pensieri ed immagini della mia vita

Articoli con tag ‘#Filippine’

Appuntamento con mondoteo

Quando cominciai a scrivere mondoteo era una paginetta web della piattaforma windows live spaces, era nata per gioco, una valvola di sfogo dove raccontare le cose che mi appassionavano. Poi con il tempo piano piano questo mio piccolo spazio è cresciuto e piano piano ha acquistato follower e consensi fino a che non sono notato da Carlo L’antiviaggiatore che mi ha intervistato per il suo blog.

Dopo quell’intervista sono stato invitato come relatore ad un evento organizzaato dalla Biblioteca comunale di Stresa, la mia città, per parlare dei miei viaggi e dei libri che li hanno ispirati, chi l’avrebbe mai detto che la mia passione ed il mio modo di intendere i viaggi potesse interessare qualcun’altro oltre che il piccolo gruppo di follower che leggono le mie esplorazioni. La cosa mi alletta e spaventa anche un pò ma non potevo non cogliere questa occasione!!!

#mondoteo

Quindi amici e lettori se siete in zona e volete passare un paio d’ore a sentirmi sproloquiare siete i benvenuti!!

Appunti di viaggio: Echo Valley e bare sospese.

Le giornate a Sagada scorrono veloci, sarà per tutte le bellezze naturali che riempiono gli occhi, sarà per le lunghe e solitarie passeggiate in questi meravigliosi luoghi che danno l’impressione di essere sperduti se non fosse per i contadini che si recano ai loro campi e sporadici viaggiatori che incroci sulla strada. La mia “esplorazione” di oggi mi conduceva verso la Echo valley, seguendo un sentiero che si snoda presso il cimitero e si inoltra nella valle per poi scendere a picco, ma prima di scendere verso fondovalle misi alla prova la fama del posto lanciando due poderosi eja eja alalà e visto che il gioco mi divertiva, in quel momento ero solo, ho lanciato un viva la gnocca(perdonatemi ma ogni tanto un pò di sana stupidità ci stà…..) esaurito il momento ludico mi sono riimmerso nel silenzio placido della foresta, pini dall’alto fusto si mescolano a banani che crescono selvatici e felci che sembrano più alberi le cui fronde raggiungono dimensioni ragguardevoli.

#EchoValley, #Sagada

Il verde cangiante contrastava il blù intenso del cielo sgombro da nuvole e quando i raggi del sole riuscivano a penetrare quella folta verzura creavano giochi di luce che rendevano l’atmosfera se vuoi un pò magica, diversi tipi di uccelli trovavano alloggio sotto quelle volte e accompagnavano i miei passi con il loro gorgheggiare. Arrivato a fondovalle mi sono ritrovato davanti ad uno sperone di roccia alto svariati metri sulla cui parete sono state sospese delle bare, disseminate per tutta la echo valley alcune di queste bare arrivano ad avere secoli mentre alcune sono più recenti segno che le antiche tradizioni animiste sono ancora fortemente radicate nel DNA di questa popolazione montana. Ma ottenere questo tipo di tumulazione è un onore che pochi possono permettersi, per ottenere questo onore l’anziano prima della fine dei suoi giorni deve offrire agli spiriti ancestrali un sacrificio di venti maiali ed una quantità tre volte superiore di polli. L’onore comporta anche l’onere infatti la gente crede che le anime dei defunti siano anche i guardiani che tengono lontano la malasorte e gli spiriti malefici.

#EchoValley, #Sagada #EchoValley, #Sagada

#EchoValley, #Sagada

Prima di prendere il sentiero che mi avrebbe riportato in paese ho lasciato una piccola offerta agli spiriti protettori di questa valle, nello zaino avevo una fischetta con del buon rum e dopo averne versato un pò spero di essermi essermi ingraziato la buona sorte e di essermi fatto perdonare per aver disturbato l’eterno riposo.

Appunti di viaggio: Colori e profumi, il mercato di Sagada.

