pensieri ed immagini della mia vita

Lasciate alle spalle le belle sensazioni dei festeggiamenti del Loi Krathon era giunto il momento di ributtare le mie cose nello zaino e rimettermi in strada destinazione Ayutthaya. La mia tabella di marcia mi avrebbe condotto all’antica capitale siamese in treno. Quando ero piccolo adoravo i treni, ricordo che letteralmente costringevo mio padre a portarmi a vederli passare in stazione, sono stati anche i veicoli che, durante l’adolescenza, usavo più spesso per andare a scoprire il mondo, ricordo che partii per la naja in una fredda mattina di settembre o qualche anno più in là la sera che un treno portò via un mio amore lontano dal mio cuore e lontano dalla mia vita, quanti ricordi……il treno, in questa era moderna, dove tutto deve essere veloce, dove il viaggio è visto come andare da un’ipotetico punto A ad una destinazione B, rimane il modo di viaggiare più romantico, seduti al finestrino a osservare il mondo, un micrcosmo di sentimenti, sogni e speranze che corre sbuffando nel tempo e nello spazio. Riflettevo su queste idee mentre mi avvicinavo alla stazione di Hua Lampong dove una  trasandata vetturina mi apettava per portarmi all’antica capitale.

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C’è sempre un’alone malinconico in chi viaggia in treno, chi dorme, chi con lo sguardo perso fuori dal finestrino si perde nei suoi pensieri, mercanti che caricano le loro mercanzie e viaggiatori distratti che affondano il naso nei loro giornali e la vecchia vetturina di terza classe trasandata con le sue panche di legno scomode e i ventilatori attaccati al soffitto che ti spingono l’aria calda umida addosso, avrei potuto scegliermi un treno più comodo e magari con l’aria condizionata,ma i treni per turisti hanno poca personalità, mentre questa vecchia vetturina a motore trasudava storia, chissà quante speranze hanno viaggiato su quelle panche!!

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Contro ogni aspettativa il treno ha lasciato la stazione in perfetto orario, la vettura tossiva e tremava e attraversava il grigiume di Bangkok con il suo traffico, la sua puzza e man a mano che si allontanava dal cuore della city gli spazi si facevano più grandi e sprazzi di verde cominciavano ad apparire, dai modernissimi e trendy grattacieli del centro attraverso la zona borghese per poi uscire dalla città dagli slum più poveri con le baracche fatiscenti, vite che ti scorrono davanti agli occhi cambiando scena e forma. Allora è successa qualcosa di strano, il vagone è diventato il mio salotto, il finestrino la mia tv e con il mio telecomando immaginario facevo zapping tra tutte le storie ed i scenari.

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Poi finalmente tutto cambia e ci tuffiamo in una verde campagna a perdita d’occhio, l’aria si era fatta fresca e carica dell’odore della terra, un’universo lontano dal rumoroso caos cittadino dove tutto si consuma correndo dietro ad un modello folle di vita, la campagna misura il tempo in stagioni c’è tempo per tutto e tutto ha il suo tempo. La vetturina sfreccia brontolando come una pentola di fagioli attraverso campi dove i contadini alzano lo sguardo dalle loro fatiche per salutare il nostro passaggio prima di rituffarsi nelle loro incombenze mentre sulle risaie aironi passeggiano pigri nelle risaie e spiccano il volo al nostro passaggio disturbati nella loro paziente caccia per procurarsi un pasto.

Ad ogni fermata scendevano e salivano nuovi passeggeri con i loro bagagli, contadini e mercanti caricavano merci e verdure da rivendere al mercato del paese successivo, tutti diversi ma allo stesso tempo uguali, tutti comunque con una valigia piena della loro vita ed una invisibile più piccola nascosta fatta di sogni e speranze e via così fino a quando è arrivata la mia di fermata dove una volta sceso ho dato un’ultimo sguardo a quella vecchia e sgangherata vetturina che sbuffando e brontolando proseguiva la sua corsa verso la stazione successiva portando con se tutti i miei pensieri.

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Commenti su: "Appunti di viaggio: Il trenino tra le risaie" (2)

  1. In un viaggio non c’è nulla di più coinvolgente di uno spostamento in treno…tra gli odori, le parole, i colori della gente del posto…

    • confermo!!Peccato che i giovinastri moderni non conoscano il fascino di un viaggio in interrail,oggi saltano su un’aereo e via….perdendosi in aeroporti che sembrano sempre più centri commerciali asettici.

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