto tecnico. Quello che abbiamo cercato di fare è quindi un buon mix tra quello che l’orecchio gradirebbe ascoltare e quello che un musicista vorrebbe suonare. A testimonianza di ciò, la prima traccia dell’album (The Sound Collector) è un pezzo interamente strumentale dove si fa largo uso di arpeggiatori, synth, tempi dispari, cambi di tonalità.

SAMUELE: 1) è musica fatta con mente e cuore: fa ragionare ed emozionare; 2) è musica trans-genere: da un certo punto di vista, infatti, non è così facilmente catalogabile, per cui è semplicemente musica contemporanea in quanto tale; 3) è musica prismatica: le varie sfaccettature che possiede portano l’ascoltatore a cogliere aspetti sempre nuovi.

 

collage

 

La chiaccherata con i ragazzi è stata lunga e come al solito molto piacevole, ma per dare un’idea a chi volesse sapere di più sulla loro musica può connettersi ai loro links di facebook , You Tube oppure sul loro sito ufficiale .

Intanto vi lascio il videoclip di “I wanna be All of you” brano estratto dal loro nuovo album e naturlmente buon ascolto!

 

 

 

 

 

 

 

 

Di nuovo on line!

Eccomi amici, sono finalmente tornato on line dopo il mio ultimo post. Ma delle ottime ragioni per questa mia lunga assenza, la mia famiglia è stata colpita da un lutto pesantissimo da smaltire, dopo una lunga e terribile malattia mio padre ci ha lasciati soli in questo mondo, non entrerò nel dettaglio perchè tutt’ora non ho ancora elaborato bene la cosa che è accaduta nel periodo di massimo stress lavorativo quindi potete immaginare che avessi ben poca voglia di scrivere.

Ma adesso sono tornato, la voglia di scrivere è tornata e nuove idee mi frullano in testa, ho un sacco di post mai scritti e un sacco ancora da scrivere prima di prendermi una meritata vacanza nella parte di Thailandia, il sud il Mare dell’Andamane, alla ricerca di un piccolo angolo di paradiso lontano dagli affanni di questa vita. Ma prima del meritato riposo ho un sacco di cose da fare in primis la birra, dopo il successo della Brisino Brown Ale e della Urchitt Strong, un successo talmente grande che mentre ero a lavorare i miei soci se la sono scolata tutta lasciandomene solo qualche litro che gentili vero? riparte la stagione brassatoria questa volta però la terrò sotto stretto controllo!!

Quindi bando alle ciancie e mettiamoci al lavoro!!

Dalla damigiana alla bottiglia ed altre divagazioni.

Un paio di settimane fa vi ho raccontato in un post di come abbiamo ridato vita a delle vecchie damigiane abbandonate in una stalla nel cuore della mia cara e vecchia Brisino. Mentre la nostra “ragazza” era a riposo, trattata con tutti i riguardi e coccolata un pò come una gestante in procinto di dare alla luce una splendida “bambina”. Ma il lavoro vero è proprio era appena cominciato, dato che il “mastro birraio” sono io e tra me e la “ragazza” era stato amore a prima vista (anche se era coperta di polvere) mi consideravo il padre naturale della birra, ho messo al lavoro gli zii dandogli il compito di recuperare bottiglie di vetro per quando sarebbe stata pronta all’imbottigliamento. Mentre gli zii s’impegnavano nella raccolta io sentivo che mancava qualcosa per rendere la birra ancora più nostra, non mi sembrava abbastanza aver sostituito lo zucchero con il miele di castagno e la luppolatura sentivo il bisogno di darle un’identità………un’etichetta degna che la rappresentasse.

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In cerca della giusta ispirazione mi sono diretto verso “La bottega della birra” per cercare qualche idea tra le etichette esposte, ho anche approfittato dell’occasione per farmi un paio di birrette naturalmente, mentre osservavo le varie etichette e sceglievo il mio dissetante preferito notai un punto comune in tutto quel mosaico di stili e birre, tutte mettevano in risalto il loro luogo di provenienza chi sullo sfondo alcune prendendone addirittura il nome………qualcosa si era messo in moto e tornando a casa pensavo che fatta la birra dovevamo farle anche l’etichetta e quando sono arrivato a Brisino ed ho alzato lo sguardo ho avuto l’illuminazione.

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Quà sul lago siamo terribilmente campanilisti e ogni paese ha il suo nome ufficiale e il soprannome in dialetto per esempio noi brisinesi siamo gli ürchitt ovvero gli orchetti, gli stresiani i falcétt i falcetti, quelli di Someraro i burdün le rape e così via discorrendo seguendo questo ragionamento mi sono messo a disegnare……

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Ed eccola qua l’etichetta della nostra Brisino Brown Ale, lo so che la qualità artistica è quella che è…….il mio livello di bravura in disegno è poco di più superiore di un ragazzino delle medie, ma secondo me è perfetta quindi non fatela troppo lunga!!! Comunque la chiesetta che vedete sulla collina è proprio la chiesetta di Brisino che con il suo campanile scandisce il passare delle ore in un paese dove l’orologio si usa solo quando si và a lavorare.

Mentre mi dilettavo nei miei momenti di art attack comunque tenevo sotto controllo la “ragazza” e a metà ciclo quando la fermentazione si era fortemente attenuata con molta attenzione e cura l’ho travasata in una damigiana gemella così da dimezzare i residui e già che eravamo in vena abbiamo brassato 22 litri di abdijbier belga con le stesse personalizzazioni che abbiamo usato per la brown ale e questa l’abbiamo battezzata Ürchitt Strong Ale e dato che avrà un tenore alcolico decisamente più importante diventerà la gran riserva destinata a maturare almeno fino a novembre……..speriamo!!!

Non potevo comunque non farle la sue etichetta quindi mi sono lasciato di nuovo possedere dal demone artistico che oramai mi ha piegato al suo volere e dopo svariati tentativi ed una notte insonne ha prodotto questo………

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Non male vero?Questa però mi è venuta molto più facile e anche qua  la cara nostra vecchia chiesetta è presente in un’atmosfera un pò fantasy, come avevo detto l’altra volta io considero la piccola Brisino come una specie di Hobbitville!!!

Disegnando e sognando è giunto il finalmente il momento dell’imbottigliamento dopo aver controllato con il densimetro se la nostra “ragazza” era pronta, espletata questa piccola formalità che serviva a calcolare con un pò di approssimazione il grado alcolico che è risultato circa di 3,5% ed assaggiando il mosto che ho usato per la misurazione era ben amaricata con un lieve profumo di miele, onestamente pensavo che fosse un pò più forte ma questo dipende dal fatto che i preparati che ho usato andavano disciolti in 40 litri invece dei 50 litri d’acqua che abbiamo utilizzato, così abbiamo ottenuto una Extra bitter brown ale che promette veramente bene!! Prima di imbottigliare per favorire il priming abbiamo re-inoculato un litro di mosto non fermentato che avevamo conservato in frigorifero e poi ci siamo dati all’imbottigliamento.

Adesso comunque arriva la parte più dura convincere gli altri che il frutto di tanto lavoro ed impegno ha bisogno di maturare e per convincerli di ciò le ho messe sotto chiave, sono dei bravi ragazzi ma quando hanno sete sono difficili da gestire!! Settimana prossima saranno pronte anche le etichette che ho fatto fare da un’amico che lavora in tipografia e sto già pensando di brassare la birra di natale e dell’idromele ma questo è un’altra storia per adesso mi cullo la mia Brisino Brown Ale! E alla salute!!!

 

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