Una notte mentre dormivo il sonno dei giusti, nella strada sotto la mia finestra rumori e schiamazzi mi strappavano dal caldo abbraccio di morfeo con mio gran disappunto vista l’ora, circa le quattro del mattino, mi sono ritrovato a smoccolare sacramenti. Il cielo era ancora scuro e puntato di stelle da est a ovest segno che l’alba era ancora lontana, ma in strada c’era già frenesia sembrava un formicaio di contadini che si affrettavano ad accaparrarsi le posizioni migliori per esporre e vendere le proprie merci……visto che niente avrei potuto per fermare questo casino mi ributtai a letto cercando d’ignorare il gran caos che regnava fuori. Quando, qualche ora più in là, mi riaffacciai alla finestra il mercato era in pieno svolgimento………

#Sagada, #market

#Sagada, #market

Le voci dei venditori si mescolavano a quelle degli acquirenti, un microcosmo di colori dove tra una contrattazione e l’altra la gente si fermava per uno spuntino od una semplice chiaccherata. Armato della mia macchina fotografica mi sono tuffato in questo microcosmo assaggiando e odorando manghi dal profumo dolce ed intenso, mele piccole e dalla buccia rosa dalla polpa succosa senza contare noci di cocco ed enormi caschi platani e banane. Verdure e legumi di ogni taglia e colore aglio, cipolle e zenzero appena strappati dal ricco suolo e fagioli cornetti lunghissimi deliziosi e croccanti anche consumati crudi e mille altre varietà.

#Sagada, #market 

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#Sagada, #market 

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 #Sagada, #market

In tutti i miei viaggi non ho mai mancato di visitare i mercati, dalla Thailandia alla Jamaica non c’è niente di più bello e colorato, ed il mercato di Sagada non è da meno l’ho trovato evocativo e soprattutto genuino e per dirla con una parola molto in voga molto slow food. In mezzo a questo caleidoscopio di persone mi sembra di tornare indietro nel tempo quando ero un bimbetto perennemente appresso alla gonna della nonna che girava annusando tastando scrupolosamente la frutta e la verdura che poi sarebbe finita sulla tavola nei meravigliosi pasti che quella santa donna preparava per una truppa di nipotini scalmanati e costantemente affamati come lupi. Se chiudo gli occhi mi pare ancora di scorgerla nella sua cucina indaffarata e di sentire  ancora il profumo di cose buone, quel profumo che sa di casa se capite cosa intendo.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Appunti di viaggio: Da Bokong a Bomod-ok una lunga passeggiata tra risaie e cascate.

Questa di sicuro è stata la passeggiata più lunga ed impegnativa che ho fatto ma la più panoramica e suggestiva cominciata di buon’ora, incredibile come divento mattiniero quando viaggio, mi sono diretto verso est uscendo dal centro abitato arrivato all’altezza del Sagada weaving (è un negozio di souvenir ma sulle guide era segnato come punto di riferimento) sulla sinistra si trova una scalinata che conduce ad un sentiero che scende dolcemente in mezzo ai campi ed alle risaie che a quell’ora erano innondate da un sole allegro che dissipava l’uminidità notturna avvolgendo tutto di luce e calore, facendo brillare le messi ancora coperte della rugiada mattutina.

#Sagada #Sagada

#Sagada

Il sentiero ad un certo punto arriva ad un fiumiciattolo che si guada passando un ponticello per poi riprendere il sentiero verso monte fino alle cascate che con mio disappunto erano già abbondantemente gremite di gente nonostante fosse primo mattino. La cascata, per quanto modesta, aveva una piscina naturale che prometteva una frescura eletrizzante e la gente intorno a me aprofittava della sosta per tuffarsi, mi sono pentito di non essermi portato un cambio di vestiti ma a mente fredda forse è stato meglio così se avessi fatto anche solo un tuffo sarei andato avanti tutto il giorno a farlo come un bambino strafatto di zuccheri e avevo ancora un sacco di strada da fare.

#Bokong, #Waterfalls

Ripreso il sentiero l’ho seguito sino a quando si è ricongiunto alla strada principale che porta al villaggio di Banga-an circa 4 km più avanti, una strada poco trafficata quasi tutta l’ombra della foresta che allevia la calura che cominciava ad essere opprimente, in più  la passeggiata offriva panorami affascinanti e scene di vita squisitamente bucolica che alleviavano comunque i piccoli disagi della camminata. Quello che mi divertiva era osservare le facce della gente che mi vedeva sbucare dal nulla, come se non fosse normale fare tutta quella strada a piedi, poi quando sono stato superato da minivan carichi di prodi turisti ho capito il perchè di quelle faccie perplesse……comunque rimango dell’idea che ho visto più cose ed ho apprezzato meglio la bellezza che mi circondava.

