pensieri ed immagini della mia vita

Quando si viaggia, almeno nel mio caso, è come vivere un sogno dove i colori e i profumi sono vividi, uno stato di grazia che dura fino a quando la strada non fa sentire di nuovo il suo richiamo e di nuovo ricominci a guardare l’orizzonte con rinnovata brama di scoprire cosa c’è dietro quella collina o che genere di avventura ti aspetta sul tuo percorso. I giorni di Chiang Mai sono volati via piacevoli ma il richiamo era forte, cominciavo a mostrare i primi segni d’intolleranza al rumore continuo del traffico, che non si ferma mai, tanto da sembrare sempre un’eterna ora di punta, era ora di rifugiarsi in un posto più tranquillo dove i pensieri non vengono sovrastati da un tuk tuk smarmittato quindi fatto lo zaino e congedatomi da Joy e dalla sua famiglia ho diretto i miei passi verso Chiang Rai città sorella di Chiang Mai ma molto più tranquilla, più provinciale incorniciata da montagne coperte da una foltissima giungla.

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Ed ancora una volta mi sono lasciato affascinare dal panorama i miei occhi correvano di risaia in risaia scene di vita campestre sempe uguali nei tempi contadini chini sotto un sole che spacca i sassi per lavorare la terra dalla quale dipendono per il loro sostentamento, attimi rubati da una corriera in corsa un pò bucoliche se volete, vivere in armonia con madre natura ed accettare i suoi frutti nel bene e nel male non è cosa semplice per chi come me è cresciuto nel mondo moderno con i suoi agi. I contadini Thai come i pescatori Giamaicani dei Little Bay gente semplice a volte dura come di sicuro è la loro vita ma sicuramente più umani di quanto noi animali metropolitani possiamo essere. La corriera inanellava uno dietro l’altro villaggi e passi montani, ad ogni tornante mi cambiava la prospettiva e mi mostrava piccole case in legno letteralmente aggrappate in posti veramente assurdi, piccoli torrenti dalle acque cristalline che scorrono allegri verso valle per non parlare della vegetazione lussureggiante che arrivava a coprire ogni millimetro delle montagne. Alberi secolari che si protendono fieri verso il cielo a dar l’impressione, quasi, volessero sfiorarlo con le loro folte fronde.

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Correvamo verso il tramonto e dalle campagne s’innalzavano pinnacoli di fumo provenienti dai falò che i contadini accendevano per bruciare enormi covoni di fieno scarto del riso, per nutrire la terra e restituirle un pò di quello che avevano preso. Man mano che il sole calava e andava a nascondersi dietro l’orizzonte e l’oscurità cominciava ad ammantare tutto, i fuochi si facevano sempre più brillanti come fari solitari che indicano ai poveri viaggiatori la via per un rifugio……poi come nella fine di un sogno di nuovo civiltà, rumore, puzza…….

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