#Sagada

#Sagada #Sagada

#Sagada

Arrivato finalmente al villaggio mi sono preso una piccola pausa per guardarmi intorno e notavo gente che usciva da un sentiero stravolta e andare ad accasciarsi all’ombra per bere bottiglie d’acqua a garganelle come se fossero appena sopravissuti ad un’attraversamento del Gobi……sulle prime non ci ho pensato ma di li a poco avrei scoperto il perchè di tanta prostrazione.

Per accedere al sentiero che porta alle cascate bisogna ingaggiare una guida locale perchè qualche volta, per via delle tradizioni legate alle stagioni di semina e raccolto, alcuni sentieri possono risultare chiusi o bloccati poi comunque il prezzo della guida è un piccolo aiuto alla economia agricola della gente che abita questa valle. La mia guida era una simpatica signora sulla cinquantina molto chiaccherona di nome Maria che mi ha accompagnato in questa camminata di poco più di 45 minuti tra risaie e il villaggio che per volontà degli stessi abitanti è rimasto a valle per rimanere vicino ai campi. Decisione che influenza e non poco la vita quotidiana di quella piccola comunità agricola, l’isolamento quasi totale costringe i contadini a lunghe ed estenuanti comminate carichi come muli di provviste sù e giù per la valle, così per rispetto cedevo volentieri il passo a quegl’infaticabili camminatori ed intanto ne aprofittavo per riprendere fiato e godermi il superbo spettacolo di quelle magnifiche risaie terrazzate  che s’incastravano l’un all’altra, l’acqua che scorreva creava magnifici giochi di cascatelle in lontanaza qualche imponente bufalo sguazzava nelle pozze per rinfrescarsi dal sole che picchiava come un martello sulle teste di tutti me compreso dato che stavo sudando come un porco e cominciavo ad avere fretta di arrivare alla cascata per cercare un’attimo di tregua dalla canicola.

#Sagada

#Sagada #sagada

A fondovalle si cominciava a sentire il rombo sordo delle acque che si sfracellavano sulle roccie sottostanti e l’aria da calda e appicicosa si faceva più fresca segno che la meta era vicina, di li a poco imboccata una stretta gola scavata dalla forza delle acqua del fiume, le cui fresche acque promettevano un bagno rinvigorente e vedendo gente sguazzare beatamente mi sono rammaricato nuovamente per non essermi portato il costume………poi eccola a fine della gola la Bomod ok un salto di 21 metri che finalmente meritava appieno il titolo di cascata, il premio per quella scoperta è stato “pucciare” i piedi nelle freche acque che mi ha provocato un lungo brivido di piacere che mi è corso su per la schiena.

#waterfall 

Dopo una buona mezz’ora nella quale ho recuperato le energie ho intrapeso la via del ritorno ed ho iniziato a comprendere perchè quelli che tornavano da li erano malamente distrutti, la risalita era anche più dura e dopo la lunga passeggiata che avevo fatto fino a li le forze cominciavano ad abbandomarmi ed intimamente maledicevo tutte le sigarette che mi sono fumato in vita mia. Ma solo dopo un supremo ultimo sforzo sono riuscito ad arrivare in cima al sentiero e dopo essermi bevuto d’un fiato una bottiglia d’acqua sono collassato all’ombra mentre Maria (la mia guida) se la rideva fresca come una rosa come se niente fosse successo!! Dopo avere visto quali fatiche comportava vivere in quel villaggio ho sviluppato un forte rispetto per questa gente che ha rinunciato alla comodità di un posto a monte per mantenere con tutti i pro ed i contro la loro identità contadina. Fortunatamente non sono tornato a Sagada a piedi come sono venuto a ho avuto la fortuna di prendere l’ultimo Jeepney e mentre rientravo in camera ero sfinito ma stranamente felice di esserlo.

Appunti di viaggio: Sagada

Cercare di raccontare Sagada è difficile perchè non so come cominciare a farlo, condensare in poche parole sensazioni e suggestioni che questa cittadina che assomiglia ad un paesone con la sua gente cordiale e sorridente pronta ad offrire un sorso di tè caldo e due chiacchere o le lunghe passeggiate immersi nel silenzio in luoghi dove il tempo è un concetto relativo, un giorno può sembrare lungo un millennio ed un millennio può sembrare lungo un giorno. Venti che si gettano nelle vallate coperte di magnifici boschi ed alzano banchi fitti di foschia come se la notte le nuvole prendessero dimora in quelle foreste.

#Sagada

Gli abitanti di Sagada discendono da una antica tribù Applai, benchè convertiti a bastonate dai coloni al cristianesimo duro non hanno mai completamente abbandonato la loro tradizione animista ed ancora oggi se si è fortunati (o se si programma per tempo) si può assistere alle begnas ,una ricorrenza particolare che cade in un periodo tra metà ottobre ed i primi di novembre dove gli anziani del paese indossano solo un tanga e le anziane il tradizionale tapis si ritrovano in un dappai, sedili in pietra disposti a cerchio ed in centro un focolare dove vengono sacrificati polli, maiali e si suonano i gong e così facendo così si assicurano la benevolenza degli spiriti ancestrali per propiziare abbondanti messi e poi counque ci si abbandona alla festa più sfrenata. Ma la cosa che noterete di sicuro è l’estrema tranquillità e pace che regna nonostante il continuo afflusso turistico il motivo potrebbe essere anche perchè i locali coltivano e consumano cannabis? Chi può dirlo……io non ho visto neanche una piantina!!

#Sagada

Il primo giorno uscii dalla mia guesthouse di buon ora deciso a fare una bella passeggiata e solo dopo un’abbondante colazione mi misi in marcia senza alcuna meta particolare, ero guidato dalla voglia di esplorare aperto a tutto quello che avrei trovato sulla mia strada. Vagai per villaggi, risaie ed orti dove i contadini lavoravano alacremente mentre la giornata sembrava destinata ad un grigio piatto, la foschia che si alzava dalla foreste calava lenta e pesante sui campi avvolgendo tutto e tutti in un umido e freddo abbraccio finchè finalmente il sole fece la sua comparsa scaldandomi con i suoi caldi raggi.

#Sagada DSCN0785 

#Sagada #Sagada

#Sagada

Non so per quanto seguii la strada ma ad un certo punto era finita nel nulla, avevo due opzioni andare avanti e vedere dove sarei finito oppure tornare sui miei passi mi affidai al classico testa o croce con una moneta da 5 peso con il risultato di ripercorrere a ritroso i miei passi ma comunque senza fretta era così bello camminare con il rumore dei propri pensieri!!

Sulla via del ritorno feci una piccola deviazione verso le Lumiang burial cave alle quali si accede seguendo un sentiero abbastanza semplice da individuare in quanto si tratta di una lingua di sentiero asfaltata probabilmente perchè le autorità locali erano stufe di andare a cercare turisti fai da te dispersi. All’ingresso della caverna sono impilate almeno un centinaio di bare, alcune di queste hanno qualche centinaio di anni con incisioni primitive sul coperchio raffiguranti sagome di lucertole testimoni della tradizione animista ancora presente nella cultura della gente delle montagne, questo tipo di sepoltura era dovuta alla mancanza di terra da destinare a cimitero essendo tutta coltivata e la grotta serviva anche da immenso portale per l’aldilà dove l’anime defunta poteva trovare la via per la casa degli antenati attraversando le immense sale sotterranee immerse nell’oscurità.

#Sagada #Sagada

#Sagada #Sagada

#Sagada

Molti che si accingevano ad una escursione speleologiga sottoterra mi chiesero se volvevo aggregarmi ma una sensazione negativa mi trattenne dall’inoltrarmi in quelle tenebre eterne, mi sentivo un pò come Gandalf alle porte di Moria, solitamente non sono un fifone ne tantomeno superstizioso sono dell’idea che certi luoghi vanno lasciati al loro silenzio……..ma queste sono solo mie opinioni  e se qualcuno si sente di avventurarsi la sotto buon divertimento!!!

#Sagada

Appunti di viaggio: On the road to Sagada.

La piccola vacanza delle mie guide era giunta al termine, Jehan e Claudyl dovevano ritornare nella city per riprendere la loro quotidianità, non finirò mai di ringraziarle per la disponibilità e la amicizia disinteressata che mi hanno mostrato introducendomi in questa nuova avventura che anche se cominciata da poco mi aveva già regalato tante emozioni. Separate le nostre strade ero di nuovo solo, ho passato ancora un paio di giorni a bighellonare in spiaggia prima di trovare la voglia di rimettermi in strada e cambiare panorama. Davanti a me si snodava un lungo percorso che seguiva la costa della provincia di Zambales, attraversava la provincia di Pangasinan per entrare nella provincia di Benguet e fare tappa nella città di Baguio, la porta d’accesso alle provincie montane.

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Se programmate un viaggio nelle Filippine mettete in conto di passare tanto tempo in autobus, che rimane il mezzo più affidabile per raggiungere tutte le destinazioni, presa con pazienza e con parecchia filosofia può alla fine risultare anche piacevole. Dal mare alla montagna con lo sguardo puntato fuori dal finestrino cercando di cogliere immagini e profumi dai villaggi dei pescatori in riva al mare che lasciavano posto alle immense distese di risaie, piantagioni lussureggianti di mango banane e cocco, qua e la qualche vacca e qualche bufalo pascolano pigramente mentre la strada comincia a salire prima colline montagne fino a Baguio dove sono arrivato che oramai era notte, stanco dalla lunga giornata mi sono trovato un piccolo rifugio non avavo un gran interesse nel cimentarmi nella visita della città nonostante che Baguio viene considerata il punto d’incontro tra la cultura delle basse Filippine e la cultura animista delle tribes che ancora vivono a nord. Avevo voglia di perdermi nelle foreste e ammirare quelle vallate dove la paziente mano dell’uomo ha modellato le montagne quindi il giorno seguente all’alba ero in pista pronto per prendere l’autobus.

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Lasciata di buon ora la città, non dopo una colazione da campioni, l’autobus di linea ha cominciato ad arrampicarsi lungo la Hanselma highway fino a toccare quota 2255 m. un lungo serpentone di asfalto che si inoltra nel cuore della cordigliera passando attraverso piccoli villaggi di contadini dalle case di bamboo, spesso dovevamo superare carretti stracarichi destinati a chissaquale mercato. Immense pinete che colpite dal primo calore mattutino si ricoprono di una sottile nebbia che turbina a valle trasportata dalla brezza montana che rendeva l’aria fresca carica dell’odore pulito delle foreste e della terra e così dopo sole 6 ore di autobus nel primo pomeriggio finlmente ero arrivato alla mia destinazione.

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Appunti di viaggio: Esplorando Zambales.

Dopo quasi venti ore di viaggio ingiro per aeroporti atterro felicemente in quel di Manila alle undici di sera, effettuati i controlli doganali di rito mi sono diretto all’uscita del terminal dove ad attendermi c’era Jehan, una ragazza filippina che conobbi tramite un post su Couchsurfing in Cambogia quando visitai Angkor e quando le comunicai che avrei visitato le Filippine si è offerta come guida turistica. Approfittando del fatto che io arrivavo esattamente di venerdì sera lei era riuscita ad organizzare un week end lungo senza dovermi preoccupare dei particolari, unici indizi che mi aveva fornito erano: surf e barbeque quindi dopo un pit stop per una doccia veloce ed una penichella, giusto per recuperare un pò di forze, abbiamo caricato i bagagli e Claudyl, un’amica di Jehan che si è unita alla nostra escursione e nel cuore della notte ci siamo messi in viaggio.

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Ero elettrizzato, viaggiare di notte verso una destinazione ignota mi faceva sentire come un bambino, siccome ero seduto al posto del navigatore mi sono prodotto in un serratissimo interrogatorio anche per tenere compagnia a Jehan che era la driver della spedizione. All’alba abbiamo attraversato Subic bay e dopo una sosta per farmi un caffè una sigaretta e soprattutto quattro passi, cominciavo a sentire le piaghe da decubito alle chiappe dopo tante ore seduto. A mattina inoltrata finalmente eravamo arrivati a San Antonio, dove ci siamo recati al mercato cittadino e abbiamo fatto scorte per la giornata, un tonno fresco e tutto l’occorrente per un bel pick nick alla modica cifra di 5 euri, già avevo l’acquolina!! Fatti tutti gli acquisti ci siamo incontrati con la nostra guida che ci avrebbe portato fino alle Capones Islands. Ripartiti da San Antonio abbiamo preso la strada che porta al villaggio di Pindaquit dove una bangka ci attendeva per salpare. Non potevo essere più fortunato ero atterrato da meno di 12 ore e già avevo i piedi affondati nella sabbia in una giornata splendida giornata di sole. Acque color zaffiro si aprivano alla passaggio della prua del bangka che avanzando borbottando pigramente tra le onde alzate dalla fresca brezza mattutina, il sole splendeva gagliardo in un cielo terso sgombro di nuvole, guardando in mare sembrava che i raggi solari si tuffassero per poi sciogliersi in nuvole d’orate man mano che s’inabissavano ma forse era il jet lag che cominciava a chiedere il conto ma non ci badavo perchè ero persuaso da l’energia incredibile che mi dava ‘osservare la bellezza selvaggia di quella costa che sembrava vergine ed inesplorata.

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Siamo approdati alla prima isola dopo circa venti minuti di traversata e finalmente ho potuto fare il primo bagno delle vacanze e godere di una sosta dove mi sono steso ed ho sentito il calore della sabbia sulla schiena, felice finalmente di sentirmi libero e leggero, ma purtroppo la nostra tabella di marcia non faceva sconti quindi abbiamo risalpato le ancore per l’isola del faro dove siamo approdati, qualche minuto più tardi, su una spiaggia che sembrava un vero e proprio cimitero d’infradito spaiati probabilmente strappati dalla risacca ai turisti che non si sono mai presi la briga di recuperarli. Seguendo un sentiero si arriva al centro dell’isola dove si trova il complesso che inaugurato nel 1890 ancora oggi svolge il suo dovere di avvetimento per i naviganti, anche se la casa del guardiano giace in stato di totale abbandono, la lanterna comunque è alimentata da un generatore a celle solari ed è connessa alla guardia costiera in tempo reale che in caso di malfunzionamento possono intervenire prontamente. Dietro alla casa del custode si erge la torre alla quale si accede tramite una porticina aperta dalla quale si alza una vecchia e pesante scala a chiocciola in ferro battuto che non ha mancato di regalarmi qualche sudore freddo, più si sale più ci si rende conto che quella scala consumata dal tempo e dalla salsedine traballa……… ma la vista che si apre agli occhi una volta arrivati in cima ripaga dei piccoli brividi.

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 Ridendo e scherzando si era fatta una certa ora ed il mio stomaco cominciava a brontolare, l’ultimo pasto l’avevo fatto in aereo e così abbiamo fatto rotta per Nagsasa Cove,  baietta della quale mi sono subito innamorato, una lunga lingua di sabbia bianca arroventata dal sole di mezzogiorno incorniciata da due scogliere che si ergono alle due estremità, dietro la spiaggia una lussureggiante pineta che prometteva una deliziosa frescura nelle ore più opprimenti della giornata. Durante il week end è frequentato da famiglie che vanno li e semplicemente piantano le tende si rilassano al fresco e cominciano a grigliare e fare festa senza comunque rovinare l’atmosfera di quiete e rilassatezza. Piantato il nostro piccolo accampamento ho lasciato che le ragazze si  occupassero del pranzo, grato del fatto di non dover essere io come al solito ad occuparmi di tutto mi sono rilassato un pò godendomi un pò di frescura sotto la pineta e curiosando un poco in giro cosa cuoceva sugli altri barbeque, posso assicurarvi che i profumi che si alzavano nelle varie cucine da campo erano più che stuzzicanti!! Quando poi finalmente era tutto pronto ci siamo buttati con appetito letteralmente sbranando il pesce con tutti gli intingoli deliziosi che le ragazze avevano organizzato facendogli l’onore che meritavano. Rinfrancato dal pasto era ora di tornare a Pindaquit per riprendere la strada e risaliti sulla bagka mi sono perso nel panorama fantastico di quel primo intenso giorno di viaggio, che non era ancora terminato, dovevamo coprire ancora un pugno di km destinazione Liw-Liwa per godere del tramonto e di un meritato riposo perchè finalmente stanchezza e jet lag mi avevano raggiunto.

 

 

 

 

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